La guerra in Libia raccontata dal basso. VIDEO

Libia, gli scontri continuano.
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La rivolta contro Gheddafi può essere vista attraverso gli obiettivi, malfermi e non sempre attendibili, di reporter improvvisati. Che offrono comunque uno spaccato del dramma tra scene belliche e quotidianità. GUARDA I FILMATI

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di Raffaele Mastrolonardo


Una dimostrazione di donne libiche che, affermano, continueranno a cantare “fino a che la melodia non diventerà più dolce”. Un gruppo di ribelli che mostra orgoglioso l'artiglieria sottratta (anche grazie agli interventi aerei della coalizione) alle truppe leali a Gheddafi, un minareto che crolla. E poi, presunti cecchini che sparano dai tetti di Misurata e le strade deserte di Ajdabiya abbandonata dalla popolazione per sfuggire ai cannoneggiamenti delle truppe del rais.

Sono questi alcuni dei video caricati in rete e realizzati da testimoni diretti e non professionali che mostrano la guerra in Libia da un'angolazione e con un taglio diversi rispetto a quelli dei media tradizionali. Sfuocati, tremolanti, poco attendibili e difficilmente verificabili offrono, pur con tutte le cautele del caso, tasselli importanti per chiunque desideri una maggiore conoscenza degli eventi. Questo anche grazie all'attività di selezione e traduzione di progetti come Global Voices e Alive in Libya che aiutano a superare la barriera linguistica e offrono contesto al materiale grezzo raccolto dalla rete.

"Stiamo vivendo in uno stato di paura". A dirlo (minuto 1.58), mentre mostra le dita della mano in segno di vittoria, è un ragazzo di Ajdabiya, 154 chilometri da Bengasi, riconquistata dai ribelli il 26 marzo scorso dopo un'offensiva aerea della coalizione. Un video, datato 23 marzo e girato per lo più da una macchina, mostra l'atmosfera irreale, le strade deserte, le saracinesche abbassate e le case distrutte di una città fantasma, abbandonata dalla popolazione in vista degli scontri.

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Ajdabiya non è l'unica città dentro la quale ci portano i video caricati in rete. Misurata, 210 chilometri a est di Tripoli, conquistata dagli insorti a fine febbraio e poi violentemente attaccata dalle forze di Gheddafi è uno dei teatri di battaglia più documentati dalle immagini virtuali. Un lungo video, per esempio, mostra palazzi perforati, scontri a fuoco e edifici sventrati dall'artiglieria delle truppe lealiste.

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Sempre a Misurata altri documenti registrano i ripetuti cannoneggiamenti ai danni di un minareto fino al crollo finale (minuto 2.23) e presunti cecchini in azione.

Il minareto distrutto



Cecchini all'opera



Scene di ordinaria vita in tempi di guerra emergono anche da Bengasi, roccaforte della ribellione contro il regime di Gheddafi. Qui, durante la notte, i ribelli hanno organizzato ronde e pattuglie per controllare possibili infiltrazioni delle truppe lealiste respinte negli scontri diurni.



Nei dintorni di Az Zintan, città 160 chilometri a sud ovest di Tripoli, e oggetto di una battaglia in corso per il suo controllo, invece i combattenti mostrano con soddisfazione le armi e i carri abbandonati dai seguaci del rais, probabilmente, dopo l'intervento dell'aviazione francese e inglese.



Ma le testimonianze virtuali dal basso non riguardano solo le battaglie o le loro conseguenze. Grazie alle traduzioni di Alive in Libya si possono anche apprezzare storie individuali e collettive raccontate dai protagonisti degli eventi. Come quella di un presunto combattente che afferma di essere stato catturato insieme ad altre 12 persone ad Ajdabiya dalla forze di Gheddafi e successivamente rilasciato. Un racconto – non verificato - coerente con un video che mostra i militari fedeli all'attuale governo accanirsi contro un gruppo di prigionieri legati su un mezzo di trasporto, accusandoli, tra le altre cose, di essere comparsi su Al Jazeera (qui il video tradotto). 

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Sempre grazie alle traduzioni dei volontari del web è poi possibile comprendere qualcosa di più su quanto accade nel corso di eventi collettivi, in questo caso una manifestazione di donne libiche del 26 marzo scorso: bandiere, slogan, interviste in cui le partecipanti mostrano gratitudine alle forze della coalizione, cartelli contro Russia e Cina, contrarie all'intervento. E poi canti: “noi staremo qui, fino a che il dolore non sarà passato, vivremo qui fino a che la melodia non diventerà più dolce”, ci informano i sottotitoli.

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Altri video di questo tenore possono essere reperiti su vari canali di YouTube come QuatchiCanada, The Libyan Freedom, Benghazi17feb, Ibnomar2005. Con l'avvertenza, però, che alcune delle immagini proposte, oltre ad essere difficilmente verificabili, sono a volte di estrema crudezza e violenza: mostrano corpi carbonizzati, cadaveri di bambini, scene di battaglia anche cruente, ferite sanguinanti medicate in ospedale, abusi su prigionieri. Questo volto più crudo (e veritiero) della guerra fino a qualche anno fa era accessibile esclusivamente ai testimoni diretti e giungeva al grande pubblico attraverso frammenti filtrati e contestualizzati dai media tradizionali. Ora è lì, in rete, a distanza di un solo click del mouse con conseguenze sulle opinioni pubbliche e sull'immaginario collettivo che probabilmente devono essere ancora studiate e comprese appieno.

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