Rimpatri e permessi: cosa prevede l'accordo italo-tunisino

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni insieme con il suo collega tunisno
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Il governo nordafricano dice no ai rientri massicci ma si impegna ad aumentare i controlli costieri e a riprendersi i migranti che arriveranno d'ora in avanti nel nostro Paese. L'Italia concederà soggiorni temporanei a chi è già arrivato

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La Tunisia dice no ai rimpatri massicci per i 20 mila sbarcati a Lampedusa quest'anno ma si impegna a rafforzare i controlli per evitare nuove partenze e ad accettare la riammissione rapida delle persone che arriveranno in Italia dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi.
Questi, i termini dell'accordo tecnico raggiunto martedì 5 aprile a Tunisi dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal suo collega Habib Essid.
E' stato un negoziato fiume, durato quasi nove ore, nel corso del quale la delegazione italiana ha provato a spingere sui rimpatri di massa dei 20 mila tunisini arrivati in questi tre mesi.
Roma ha già inviato nei giorni scorsi a Tunisi un elenco di mille persone pronte per essere rispedite nel Paese di partenza. Le ipotesi messe sul tavolo erano quelle di farne partire un centinaio al giorno con navi e aerei, già pronti per l'operazione.

Un impegno, però, che il fragile governo transitorio di Tunisi non si è sentito di prendere. Niente numeri e date dei voli di rimpatrio dunque, ma la disponibilità del Paese nordafricano a riprendersi direttamente, con procedure semplificate (basterà il riconoscimento della persona da parte dell'autorità consolare, senza l'invio delle schede dattiloscopiche) coloro che arrivano in Italia dopo l'entrata in vigore del permesso di soggiorno a tempo.
In questo modo, fanno notare dal Viminale, c'è un effetto deterrente, perché i tunisini non saranno incentivati a partire sapendo di andare incontro al rimpatrio spiccio.

"Soddisfatto" dell'intesa si è detto Maroni, spiegando che "così si apre una fase di cooperazione più intensa tra i due Paesi: ora bisognerà attuarla. Se gli impegni saranno mantenuti avremo risolto il problema".
Un risultato, dunque, che va messo alla prova, tenendo conto della debolezza del nuovo Stato tunisino che sta faticosamente ricomponendo i suoi pezzi dopo la caduta del regime di Ben Alì.
L'accordo, un "processo verbale" lo ha definito il ministro dell'Interno, prevede anche la donazione alla Tunisia di sei motovedette, quattro pattugliatori ed un centinaio di fuoristrada alle forze di polizia tunisine in modo che possano riprendere i controlli sulle coste, per ora praticamente inesistenti.

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