Sarkozy accetta l'invito degli insorti: andrà a Bengasi

Ajdabiya, 160 km sud Bengasi, riconquistata dai ribelli dopo un blitz delle forze di Gheddafi, 17 aprile 2011
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Il presidente francese, su proposta rivoltagli dal capo del Consiglio transitorio nazionale Mustafa Abdel Jalil, ha annunciato che volerà in Libia. I militari delle forze di Gheddafi incalzati dai ribelli passano il confine tunisino. FOTO E VIDEO

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Nicolas Sarkozy ha accettato l'invito degli insorti e nei prossimi giorni, ha fatto sapere l'Eliseo, potrebbe essere il primo capo di Stato a recarsi a Bengasi. Non è molto, ma è un'altra buona notizia per i ribelli. La situazione sul terreno in Libia, ha ammesso anche il capo di Stato maggiore interarmi Usa Mike Mullen, è ormai in fase di "stallo", malgrado gli Stati Uniti ritengano che i raid Nato siano riusciti a distruggere fino al 40% delle forze di terra libiche. E tuttavia, nelle ultime 24 ore, mentre Misurata continua ad essere assediata e la Croce Rossa internazionale teme il collasso umanitario, almeno due episodi segnalano la possibilità di una svolta nella guerra.
Washington, intanto, ha annunciato il prossimo invio di Predator, i temibili droni armati senza pilota sui quali i ribelli hanno affermato di contare molto per rompere l'assedio di Misurata. A differenza dei caccia normali, i droni  hanno una capacità di attacco molto più precisa e possono rivelarsi utili in aree urbane. L'obiettivo è distruggere i blindati che Gheddafi ha nascosto tra le strade e le case di Misurata, contando sul fatto che mai gli alleati si sarebbero accollati il rischio di gravi danni collaterali, come l'uccisione di civili.

La seconda buona notizia, per il Cnt (Consiglio nazionale di transizione) arriva invece dal confine con la Tunisia: più di cento soldati del rais infatti, incalzati dall'offensiva dei ribelli sul versante occidentale del Paese, hanno passato il confine tunisino, a Dhiba, teatro di un feroce combattimento, per consegnarsi. I militari, tra cui tredici ufficiali, hanno confermato i media locali, hanno attraversato la linea di confine disarmati. Cento uomini non sono molti, ma potrebbe essere un segnale dello sfinimento delle forze del colonnello, stanche di sparare e assediare il loro stesso popolo.

In attesa di Sarkozy, venerdì 22 aprile a Bengasi è arrivato a sorpresa il senatore Usa John McCain. L'ex candidato repubblicano alle presidenziali del 2008 è stato ricevuto da esponenti degli insorti e si è appellato alla Casa Bianca del rivale Barack Obama e a tutta la comunità internazionale affinché riconoscano il Cnt e soprattutto armino le sue truppe.        
Riconoscimento o meno, la comunità internazionale sta continuando a sostenere i ribelli di Bengasi, non solo attraverso i raid. Parigi ha fatto sapere che Francia e Italia stanno studiando il modo di scongelare i beni libici bloccati all'estero in favore del Cnt e che approfondiranno la questione al vertice bilaterale di martedì a Roma. Mosse che non piacciono ovviamente al regime. Ieri Gheddafi aveva minacciato Italia, Francia e Gb per la decisione di inviare istruttori militari a Bengasi. E il ministero degli Esteri di Tripoli ha puntato il dito contro la missione militare-umanitaria che l'Ue è pronta a lanciare a Misurata: assieme all'invio di "consiglieri militari", è l'accusa del regime, segna "l'avvio di un intervento militare di terra in piena violazione della risoluzione dell'Onu". Secondo Tripoli, l'Europa si prepara infatti a schierare "mille soldati con il pretesto di un corridoio umanitario" per la popolazione civile.

Si intensificano anche i raid, e la tv libica dà notizia di nove persone morte a seguito di un bombardamento alleato su Sirte. La situazione umanitaria a Misurata, intanto, si fa drammatica: l'accesso all'acqua e alla cure mediche per i civili è diventato un miraggio e a fronte di centinaia di morti e feriti, l'ospedale della città è allo stremo per mancanza di attrezzature e medicinali.

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