Palestina, accordo tra Hamas e Al Fatah

Il leader della delegazione di Hamas, Abu Marzuka, a sinistra, stringe la mano ad Azzam al-Ahmad, di Al Fatah
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L'Egitto, che ha condotto il negoziato, annuncia la riconciliazione tra le due fazioni rivali che si contendono la guida del Paese. Deciso un governo tecnico di transizione ed elezioni entro un anno. La firma è attesa al Cairo il 5 maggio prossimo

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Al Fatah e Hamas, le due fazioni rivali che si contendono la guida della Palestina, hanno raggiunto un accordo sulla formazione di un governo tecnico di transizione e sulle elezioni presidenziali da indire entro un anno. La firma il 5 maggio prossimo al Cairo.

L'accordo - È l’annuncio che l’Egitto ha fatto a sorpresa mercoledì 27 aprile. Al Fatah, la storica organizzazione palestinese che ha per leader il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, e il rivale movimento islamico Hamas, al potere a Gaza, sono arrivati a un accordo proprio in Egitto. La riconciliazione, preceduta da una serie di incontri segreti, dovrebbe restituire alla Palestina una parvenza di unità statale. Il governo provvisorio da formarsi sarebbe composto da tecnici indipendenti graditi alle due fazioni. E la data per le elezioni presidenziali sarà fissata entro un anno. Nell’accordo, confermato sia da Hamas che da Al Fatah, è inoltre prevista una riforma dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) per permettere l' inclusione di Hamas. La responsabilità per la sicurezza continuerà invece ad essere di Hamas a Gaza e dell'Anp in Cisgiordania, dove Al Fatah è la fazione dominante. Dovrebbero cessare infine gli arresti da parte delle due fazioni dei rivali politici.
Un successo, dunque, della diplomazia egiziana che, soprattutto negli ultimi anni ha incessantemente operato per porre fine all'acerrima inimicizia tra le due maggiori fazioni palestinesi. Inimicizia degenerata in sanguinosa guerra aperta dopo che Hamas, nel giugno del 2007, aveva preso il potere con la forza a Gaza, estromettendo i sostenitori di Al Fatah da tutti i centri di potere nella Striscia.

La reazione di Israele - Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, in una prima gelida reazione, ha detto che l'Anp deve ora "scegliere tra la pace con noi o quella con Hamas. Una pace con tutti e due è impossibile perché Hamas aspira a distruggere lo stato di Israele e lo dice apertamente, sparando missili contro le nostre città e razzi contro i nostri bambini". "Io spero - ha aggiunto Netanyahu - che l'Autorità sappia fare la giusta scelta, che scelga la pace con Israele. La scelta è nelle sue mani". Hamas, a sua volta, ha risposto che Israele "non ha nulla a che vedere con la riconciliazione palestinese e in passato è stato d'ostacolo a ciò".

Gli Stati Uniti - Gli Stati Uniti hanno fatto sapere, invece, che qualsiasi governo palestinese dovrà rinunciare alla violenza e riconoscere il diritto di Israele a esistere. Una riconciliazione palestinese deve basarsi "su termini che promuovono la causa della pace", ha fatto sapere il portavoce della Casa Bianca Tommy Vietor. "Hamas comunque è una organizzazione terrorista che prende di mira i civili. Quindi, per svolgere un ruolo costruttivo nel raggiungere la pace", ha aggiunto, "qualsiasi governo palestinese deve accettare i principi del Quartetto (Onu, Ue, Russia, Usa):  rinunciare alla violenza, rispettare gli accordi già presi in passato e riconoscere il diritto d'Israele di esistere".

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