Ancora sangue in Siria e in Yemen: morti e feriti

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Nella città siriana di Deraa si conterebbero diversi morti negli scontri con la polizia. Manifestazioni anche nella capitale Damasco. Dopo il venerdì di preghiera, caos nel paese yemenita: le forze dell'ordine sparano sulla folla

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(in fondo all'articolo tutti i video sulle proteste in Siria)

Nuovo venerdì di proteste anti-regime in Siria e nuova giornata di sanguinosa repressione da parte delle forze di sicurezza: sono decine i morti tra i dimostranti a Daraa, nel sud, e quelli a Homs, a nord di Damasco. Il regime sostiene invece che le vittime sono uomini delle forze di sicurezza colpiti da non meglio precisati "gruppi armati", che dall'inizio della mobilitazione tre settimane fa, si sono palesati soltanto in occasione di manifestazioni anti-governative.
Scontri e proteste anche in Yemen.

Il venerdì della resistenza - Come è consuetudite dalla metà di marzo, il "Venerdì della resistenza" era stato indetto sui social network dagli attivisti e dissidenti non affatto soddisfatti delle timide aperture annunciate nei giorni scorsi dal regime. Gli episodi più violenti si sono verificati a Deraa, , già teatro della dura repressione del regime: secondo testimoni oculari e fonti mediche locali 17 persone sarebbero state uccise da agenti in borghese, appostati sul cavalcavia che collega la città vecchia al nuovo quartiere della stazione ferroviaria. Almeno altri due morti si registrano a Homs, a nord di Damasco, dove le forze di sicurezza avrebbero fatto uso di gas asfissianti. Le proteste si sono in serata allargate anche a Hama, a soli 40 km più a nord. Circa 2.000 persone si sono radunate nella città vecchia (ricostruita dopo esser stata rasa al suolo nel 1982 per reprimere la ribellione dei Fratelli musulmani) ma sono state disperse dagli agenti.
La tv di Stato ha prontamente smentito la notizia fornendo un'altra versione dei fatti, attribuita ad una fonte del ministero dell'interno: "Ci sono 19 martiri fra i poliziotti e le forze di sicurezza e 75 feriti ad opera dei gruppi armati che hanno sparato proiettili veri su di loro a Deraa". In precedenza era stato segnalato che "uomini armati" avevano aperto il fuoco contro fedeli appena usciti dalle moschee, agenti di polizia e medici uccisi mentre soccorrevano alcuni feriti.

Caos nella capitale Damasco - I disordini hanno raggiunto anche la città di Damasco. Qui agenti della sicurezza hanno attaccato con bastoni i dimostranti sunniti all'uscita di una moschea, come ha riferito un testimone. "Era difficile distinguere le persone, perché quelli dell'"Amn" (la sicurezza) non indossano uniformi", ha detto il testimone, un occidentale che vive vicino alla moschea Rifai, nel quartiere di Kfar Souseh.
Invece a Douma, un altro sobborgo della capitale dove nei giorni c'erano stati scontri e proteste, sono state isolate le linee telefoniche, dicono alcuni attivisti. Nell'est del Paese, migliaia di curdi hanno protestato per chiedere riforme, dicono attivisti, nonostante l'offerta del presidente Bashir Assad di concedere più facilmente ai curdi la nazionalità siriana.

Scontri e vittime in Yemen  -
Sono almeno due, invece, le vittime degli scontri avvenuti a Taiz, a sud di San'a, nello Yemen, dopo che le forze dell'ordine sono intervenute aprendo il fuoco per disperdere una manifestazione anti governativa. Secondo quanto riferiscono testimoni oculari, decine di persone sono rimaste ferite.
La polizia ha aperto il fuoco ferendo decine di contestatori del governo yemenita
mentre il presidente Ali Abdullah Saleh ha rifiutato un nuovo accordo sulla fine del suo governo, dopo 32 anni al potere. Saleh, alle prese con proteste senza precedenti da parte di migliaia di contestatori, aveva inizialmente accettato l'invito dell'Arabia Saudita e di altri stati del Golfo arabo, come parte del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), ad avere colloqui con l'opposizione.

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