Costa d'Avorio, la comunità italiana accoglie gli sfollati

Alcuni abitanti di Yopougon, periferia della capitale, aspettano di lasciare la città
1' di lettura

Nonostante l'arresto dell'ex presidente Gbagbo, nel paese la guerra civile continua. Sono oltre 8mila le persone in fuga dalla periferia di Abidjan, la città principale. E molti sono ospitati da una comunità di missionari di Rovigo

"Preghiamo perché questa terra insanguinata veda finalmente la pace. C’è un proverbio africano che recita: quando due elefanti fanno la guerra, a pagare è l’erba che c’è intorno. Noi chiediamo il dono della pace". E' l'appello lanciato da un missionario italiano, padre Amedeo Porcu. Perchè in Costa d'Avorio la guerra civile continua e a farne le spese è la popolazione civile. Quasi 8mila sono gli sfollati che scappano dalle loro case, e molti di questi trovano rifugio nelle strutture della parrocchia gestita da una comunità missionaria italiana guidata da padre Amedeo Porcu.

Nonostante l’arresto l’11 aprile scorso dell’ex presidente Laurent Gbagbo, a Yopougon, nella periferia di Abidjan, la capitale economica, violenze, saccheggi e omicidi proseguono. Un tragico strascico della guerra civile scoppiata nel Paese africano dopo le elezioni del novembre 2010. E da Abidjan gli abitanti, donne, anziani e bambini, fuggono dalle proprie case, perché la zona nel Sud del Paese è ancora teatro di scontri tra le forze del presidente Alassane Ouattara e le milizie di Gbagbo, tra cui ci sarebbero anche mercenari liberiani. Ma 25 volontari della comunità missionaria di Villaregia (Rovigo), presente a Yopougon dal 1991, di cui 14 italiani, sono impegnati a offrire a chi ne ha bisogno un luogo sicuro per mangiare e dormire. E migliaia di ivoriani sono stati accolti nei terreni e nella struttura della comunità.

Ma la situazione umanitaria, hanno fatto sapere i volontari di Villaregia, è sempre critica. Mancano i beni di prima necessità e l'acqua. A lanciare l’allarme è ancora una volta padre Amedeo Porcu. "Abbiamo scelto di restare, di stare accanto al popolo ivoriano in questo momento difficile, come il buon pastore che non abbandona le sue pecore". "Per la nostra missione non é un tempo facile. Stiamo accogliendo 8.000 persone, cristiani e non cristiani, cattolici e non cattolici, di tutte le etnie. Questa gente sente di trovare qui una protezione, un rifugio. Ma stiamo esaurendo le riserve d'acqua nei nostri serbatoi", ha raccontato padre Amedeo, "preghiamo che piova per approvvigionare tutti con l'acqua piovana".
I missionari hanno scelto anche di tenere aperto il loro centro medico: "La nostra attività, pur ridotta, va avanti, a fianco della nostra gente. Arrivare agli ospedali rimane difficilissimo. Le persone non possono spostarsi per accedere alle cure e, quando ci riescono, non trovano i medici. Noi continuiamo, finché abbiamo scorte di medicinali".

Leggi tutto