Fukushima, l'Europa non corre rischi

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Il disastro nucleare giapponese non dovrebbe avere nessun impatto sull'Italia. Nube tossica, acqua contaminata e pericolo radiazioni: le risposte dei ricercatori del Cnr alle domande più frequenti

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di Cristina Bassi


Tutti gli scienziati del mondo, compresi quelli italiani, guardano a Fukushima. Il linguaggio è diverso, ma le domande che si fanno sono le stesse che preoccupano i non specialisti. C'è naturalmente e prima di ogni altra cosa la solidarietà con la popolazione giapponese, e c'è anche la legtittima preoccupazione di chi si domanda qual è (o quale potrebbe essere) l'impatto sull'Europa e sull'Italia delle radiazioni causate dall’incidente nella centrale nucleare dopo il terremoto e lo tsunami. Sky.it ha chiesto ad alcuni ricercatori del Cnr di chiarire la portata del pericolo legato alle radiazioni, all’acqua e alla nube radioattiva proveniente dal Giappone.

Migliaia di tonnellate di acqua radioattiva della centrale sono state riversate in mare: quali sono i danni localmente?
"La situazione nel tratto di mare di fronte a Fukushima è critica. Nel raggio di trenta chilometri l’acqua è contaminata e il danno ambientale è grave. Gli effetti nocivi si prolungheranno nel tempo, riguarderanno tutti gli organismi marini, i pesci potrebbero subire anche mutazioni genetiche” (Romano Pagnotta, Istituto di ricerca sulle acque, Cnr).

Esiste il rischio che le correnti marine portino l’acqua contaminata fino a noi?

“Il versamento in mare non avrà conseguenze per l’Europa. La quantità di acqua contaminata può sembrare ingente, ma se paragonata alla massa oceanica è poco più di una goccia. Le correnti marine la possono spostare, ma è praticamente impossibile che arrivi dal Giappone fino al Mediterraneo. Il grado di contaminazione è troppo basso e le correnti non sufficienti perché ci riguardi. Una massa d’acqua inoltre si sposta meno facilmente di una nube nell’atmosfera e comunque, se mai ci toccasse un’onda che proviene dal Pacifico, sarebbe estremamente diluita. C’erano maggiori probabilità che arrivasse fino a noi la marea nera di petrolio dopo l’incidente in Louisiana, attraverso la corrente del golfo e l’Atlantico” (Romano Pagnotta, Istituto di ricerca sulle acque, Cnr).

Ci sono pericoli per il cibo importato dal Giappone?
Il pesce del Pacifico deve essere evitato, in Italia è consigliabile comprare quello con l’etichetta “Zona Fao 37”, che indica che è stato pescato nel Mediterraneo. Sono comunque pochi i cibi che arrivano dal Giappone: lo 0,03 per cento del nostro import agroalimentare. Si tratta di pesce, crostacei, caviale, soia, alghe e tè verde. E i ristoranti giapponesi nel nostro Paese in genere si riforniscono di pesce locale.

Quali controlli vengono fatti sugli alimenti che arrivano da quell'area?
All'indomani dell'11 marzo il ministero della Salute ha dato disposizioni per rafforzare i controlli alla frontiera sui prodotti giapponesi. Gli alimenti prodotti o confezionati dopo il terremoto vengono bloccati e rimessi in circolo solo se l'esito delle analisi è negativo. Successivamente è intervenuta l'Unione europea, aumentando le precauzioni. I prodotti originari o che sono passati dalle prefetture giapponesi più a rischio di contaminazione devono essere analizzati prima di partire per l'Europa e le autorità giapponesi devono certificare che sono sicuri. I cibi che arrivano dalle altre prefetture devono essere accompagnati da una dichiarazione che ne indica la zona d'origine e sono sottoposti comunque a test a campione dai Paesi dell'Ue.

C'è il pericolo di piogge radioattive sull'Europa?
No. Se l’acqua radioattiva evapora, difficilmente può provocare precipitazioni tossiche anche lontano dal Giappone. L’evaporazione “naturale” dal mare è molto diversa e meno potente, precisano gli scienziati, della spinta verso l’alto di vapore provocata da un’esplosione (come è successo a Chernobyl) o dagli idranti che hanno annaffiato i reattori di Fukushima. Nel primo caso le piogge rimangono a livello locale, nei secondi si crea una nube che poi si sposta. 

C’è stato un aumento della radioattività in Italia legato a Fukushima?
L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) controlla la situazione italiana quotidianamente attraverso le misurazioni dei livelli di radioattività fatte dalle Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente (qui le tabelle e il monitoraggio del 4 aprile). Nell’aria sono state trovate piccole tracce di iodio 131 e cesio 137 e nei controlli al suolo, fatti con cadenza settimanale, tracce di iodio 131. Non sono pericolose per la salute, assicura l'Ispra. In programma ci sono anche alcune analisi su vegetali a foglia larga e sul latte.

Di che entità è l'aumento della radioattività e quali conseguenze ha?
“È stata registrata una variazione della radioattività, ma è rimasta ben al di sotto della soglia di allarme. È opportuno ricordare che tutti viviamo normalmente esposti alle radiazioni, che sono presenti in natura. Nella zona di Roma, ad esempio, la presenza di rocce vulcaniche porta la radioattività a un livello da dieci a cento volte superiore rispetto a Milano, ma questo non è certo preoccupante. Non ci sono differenze tra le radiazioni 'naturali' e quelle 'artificiali', l'importante è la dose cui siamo esposti. La variazione di radioattività rilevata qui dopo l’incidente in Giappone è molto inferiore a quella cui ci esponiamo durante una gita in una zona d’Italia dove il tasso è fisiologicamente superiore alla media” (Valerio Rossi Albertini, Istituto di struttura della materia, Cnr).
Nessun pericolo di contaminazione da noi, quindi, e nessun rischio per la salute (la scheda dell’Associazione italiana nucleare sui livelli radioattivi che fanno male).

La nube radioattiva proveniente dal Giappone ha davvero toccato l’Italia?

"La nube è effettivamente arrivata, anche se ormai diluita. Inizialmente si è mossa verso Ovest, sull'America, l'Atlantico e l'Europa. Nelle ore più recenti i venti hanno cominciato a soffiare verso Est e la nube potrebbe cambiare direzione, i suoi effetti dannosi sono comunque limitati all’area di Fukushima” (Silvia Trini Castelli, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, Cnr).
“La nube che si è formata dalle prime esplosioni e dal vapore proveniente dall’acqua gettata sui reattori per raffreddarli è stata registrata anche da noi. È stata trasportata dalle correnti ad alta quota verso l’Europa, ma lungo il tragitto si è molto diluita e quando è arrivata qui la concentrazione di agenti radioattivi era molto bassa"(Valerio Rossi Albertini, Istituto di struttura della materia, Cnr).  .
La nota dell’Istituto superiore di sanità del 23 marzo sottolinea che “la concentrazione di radioattività nella nube dovrebbe essere almeno da 1.000 a 10 mila volte inferiore a quella della nube che raggiunse l’Italia a seguito dell’incidente di Chernobyl”.

Quali agenti radioattivi ha portato da noi?

"Ci sono alcune incertezze legate al tipo di radionuclidi (gli elementi radioattivi) registrati in Italia. Lo iodio 131 (elemento che si concentra nella tiroide e può provocarne il cancro, ndr) si dimezza in otto giorni e decade rapidamente. Se quindi viene rilevato, arriva molto probabilmente dal Giappone. Ma il cesio 137 (che causa tumori, ndr) rimane molto più a lungo e si dimezza in 30 anni. Non è detto quindi che quello riscontrato non provenga, ad esempio, da Chernobyl” (Silvia Trini Castelli).

La nube è passata o tornerà?
Gli scienziati continuano a controllare i movimenti delle nubi. “Elaboriamo costantemente modelli climatici sull’ipotesi di un rilascio continuo nell’atmosfera di agenti radioattivi dalla centrale. Considerando che più la nube sale in alto, più è spostata da forti venti verso zone lontane, ma si depotenzia anche maggiormente. Inoltre non abbiamo per ora dati precisi sulle emissioni alla fonte” (Silvia Trini Castelli, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, Cnr).

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