Libia, il comando alla Nato: “Difenderemo i civili dal raìs”

Al generale canadese Charles Bouchard è stata affidata la guida delle operazioni
1' di lettura

Approvato l’accordo per far passare tutte le operazioni e la missione internazionale all’Alleanza. Il piano non prevede di rifornire di armi gli insorti. Gli Usa ribadiscono: “L’obiettivo militare non è l’uscita di scena di Muammar Gheddafi"

Guarda anche:
SPECIALE: Dalle proteste di piazza alla guerra in Libia
Tutte le NEWS e le FOTO
Libia, le parole chiave della guerra

Sarà la Nato a difendere i civili e le aree popolate della Libia dalle minacce di attacchi delle forze del colonello Muammar Gheddafi. I 28 Alleati hanno approvato domenica 27 marzo i piani per assumere sotto la loro responsabilità l'implementazione di "tutti gli aspetti" della risoluzione Onu 1973, incluso il paragrafo 4, che autorizza la comunità internazionale a prendere "tutte le misure necessarie" per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, escludendo solo "l'occupazione sotto qualsiasi forma" di qualsiasi parte del territorio libico. Con questa piena assunzione di responsabilità, la Nato assume da subito il comando politico e militare di tutte le operazioni in Libia e la missione internazionale 'Odissea all'alba', lanciata dalla 'coalizione dei volenterosi' sotto il controllo di Usa, Francia e Gran Bretagna, passa sotto il controllo dell'Alleanza prendendo il nome di "Unified protector", protezione unificata.

I piani e le regole di ingaggio messi a punto dal Comitato militare hanno passato il vaglio politico dei 28 ambasciatori dell'Alleanza che, nella tarda serata del 27 marzo, hanno raggiunto l'accordo cercato con determinazione - e molti momenti di tensione - da almeno dieci giorni. La Nato sarà in grado di assumere la guida totale delle operazioni "entro 48-72 ore", hanno indicato fonti diplomatiche. La macchina ha già i motori accesi e lunedì il generale canadese Charles Bouchard, che guiderà da Napoli le forze Nato e non-Nato impegnate nella missione, incontrerà la stampa nella base napoletana.

Oltre all'embargo delle armi e al comando per l'interdizione dei voli nei cieli libici, l'Alleanza agirà per proteggere i civili e le aree abitate dalla minaccia di attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi, attraverso una 'no fly zone' rafforzata (no fly zone plus) che include raid aerei e bombardamenti su bersagli di terra. La Nato non rifornirà però di armi gli insorti. C'è un embargo delle armi contro tutto il territorio della Libia e noi -ha chiarito il ministro della Difesa difesa britannico Liam Fox smentendo indiscrezioni stampa - "dobbiamo accettarlo". Anche la no fly zone sarà del resto applicata in maniera "imparziale". L'interdizione dei voli riguarderà gli aerei di Gheddafi, ma anche quelli dei ribelli, con la sola eccezione dei velivoli autorizzati.

L'obiettivo militare in Libia "non è l'uscita di scena di Muammar Gheddafi", hanno dichiarato il segretario della Difesa Usa Robert Gates e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Lo scopo prioritario della missione - hanno sottolineato - è la protezione della popolazione civile. L'uscita di scena di Gheddafi resta ovviamente un obiettivo politico, che la comunità internazionale intende perseguire con gli strumenti della diplomazia, non con quelli militari. La conferenza di Londra di martedì 29 marzo tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla missione sarà focalizzata su questo.

Sull'ampiezza e le modalità della missione, gli Alleati si erano divisi. In particolare, i raid aerei contro bersagli a terra condotti dalla coalizione dei volenterosi avevano irritato la Turchia, secondo la quale andavano oltre il mandato Onu. Ankara aveva chiesto lo stop di tutti i raid prima del passaggio del comando alla Nato della no fly-zone. Le divergenze sono poi rientrate ed è stato possibile il 24 marzo raggiungere un accordo di principio che il 27 marzo si è tradotto in piani militari, regole di ingaggio e controllo politico di tutte le operazioni. Molto soddisfatto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: "E’ un passo molto significativo che dimostra la capacità della Nato di prendere decisioni decisive".

Leggi tutto