La Nato ci ripensa e si scusa per i civili morti in Libia

1' di lettura

Il segretario generale Rasmussen corregge il tiro dopo le dichiarazioni dell’ammiraglio Harding, che si era giustificato così: "Non eravamo stati informati che gli insorti facessero uso di carri armati". Pressioni sull’Italia: iniziate a bombardare

Guarda anche:
Tutte le foto sulla Libia
Libia, le parole chiave della guerra
Guerra in Libia: LO SPECIALE
Libia, dalle proteste alla guerra: la cronologia interattiva

(in fondo all'articolo tutti i video sulla guerra libica)

Prima la posizione dura, poi il dietrofront. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha espresso il suo rammarico per le vittime causate da un raid aereo dell'Alleanza su una colonna di ribelli giovedì 8 aprile a Brega, nell'est della Libia. Prima di lui però l'ammiraglio Russell Harding, vice comandante dell'operazione Unified Protector condotta dalla Nato in Libia, in un incontro stampa tra Bruxelles e Napoli (GUARDA IL VIDEO IN ALTO) aveva detto: "Non ci saranno scuse".

"Sembra che due nostri attacchi aerei di ieri abbiano potuto provocare la morte di un certo numero di membri del Cnt (il consiglio nazionale di transizione), che operava con carri armati", ha riferito. "Fino a ieri, non eravamo stati informati che le forze del Cnt facessero uso di carri armati", ha sottolineato l'alto ufficiale, giustificando l'errore.

Gli alleati hanno prove documentali che quando colonne di carri armati si avvicinano ad aree abitate, "rappresentano un pericolo per la popolazione". Nonostante i ripetuti incidenti che hanno causato vittime da "fuoco amico", secondo Harding, "non spetta alla Nato" migliorare il livello delle comunicazioni tra gli alleati e le forze dei ribelli. C'è comunque preoccupazione per la maggior difficoltà nel condurre raid aerei senza provocare vittime tra civili, dovuta al cambio di tattica delle forze pro-Gheddafi. "Nascondono carri armati in veicoli civili e usano persone come scudi umani. Ciò rende molto difficile colpire target senza provocare vittime civili", ha riconosciuto la portavoce Oana Lungescu.

L'Italia e le bombe - Nel frattempo si torna a parlare del ruolo dell'Italia. Il nostro Paese potrebbe essere chiamato a modificare la sua partecipazione alla missione Nato in Libia, con l'esecuzione anche di bombardamenti. Una sollecitazione in tal senso è arrivata dal Consiglio Transitorio dei ribelli a Bengasi, che hanno convocato il nostro rappresentante in Cirenaica, Guido De Sancits, insieme con i colleghi britannico e francese.
I tre si sono incontrari con Ali al-Isawi, responsabile dei rapporti con l'estero. "Ai tre e' stato detto che le forze di Gheddafi si sono avvicinate e possono sfondare su Bengasi. Il Consiglio ci chiede di intervenire affinchè la Nato colpisca dal cielo", ha confermato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera.
Il quotidiano afferma che anche il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha sondato ieri sera il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sull'argomento. Quanto agli Usa, hanno sempre chiarito che gli oneri delle operazioni dovevano essere per lo più europei, ricorda il quotidiano.

Tutti i video sulla guerra in Libia:

Leggi tutto