Libia, i ribelli: "L'Italia faccia pressioni su Gheddafi"

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In un'intervista a SkyTG24 Imman Bugaighis, portavoce del Consiglio Nazionale di Transizione libico, chiede al nostro Paese un impegno maggiore contro il regime. E sul dopo raìs spiega: "Non vogliamo una repubblica islamica, chiediamo libertà". ASCOLTA

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"Noi non abbiamo iniziato la guerra. Eravamo dei volontari e all’inizio abbiamo organizzato manifestazioni pacifiche. Chiedevamo soltanto di vivere in pace e dignità. Ciò che Gheddafi ha fatto per noi invece è stato organizzare un bagno di sangue, creando un massacro. Noi combattiamo per guadagnare la nostra libertà. Ci battiamo contro di lui e contro i suoi mercenari per una Libia libera".Lo ha detto a SkyTG24 Pomeriggio la portavoce del Consiglio Nazionale di Transizione libica, Imman Bugaighis.

"Abbiamo chiesto all’Onu e al Consiglio di sicurezza un intervento perché ciò che ha fatto Gheddafi è stato violare la risoluzione 1973 dell'Onu uccidendo la sua stessa gente", ha proseguito Bugaighis.

La portavoce ha poi ringraziato l'Italia per il suo impegno e ha invitato il nostro Paese a esercitare maggiori pressioni per far sì che Gheddafi lasci il suo posto.

"Vorremmo che la Libia diventasse un paese civile con libertà di parola, rispetto dei diritto umani e rispetto delle minoranze. La chiameremo Repubblica libica e non parleremo più di repubblica islamica. Vorremo anche avere una costituzione, dei partiti e rispetteremo ogni accordo siglato con le organizzazioni  internazionali. Vogliamo avere una dignità nostra. Noi donne ora siamo parte di una nuova società. Siamo state oppresse, come anche gli uomini per 42 anni. Le donne in questi giorni - ha concluso - hanno combattuto accanto ai loro mariti o ai loro fratelli".

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