Libia: si combatte a Misurata. Morti e feriti

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Stupri di gruppo, artiglieria contro i civili, bombe a grappolo. Continuano le violazioni dei diritti umani da parte delle forze fedeli a Gheddafi. Gli Usa trattano per trovare un Paese che accolga il raìs in esilio. VIDEO

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Stupri,  bombe a grappolo, artiglieria sulla popolazione civile, blitz e sequestri nel deserto libico: le forze di Muammar Gheddafi, variegate e costituite in gran parte oramai da mercenari, si stanno macchiando, accusa la comunità internazionale, di estese violazioni dei diritti umani, calpestando ogni 'legal agreement' per limitare tali violazioni e abusi nelle zone di guerra.

Il britannico Sunday Times accusa le forze del rais di un "uso sistematico" degli stupri, addirittura di essere riforniti di Viagra per portare a compimento tale "strategia bellica". Ma a Bengasi, fonti ospedaliere smentiscono: "Non registriamo casi simili da un po' di tempo, non abbiamo ricevuto nessuna denuncia", dicono. Nella 'capitale' dei ribelli sono arrivati anche i feriti di Misurata, continuano le fonti, "avremmo saputo di cose del genere". Alcuni insorti in ogni caso sostengono (e quindi confermano) che nelle scorse settimane a Ajdabiya, e forse anche a Brega, ci sono stati stupri.

Sul piano più propriamente militare, continua l'assedio di Misurata, dove si sono registrati altri sei morti e numerosi feriti (tra i quali molti bambini, guarda il video in alto) a causa del bombardamento di artiglieria che ha colpito la città, e continua dal porto di Bengasi l'afflusso di aiuti, armi e soldati per "salvare la città martire".

A sud invece, resta incerta la situazione al fronte, oramai consolidato a circa 40 km da Ajdabiya in direzione ovest, verso Marsa el Brega. Domenica mattina i ribelli hanno subito prima un bombardamento a colpi di missili Grad poi un vero e proprio raid, con oltre un centinaio di soldati del rais che a bordo dei pk si sono fatti strada verso il centro.
La reazione dei ribelli è stata immediata, in città per diverse ore si sono registrati veri e propri scontri seppure a distanza. Nel pomeriggio i ribelli hanno infine riconquistato l'aerea e messo in sicurezza la città.
Nel cielo volteggiavano anche  i jet della Nato, evidentemente a caccia delle postazioni di Gheddafi tra le dune. Ma il vento che spazza il deserto rende certamente le cose più complesse anche per i piloti dell'Alleanza.

Ma a Washington pensano sia arrivato il momento di chiudere la partita, e fonti dell'amministrazione Obama cercano un paese che possa ospitare Gheddafi per il suo esilio. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, che ha tentato una mediazione tramite l'Unione africana, ha chiamato il rais. Mistero fitto sul contenuto della telefonata.

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