Allarme europeo per la nuova costituzione ungherese

Il parlamento ungherese
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Il partito conservatore Fidesz approva contro il parere dell'opposizione una nuova Carta: limitati i poteri della Corte costituzionale e introdotti riferimenti alla "cristianità della nazione". Bruxelles: occorre più condivisione

di David Saltuari

Tra le proteste dei partiti di opposizione l'Ungheria ha deciso di dotarsi di una nuova costituzione. L'unico partito che l'ha votata, però, è stato Fidesz, del premier conservatore  Victor Orban, che gode della maggioranza di due terzi necessaria ad approvarla da solo. Socialisti e verdi hanno abbandonato l'aula prima del voto, in segno di protesta, mentre il partito di estrema destra Jobbik ha votato contro.  La nuova legge fondamentale ridisegna l'assetto istituzionale magiaro, riducendo le possibilità di intervento degli organi di controllo come la Corte Costituzionale e aumentando i poteri d'intervento dell'esecutivo. Secondo molti analisti viene così messo in discussione il normale bilanciamento tra poteri. Dal canto suo Orban rivendica invece di aver portato a compimento il processo di democratizzazione iniziato con la caduta del comunismo. L'attuale costituzione, infatti, era ancora quella del 1949, con una serie di modifiche apportate nel 1989. La nuova legge fondamentale entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2012.

Radici cristiane nel preambolo
- Tra i punti più controversi c'è il preambolo in cui si rivendicano le parti del territorio magiaro che alla fine della prima guerra mondiale vennero assegnati a Romania, Austria e Slovacchia (una formulazione che ha parecchio innervosito i paesi vicini). Nell'introduzione della nuove legge, inoltre, è scritto che viene "onorata la sacra la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta l'unità della nazione" e si fa riferimento al cristianesimo come elemento fondante della nazione. Viene inoltre ribadito che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna e si sostiene che "la vita del feto va protetta fin dal suo concepimento".

Impalcatura dello Stato - A preoccupare però i partiti di opposizione sono soprattutto le limitazioni imposte alla Corte Costituzionale, che dal 1° gennaio non potrà più decidere su alcune leggi, prime fra tutte quelle di naturale fiscale. Viene inoltre introdotto l'obbligo di una maggioranza qualificata su diversi temi: per introdurre nuove tasse  sarà necessario approvarle con una maggioranza di due terzi, rendendo quasi intoccabili le riforme create dall'attuale governo. Sulla legge finanziaria, inoltre, viene introdotta la possibilità di veto da parte del Consiglio di bilancio, una sorte di Corte dei conti, i cui membri, in carica per i prossimi sette anni, verranno nominati proprio da Fidesz. Viene creata, inoltre, la norma secondo cui, se il parlamento non è in grado di approvare una legge finanziaria entro il 31 marzo di ogni anno, il presidente della Repubblica (per i prossimi anni Pál Schmitt, proprio del Fidesz) lo può sciogliere e indire nuove elezioni. Soprattutto queste due ultime norme rischiano, secondo molti osservatori, di garantire al partito del premier un controllo su parlamento e governo anche nel caso di una sconfitta elettorale alle prossime elezioni del 2014.

L'Unione Europa è preoccupata - Critiche alla nuova carta costituzionale sono arrivate anche dall'Unione Europa, che, per bocca della Commissione di Venezia, organo consultivo della Ue in materia di diritti e democrazia, ha stigmatizzato l'esclusione delle forze di opposizione alla stesura del testo. Ulteriori critiche sono state mosse alla trasparenza e alle procedure con le quali si è arrivati alla riforma. Una prima bozza della nuova costituzione è stata resa pubblica soltanto il 14 marzo, impedendo un vero dibattito pubblico, e si è arrivato al voto finale senza una reale discussione parlamentare. Una costituzione, si legge nel documento della Commissione, dovrebbe invece poter contare sulla più vasta partecipazione e approvazione possibile. Tutte critiche che Orban ha respinto, sostenendo che è stato proprio il popolo ungherese a concedergli con il voto la maggioranza necessaria a votare la nuova costituzione anche senza il consenso degli altri partiti. A intervenire è stato anche Barroso, che al Parlamento europeo ha fatto sapere di seguire la vicenda con grande attenzione. Ma i margini di intervento di Bruxelles, per ora, non sembrano andare oltre la moral suasion.

Budapest - Bruxelles: un rapporto difficile - Non è la prima volta che Budapest si trova sotto la lente d'ingrandimento della Ue. Lo scorso dicembre venne approvata una legge sui media, che di fatto limitava molto la libertà di stampa. Dopo le critiche arrivate dall'Europa e dalla Germania, il governo di Orban aveva in parte modificato il testo.
Ma a preoccupare recentemente l'Ue è anche l'attività di Jobbik, il partito di estrema destra che alle ultime elezioni ha raggiunto il 17%. Benché abbia votato contro, secondo diversi osservatori il partito xenofobo ha partecipato alla stesura di alcune parti del testo. Nelle ultime settimane inoltre i membri del partito si sono resi protagonisti di una serie di azioni contro i rom. Con il tacito benestare delle forze dell'ordine, diverse centinaia di miliziani in uniforme nera hanno pattugliate le vie delle cittadine di Gyongyospata e Hajduhadhaz, chiedendo i documenti alle persone che incontravano per la strada.

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