"Vik" Arrigoni, il blogger dalla parte dei palestinesi

Vittorio Arrigoni. Credit foto:Fotogramma
1' di lettura

Il pacifista assassinato a Gaza da un gruppo vicino ad al Qaeda, nel suo spazio in Rete GuerrillaRadio, titolo di una canzone dei Rage against the machine, raccontava le sofferenze del popolo che vive nella Striscia

Guarda anche
Chi era Vittorio Arrigoni: le foto
La mamma di Arrigoni: "Sono orgogliosa di lui"
Gaza, il volontario italiano è stato ucciso

(in fondo al pezzo i video su Vittorio Arrigoni)

In tre anni era diventato un "cittadino" di Gaza, rispettato dalla popolazione che assisteva
facendo da scudo umano ai contadini al confine con Israele o ai pescatori che si avventuravano oltre le tre miglia dalla costa, dove scatta il blocco israeliano. Ed è a Gaza che ha trovato la morte Vittorio Arrigoni, "Vik" per gli amici, il 36enne attivista lombardo dell'International Solidarity Movement.

"Utopia", come era soprannominato, originario di Bulciago, paesino di 2700 abitanti in provincia di Lecco, era arrivato a Gaza nell'agosto del 2008 e con il suo impegno pacifista si era guadagnato le minacce tanto dell'estrema israeliana che dei salafiti islamici che lo consideravano troppo vicino al governo "nemico" di Hamas. Nel suo blog GuerrillaRadio, titolo di una canzone dei Rage against the machine, raccontava le sofferenze del popolo palestinese e anche in questi giorni aveva documentato i raid israeliani nella Striscia e le morti palestinesi nei tunnel dall'Egitto.
Il suo ultimo post porta la data del 13 aprile. "4 palestinesi morti nei tunnel della sopravvivenza di Gaza", questo il titolo del racconto che dà notizia del crollo di quei tunnel attraverso i quali "passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano. Dai tunnel riescono a entrare nella Striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame".

Nel dicembre 2008 aveva raccontato l'offensiva israeliana Piombo fuso su Gaza. Le sue corrispondenze per Il Manifesto si concludevano sempre allo stesso modo: "Restiamo umani", titolo anche del suo libro tradotto in quattro lingue. Negli ultimi giorni si era occupato dell'assedio a Itamar, il villaggio a ridosso dell'insediamento ebraico teatro nelle
scorse settimane di un orrendo massacro di una famiglia di coloni.

Leggi tutto