Giappone, fumetti e kimono per aiutare i bimbi del sisma

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E’ un mercatino di Roma frequentatissimo. Ora è anche un’occasione per raccogliere fondi per la popolazione colpita dal disastro dell’11 marzo. “Siamo abituati ai terremoti piccoli, ma a quelli grandi no” racconta l’organizzatrice Kayo

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di Chiara Ribichini

"Non possiamo conoscere come è la situazione a Miyagi. Nessun video o immagine può raccontarci fino in fondo che cosa è accaduto l’11 marzo e come oggi si vive nelle zone devastate dal sisma e dallo tsunami. O, meglio, come si sopravvive. Perché solo quando sei nel cuore del terremoto puoi capire”. Kayo è una 40enne giapponese che vive a Roma. Da oltre cinque anni organizza ogni mese un mercatino di prodotti tipici del suo Paese che, in poco tempo, è diventato un vero e proprio must per i cittadini della capitale, come dimostrano i commenti sulla pagina di Facebook dedicata all’evento. L’ultimo si è svolto il 3 aprile ed è stato interamente dedicato alla raccolta fondi per la popolazione colpita dal sisma del mese scorso. O, meglio, per i bimbi che in quella scossa di 9 gradi della scala Richter hanno perso i loro genitori. “Abbiamo raccolto circa 2600 euro e li abbiamo donati all’Unicef Japan”.

Kayo conosce bene il terremoto. E’ originaria di Kobe, una città colpita da un altro sisma devastante 16 anni fa. “Era il 17 gennaio del 1995. Era il giorno del compleanno di mia sorella. Alle 6:30 del mattino c'è stata una scossa fortissima. Siamo scesi subito in strada. Così, in pigiama. Non c’è stato neanche il tempo di indossare un vestito. Il nostro palazzo è crollato a metà. Tutta la mia famiglia è riuscita fortunatamente a salvarsi. Ma la mia più cara amica è rimasta sola. Per questo oggi ho deciso di devolvere tutti i soldi raccolti con il mercatino proprio agli orfani”. Di quella scossa di 7.3 della Scala Richter che causò oltre 6600 morti, Kayo ricorda soprattutto la paura. “Ai terremoti piccoli (e in Giappone piccoli può voler dire anche 6 gradi della scala Richter) siamo abituati. Ma a quelli grandi no”. Tantomeno a un sisma come quello dell’11 marzo, che ha provocato contemporaneamente uno tsunami e un’emergenza nucleare come quella di Fukushima.

“L’11 marzo ha cambiato la vita di tutti i giapponesi, anche di quelli che vivono lontano come me. Il mio Paese sta soffrendo e non posso fare a meno di pensare a questo. E di pregare” confessa Kayo che vive in Italia da oltre nove anni. “Ho conosciuto mio marito a Londra. Oggi viviamo insieme a Roma, la sua città, e abbiamo un figlio” racconta. Oltre al mercatino giapponese, Kayo organizza vari eventi nella capitale sempre con l’obiettivo di far conoscere la cultura del suo Paese. In Giappone, invece, lavorava in un’azienda che importava olio e vino dalla Francia. Un lavoro ben pagato che le ha consentito di prendere una nuova casa subito dopo il sisma di 16 anni fa. “Il governo ci aveva comunque subito messo a disposizione una casa di emergenza. Il nostro palazzo, invece, è stato ricostruito nel giro di un anno”.

Il prossimo mercatino, l’8 maggio, servirà per raccogliere  altri soldi per le persone colpite dal sisma. E non mancheranno, assicura Kayo, i cartelli che certificano la provenienza del pesce utilizzato nei sushi bar: “Dopo l’incidente di Fukushima ora c’è la psicosi radiazioni. Ma noi non abbiamo mai importato il pesce dal Giappone, ci costerebbe troppo. Il pesce del sushi è tutto italiano, quello di Roma arriva da Anzio”. E l’8 maggio sarà anche l’occasione per festeggiare i cinque anni di vita del mercatino. “Abbiamo iniziato nel 2006 in un posto molto piccolo. Poi, grazie al passaparola, la gente è aumentata di mese in mese e abbiamo cercato spazi sempre più grandi fino a quello che ci ospita ora in via Casilina, dove riusciamo ad ospitare un centinaio di negozianti, tutti non professionisti. In media in una giornata abbiamo 7 mila visitatori”. Cosa si trova? Di tutto: “Kimono, tè, quadri, fumetti, gadget o portafortuna”. Tutto, ovviamente, rigorosamente giapponese.

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