Libia, comando alla Nato. Defezioni all'interno del regime

Libia, i ribelli perdono terreno e il ministro degli esteri libico si dimette
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Obama telefona a Napolitano per ringraziarlo dell'appoggio alla missione. Il ministro degli Esteri del regime braccio destro di Gheddafi, Moussa Koussa, si dimette e fugge in Gran Bretagna per protesta contro gli attacchi sui civili

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La Nato ha completato le operazioni di trasferimento del comando dalla "coalizione dei volenterosi" in Libia, alle 08 di mattina del 31 marzo. Lo ha detto un portavoce dell'Alleanza Atlantica a Bruxelles. Intanto, si cominciano a contare le prime defezioni nel regime libico, mentre continua l'avanzata dei lealisti contro i ribelli e sul fronte diplomatico la "coalizione dei volenterosi" discute se fornire armi ai rivoltosi.

Si dimette braccio destro di Gheddafi - Lo aveva preannunciato il ministro degli Esteri francese Juppè, rendendo noto che si stavano registrando le prime defezioni interne al regime di Gheddafi. Ebbene, la prima importante defezione è quella del ministro degli Esteri libico Moussa Koussa, uno dei più stretti consiglieri del Colonello ed ex capo dell'intelligence, che si è dimesso ed è volato in Gran Bretagna per protesta contro gli attacchi sui civili. Una fonte del governo britannico ha descritto le sue dimissioni come "un colpo significativo" per Gheddafi, e il predecessore di Koussa al ministero ha detto che "Koussa è un pilastro del tempio". Il Foreign Office ha, però fatto sapere che non gli è stata garantita l'impunità dalla giustizia internazionale, nè da quella
britannica e ha anche rinnovato l'appello agli altri uomini del circolo più ristretto di Gheddafi perchè ne seguano l'esempio. Koussa è l'ultimo ministro in ordine di tempo a dimettersi dopo la rivolta contro i 41 anni di regime di Gheddafi iniziata il mese scorso e che ha portato ai raid aerei occidentali.

Lunedì Koussa ha attraversato il confine con la Tunisia e da lì si è recato a Farnborough, un aeroporto dell'Inghilterra sudorientale. "E' venuto qui di sua spontanea volontà. Ci ha detto di essersi dimesso", ha detto un portavoce del Foreign Office britannico.
Un portavoce libico ha invece sostenuto che Koussa - che aveva partecipato ai colloqui che portarono al rilascio da parte della Gran Bretagna del libico condannato per l'attentato di Lockerbie - non si è dimesso ed è in missione diplomatica. Koussa, che ha studiato in Occidente, è stato l'architetto del cambio di politica che dopo anni di sanzioni riportò la Libia all'interno della comunità internazionale.

Obama chiama Napolitano- Sul fronte delle relazioni internazionali, il presidente degli Stati Uniti ha chiamato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, da qualche giorno in visita a New York.
Una conversazione i cui contenuti sono stati resi noti da un comunicato ufficiale della Casa Bianca. Traendo spunto dai recenti festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, Obama è tornato a congratularsi con Napolitano e con tutto "il popolo italiano" per questa importante ricorrenza.
Obama ha quindi affrontato con Napolitano il tema di maggiore risalto sulla scena internazionale, la crisi libica. "Barack Obama - si legge nella nota diffusa dalla presidenza Usa - ha espresso il suo profondo apprezzamento al presidente Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi per la promozione della pace e della stabilità in tutto il mondo e per il costante appoggio alle operazioni in Libia sotto il comando della Nato".
Il presidente americano, sottolinea il comunicato, "ha riconosciuto la competenza e la conoscenza dell'Italia della regione libica e ha ribadito la volontà di continuare con consultazioni ravvicinate tra i nostri due governi, in modo da agire per proteggere il popolo libico e far valere le risoluzioni 1970 e 1973 approvate dalle Nazioni Unite".

I ribelli perdono terreno- Intanto in Libia continua la guerra tra gli insorti e lealisti. I combattenti anti-Gheddafi, pesantemente bombardati, hanno abbandonato il terminale petrolifero di Ras Lanuf e si sono ritirati un centinaio di chilometri più a est, verso Bengasi. Qualche sacca di resistenza sta ancora impegnando le truppe lealiste alle porte della vicina Bin Jawad, ma ormai si allontanano le speranze di puntare verso Sirte, città natale del Colonnello. Di certo preoccupa la notizia che, lasciando Agedabia, nei giorni scorsi, le forze di Gheddafi hanno minato il territorio

Armi ai ribelli - Continua lo scontro tra i paesi della "coalizione di volenterosi": il dibattito sull'ipotesi di fornire armi ai rivoltosi, e si inasprisce lo scontro tra Italia e Unione Europea sull'emergenza immigrati. Gran Bretagna e Francia spingono per armare i ribelli. Il premier britannico David Cameron ha detto che anche se "una decisione non è ancora stata presa", il Regno Unito "non esclude" questa soluzione. Neanche Barack Obama la esclude. Roma appare scettica: la Farnesina ritiene che armare i rivoltosi "non è affatto detto che sia la soluzione ideale" e invita a "usare gli strumenti già a disposizione". Quello che sembra appurato è che in Libia operano da diverse settimane agenti della Cia che tengono i contatti con i rivoltosi e raccolgono informazioni sulle forze di Muammar Gheddafi. Lo ha scritto il New York Times, dopo che Abc News aveva dato notizia che Barack Obama ha emesso un ordine presidenziale per autorizzare operazioni segrete dell'intelligence Usa nel Paese nordafricano. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha escluso che l'Alleanza possa armare i ribelli libici e anche la Francia ha assicurato che la questione non e' "all'ordine del giorno".

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