Ciao Tim Hetherington, professione fotoreporter

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L'inviata di SkyTG24, Tiziana Prezzo, ha incontrato il giornalista poche ore prima che fosse ucciso da un colpo di mortaio a Misurata. Prudente, umile, di grande esperienza e vincitore di molti premi, ha perso la vita a 41 anni. IL RICORDO

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di Tiziana Prezzo

Ciò che mi rimane di Tim Hetherington è uno stupido biglietto da visita, con un numero di telefono satellitare aggiunto a penna. E una promessa che non verrà mai mantenuta. "Ci vediamo presto a New York", città nella quale Tim, sangue inglese, viveva. Un'ultima battuta stringendoci la mano e scambiandoci un sorriso: un modo come un altro per allentare la tensione e pensare a qualcosa di positivo,di bello.

Ci siamo incontrati pochi giorni fa a Misurata, mentre io da quell'inferno cercavo in qualche modo di uscirne e lui si preparava ad entrarci. L'ho conosciuto dopo aver visto arrivare nell'unico ospedale funzionante della città una quindicina di morti nelll'arco di poche ore: bambini colpiti da proiettili vaganti, donne anziane, combattenti. Una giornata che a tutti era apparsa funesta fino dalla tarda mattinata, per la morte di uno dei leader della battaglia contro le forze di Gheddafi. Una sorta di presagio di sciagura. La gente si aggirava per il cortile dell'ospedale,disperata e piangente, continuando a gridare, "Allah u akbar", Dio è grande.

Quella sera raggiunsi il porto nascosta col mio cameraman, Mario Poeta, su un'ambulanza. Giubbotto antiproiettile addosso e scongiuri perché tutto andasse per il verso giusto. E sono arrivata sana e salva al porto, dove ho conosciuto Tim. In una nottata surreale, dove centinaia di profughi, carichi di valigie e coperte, si mettevano in fila per essere imbarcati su una nave affittata dall'Organizzazione Internazionale dei Migranti, abbiamo speso un paio d'ore insieme sul molo in attesa di capire cosa ci sarebbe successo dopo.

"Per favore, tieni a mente che non esiste un posto sicuro a Misurata, non esiste un posto sicuro". Ma dall'espressione seria che aveva sul volto sapevo già che era ben consapevole di stare per fronteggiare una situazione estremamente pericolosa. Rispondevo a tutte le sue domande: "Dove sei stata? Dove hai dormito? I cecchini sono ovunque? I bombardamenti quanto sono pesanti? Quali le zone da evitare? Sei stata a Tripoli Street?" e non potevo fare a meno di pensare che era proprio un bell'uomo, con un fare gentile e modesto.
Certo non sapevo che la persona che ascoltava così attentamente le mie risposte era un fotografo e documentarista che ha vinto premi su premi e che è stato candidato all'Oscar per Restrepo, un documentario girato in Afghanistan.
Sì Tim, a Tripoli street ci sono stata, ma, per grazia del Cielo, nessun colpo di mortaio mi ha colpito, come invece è accaduto a te stroncando i tuoi 41 anni.

Il messaggio della famiglia di Tim sulla sua pagina Facebook


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