Al Qaeda, dopo la morte di Osama si apre la successione

Osama Bin Laden e Al-Zawahiri, la possibile nuova guida di Al Qaeda, in una foto del novembre 2001
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Ucciso Bin Laden, ci si interroga su chi sarà la futura guida della rete terroristica mondiale. Secondo molti osservatori, il testimone passerà al numero due, Al-Zawahiri. Ma altri sono i candidati che aspirano all’eredità dello sceicco arabo

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Ideologo di Al Qaeda, egiziano, medico. Tutti gli occhi sono puntati su di lui. Su Ayman al-Zawahiri, l’uomo ombra di Osama Bin Laden, il suo vice e il più accreditato alla successione dopo la morte dello Sceicco del terrore. Secondo l’ex capo dei servizi di intelligence pachistani, il generale Hamid Gul, sarà proprio lui a prendere il comando di Al Qaeda. Ma tra i candidati alla guida della rete spiccano anche altri nomi, tra cui il delfino Saif al-Adel comandante delle operazioni terroristiche in Europa, il veterano del Kuwait Sulaiman Abu Gaith e lo stratega marocchino Abu Hafiza. Ma è opinione di molti comunque, tra cui l'esperto di terrorismo Paul Cruickshank dell'Università di New York, che l'uccisione di Bin Laden abbia inferto un colpo mortale alla Base. "Senza di lui, l'organizzazione rischia di frantumarsi. Nessuno dei successori è all’altezza della situazione", ha detto Cruickshank.

Al-Zawahiri, l’eterno secondo - Fonti qaediste hanno fatto sapere che intanto la leadership di Al Qaeda verrà assunta dalla "shura", il consiglio dell'organizzazione, almeno finché non sarà designato il nuovo capo. L'organismo di vertice è composto da una nuova leva di comandanti, tra cui proprio al-Zawahiri, l'ex chirurgo poliglotta - parla fluentemente arabo, inglese e francese - votatosi alla causa della jihad, la guerra santa, globale. Su di lui già da tempo gravava l'onere della rete operativa, essendo Bin Laden ormai soltanto il "padre nobile" della rete, una figura poco più che simbolica. Cinquantanove anni, nato da una famiglia benestante di magistrati e medici del Cairo, il "dottore" era a fianco di Osama da tempo. Da quando, in nome della comune lotta contro "gli ebrei e i crociati", l'ala egiziana della jihad si unì a quella che faceva capo al miliardario saudita. "Ayman è per Bin Laden come il cervello per il corpo": così un avvocato di al-Zawahiri, Montasser al-Zayat, descrisse l'eterno numero due di Al Qaeda. Entrambi sono sempre apparsi come una coppia inossidabile, l’uno mentore dell’altro, insieme anche nei video con immancabile turbante e folta barba.
Il primo incontro tra i due avvenne negli anni ‘80, nella città pakistana di Peshawar, durante la guerra contro l'invasione sovietica in Afghanistan. Insieme fondarono poi, forse nel 1988, Al Qaeda. Nel 1990 al-Zawahiri tornò in Egitto, dove mise a frutto le esperienze in Afghanistan per spingere la jihad islamica su posizioni sempre più radicali. Nel 1996 il suo nome cominciò ad essere conosciuto al di fuori dei ristretti circoli degli estremisti islamici e gli Usa iniziarono a considerarlo una seria minaccia alla sicurezza dello Stato. Poco dopo l’11 settembre, Osama e al-Zawahiri riuscirono a fuggire insieme dall’Afghanistan. E nel 2003, in occasione del secondo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, un video li mostrò insieme, tra le montagne, a rendere omaggio ai kamikaze del 2001. Da allora la Casa Bianca cercò più volte di catturarlo. L’Fbi lo ha inserito nella lista dei 22 "most wanted".

Il capo di Al Qaeda in Europa - Tra gli altri papabili successori alla leadership, c’è Saif al Adel, 51 o 54 anni, anch'egli egiziano e scelto da Osama come capo delle operazioni terroristiche in Europa. Sulla sua testa le autorità americane hanno posto una taglia di 5 milioni di dollari. Secondo lo studioso pachistano di Al Qaeda, Syed Saleem Shahzad, "la strategia di al Adel è quella di lanciare attacchi multipli ma su piccola scala, usando risorse e affiliati ovunque sia possibile". Tattica ribattezzata del "piccolo ma frequente" e confermata anche dall'antiterrorismo Usa. Di Saif si sa molto poco. Dall’Egitto, dove fu sospettato di essere coinvolto nell’assassinio di Sadat nel 1981, si sarebbe spostato prima in Libano, dove si sarebbe addestrato insieme a Hezbollah. Quindi sarebbe giunto in Somalia, dove avrebbe reclutato i militanti che presero parte alla battaglia di Mogadiscio contro le forze americane negli anni '90. Ora sarebbe nascosto in Iran.

Il portavoce - Sulaiman Abu Gaith, 46 anni, uno dei portavoce ufficiali di Al Qaeda, è invece nato in Kuwait, dove si distinse durante l'invasione di Saddam Hussein per i suoi sermoni infuocati contro il dittatore iracheno. Nel 2000 avrebbe conosciuto Bin Laden in Afghanistan e si sarebbe unito ad Al Qaeda. Il suo volto divenne noto quando, nell'ottobre 2001, apparve in un video in cui avvertiva l'America che l'attacco alla Twin Towers era solo l'inizio di una lunga stagione di terrore. "Ci sono migliaia di giovani provenienti dalla grande nazione islamica desiderosi di morire proprio come gli americani sono desiderosi di vivere", fu la minaccia di Abu Gaith.

L’attentatore di Madrid - Marocchino, psichiatra, Abu Hafiza, altro candidato all'eredità di Al Qaeda, partecipò alla progettazione dell'attentato di Madrid del 2004. La sua strategia sarebbe stata quella di colpire la psiche degli spagnoli, per scatenare un effetto domino in tutta Europa. Nella primavera del 2003, inoltre, avrebbe reclutato volontari per la battaglia di Falluja, la città irachena colpita dalle forze angloamericane.

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