La Siria ad un passo dalla guerra civile

Non si fermano le proteste in Siria
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Sarebbero almeno 500 le persone arrestate dopo la stretta decisiva da parte del regime con l'invio di carri armati a Daraa, che continuano a far fuoco sui civili. Un cyberattivista siriano: "Così facendo il regime allarga il fronte del dissenso". VIDEO

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"Il regime siriano si ostina a usare la forza per risolvere un problema politico e non si rende conto che così facendo, oltre a mostrare tutta la sua debolezza, allarga il fronte del dissenso e della rabbia contro il sistema": è il parere di Rami Nakhle, nome in codice Malath Aumran, uno dei cyberattivisti siriani più presenti sui social network, che ha deciso di render nota la sua vera identità dopo che, rifugiatosi a Beirut, è stato smascherato dai servizi di sicurezza di Damasco.
Nakhle, 28 anni, è chiuso da settimane in un appartamento della capitale libanese a lavorare al coordinamento mediatico di quella che lui definisce "la rivolta siriana".
Mentre risponde alle domande dell'agenzia Ansa, sulle tre finestre chat che tiene aperte contemporaneamente su due diversi computer portatili appare la notizia di "oltre 400 morti civili in Siria dall'inizio delle proteste a metà marzo". La fonte è una delle organizzazioni umanitarie siriane. "Non sappiamo quante sono le vittime - afferma Nakhle - perché è impossibile verificare l'esattezza delle informazioni in ogni località del Paese, ma certo sono oltre 400". E gli arresti - secondo quanto riferiscono alcuni osservatori - potrebbero essere persino di più, superando il mezzo migliaio.

La città meridionale di Daraa è sotto assedio e i residenti invocano un cessate il fuoco umanitario per poter far entrare viveri, acqua, latte in polvere per i bambini, sangue per le trasfusioni, per poter recuperare i cadaveri dalle strade. Nella serata del 26 aprile anche da Banias, porto nord-occidentale e altra roccaforte delle proteste, giungono notizie di un possibile attacco contro il centro abitato da parte delle forze di sicurezza.
"La guerra che hanno lanciato contro il popolo siriano sarà la loro fine", afferma Nakhle. "La loro debolezza è dimostrata dal fatto che non sanno affrontare un problema politico se non con l'uso della forza. Ogni manifestante ucciso spingerà i suoi parenti, fino ad allora rimasti intimoriti nelle loro case, a scendere in strada contro il regime".

Mentre Nakhle parla al telefono con l'auricolare, con le mani digita sulla tastiera il testo di un messaggio Twitter: "Italia e Francia chiedono alla Siria di fermare la violenta repressione". Al coro di Roma e Parigi si uniscono anche altri leader europei. Nel Consiglio di sicurezza dell'Onu circola una bozza di condanna alla Siria, mentre da Washington insistono sulla possibilità di applicare sanzioni contro personalità del regime.
Nakhle racconta di esser "in stretto contatto con gli attivisti egiziani e tunisini" e di "imparare ogni giorno da loro".
"Ci scriviamo e ci sentiamo via Skype, noi gli poniamo interrogativi specifici su come affrontare alcune situazioni e risolvere dei problemi".

Il giovane cyberattivista, è in Libano da gennaio scorso. "I servizi di sicurezza mi volevano arrestare. Sono riuscito a scappare attraversando la frontiera di notte". "La mia famiglia è ancora in Siria e so che hanno minacciato mio fratello di ucciderlo se non smetto la mia attivita"', afferma Nakhle, che sostiene di esser stato fermato dalla polizia segreta siriana ben "40 volte solo nel 2010. Conoscono a memoria persino la mia voce... tanto che quando a marzo ho parlato ad al Jazira come Malath Aumran, un ufficiale a Damasco ha capito che ero io".
Per un attivista siriano è un posto sicuro Beirut, per 29 anni sede dei servizi di sicurezza militari siriani ritiratisi con i militari dell'esercito solo nel 2005? "Non è sicurissimo, ma prendo le mie precauzioni". E se le autorità siriane dovessero oscurare Internet come già avevano fatto quelle egiziane prima della caduta di Mubarak? "Da settimane stiamo facendo avere ai nostri colleghi in Siria telefoni e modem satellitari per non rimanere senza voce".

Daraa e alcuni sobborghi della capitale sono da giorni isolati anche telefonicamente. E un dissidente arrestato la settimana scorsa a Damasco è ora accusato di essere in contatto con entità straniere per la diffusione di informazioni false sulla Siria. Lo hanno arrestato trovandogli addosso un telefono satellitare. "Le autorità vogliono dimostrare che chi possiede un telefono satellitare è una spia che serve il complotto straniero. Sono strumenti costosi - aggiunge - e il regime vuole così mostrare che dietro ci sono i soldi di potenze straniere. E' invece frutto dello sforzo della diaspora siriana all'estero, che partecipa alla rivoluzione".

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