La madre: "Vittorio non si metteva mai in pericolo"

1' di lettura

"Lunedì abbiamo parlato per l'ultima volta al telefono" racconta Egidia Beretta, mamma di Vik Arrigoni, il cooperante ucciso a Gaza. E aggiunge: "Lui è sempre stato così, da quando ha finito la maturità ha iniziato a viaggiare". L'INTERVISTA

Guarda anche
Chi era Vittorio Arrigoni: le foto
Vittorio Arrigoni, la sua testimonianza da Gaza a Facebook
"Vik" Arrigoni, il blogger dalla parte dei palestinesi

(in fondo al pezzo i video su Vittorio Arrigoni)

"Io e Vittorio eravamo molto uniti come idee, obiettivi e ideali, sono molto orgogliosa di lui, è sempre stato cosi"'. Sono le parole commosse della mamma di Vittorio Arrigoni, Egidia Beretta, che ai microfoni di SkyTG24 ricorda il figlio ucciso a Gaza giovedì 14 aprile.

Alla domanda su che cosa si sentirebbe di dire a tutte le persone che come Vittorio dedicano la loro vita agli altri e alla pace, ha risposto: "Direi loro di non perdere mai il coraggio e di avere come obiettivo non la propria realizzazione personale ma lavorare per gli altri, soprattutto per i più sfortunati come faceva Vittorio". "Lui non ha mai frequentato i potenti, i palazzi di Hamas - ha detto ancora la madre - ma viveva a contatto con la gente in un due localini di un condominio che guardava sul porto".
"Ripeteva sempre: restiamo umani anche nei momenti più difficili - ha ricordato ancora Egidia Beretta - e io alle volte gli chiedevo: come si fa a restare umani in certi momenti? E lui rispondeva: perché è nonostante tutto l'umanità deve esserci sempre dentro di noi e dobbiamo portarla agli altri"'.
"E' sempre stato così, da quando ha finito la maturità ha cominciato ad andare in paesi diversi - ha ricordato ancora la madre -. In Israele e Palestina è arrivato nel 2002 quasi casualmente, mi diceva: 'Sono entrata dal Damasco Gate, sono arrivato a Gerusalemme Est e sono rimasto quasi folgorato"'. "In quel momento ha capito - ha concluso la madre - che il suo lavoro si sarebbe concentrato nella Palestina".

Vittorio Arrigoni, pacifista e blooger (qui il suo spazio in Rete) è stato impiccato dai suoi rapitori, i salafiti della Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima. In un video su YouTube, i sequestratori minacciavano di ucciderlo nel giro di "trenta ore", quindi entro le 16 italiane di giovedì 14 aprile, se non fossero stati scarcerati il loro leader, lo sceicco Hisham al-Souedani, e un imprecisato numero di altri compagni. In realtà, Arrigoni sarebbe stato assassinato poco dopo la cattura, forse appena tre ore.

Leggi tutto