Siria, ancora proteste. Ma il governo promette riforme

Cittadini siriani protestano a Dubai - Foto Getty
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Ventimila cittadini scendono in piazza per i funerali dei manifestanti uccisi durante le proteste del 23 marzo. Un attivista: "Non ci fate paura". Arresti in tutto il Paese. L'apertura del presidente Bashar al Assad: "Presto nuove leggi”. LO SPECIALE

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Vince la piazza in Siria o almeno in parte. La portavoce del presidente Bashar al Assad durante una imponente conferenza stampa in un sala gremita di giornalisti arabi e stranieri ha annunciato riforme a tutto campo per la società siriana.
Innanzitutto la promessa che non si sparerà più sulla folla che manifesta. Notizia che sarà accolta con sollievo soprattutto dai cittadini di Daraa che hanno perso almeno 100 dei loro concittadini nella repressione dei giorni scorsi.
Ma anche la revoca dello stato di emergenza in vigore dal 1963, la riforma della legge sui partiti, l'aumento dei stipendi dei dipendenti pubblici e privati, e il miglioramento della condizione dei più poveri nel Paese. Ora bisognerà attendere la reazione della piazza, dopo gli appelli dell'opposizione in rete di una grande manifestazione per chiedere la fine del regime da oltre 40 anni in carica.

20.000 siriani in piazza - L'annuncio del portavoce del presidente siriano arriva dopo una serie di manifestazioni, alcune delle quali soppresse nel sangue. L'ultima è avvenuta giovedì 24 marzo. Scandendo slogan a favore della libertà, circa 20.000 siriani sono scesi in piazza per partecipare ai funerali di nove manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza nella città merdionale di Deraa, secondo quanto riferito da alcuni testimoni. "Dio, Siria, libertà. Il sangue dei martiri non è versato invano"! scandivano una volta giunti al cimitero meridionale della città siriana.
Ma il numero dei caduti sarebbe anche più alto. Secondo un funzionario dell'ospedale della città mercoledì sono stati portati i corpi di almeno 25 persone, tutti con ferite di arma da fuoco, decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Fonti locali descrivono una città fantasma, con traffico quasi inesistente e scuole e banche chiuse e gruppi di difesa dei diritti umani e testimoni oculari denunciano arresti di massa in tutto il Paese da parte delle forze di sicurezza.

Arresti in tutto il paese - Amnesty international ha preparato una lista con 93 nomi di persone arrestate questo mese a Damasco, Aleppo, Banias, Daraa, Ham, Homs, per le loro attivata su internet. "Ma il numero dei fermati  - si legge in una nota di Amnesty - potrebbe essere molto più alto". Si tratterebbe di persone di età compresa tra le 15 e le 45 anni, compresi, studenti, intellettuali, giornalisti e attivisti. L'osservatorio siriano per i diritti umani con base a Londra ha denunciato l'arresto di Ahmad Hadifa, blogger 27enne colpevole di aver appoggiato su Facebook le proteste di Daraa. Il giovane era già stato fermato più volte nel mese scorso per la sua attivita' sulla rete.

Una moschea al centro della protesta - Nonostante in Siria dal 1963 sia in vigore lo stato di emergenza, da giorni in centinaia provano a protestare per chiedere la fine del regime di Assad. La moschea Omari di Daraa è diventata il luogo simbolo delle manifestazioni ma anche di una violenta repressione delle forze di sicurezza. Da oltre una settimana si sono accampati introno al luogo di culto oltre 300 persone per dire basta al regime baathista del presidente Bashar Assad da 40 anni al potere. Attorno a Saraa, il cui governatore è stato destituito da Assad, sono stati allestiti posti di blocco dell'esercito che procede ad accurati controlli dell'identità di tutti i passeggeri confrontandola con una loro lista di nomi.

La testimonianza: la repressione non ci fa paura - "Andremo avanti con la  rivoluzione, la dura repressione del regime era prevista e non ci fa  paura". E' quanto afferma a condizione di anonimato un giovane  attivista siriano che commenta le  violenze di ieri a Deraa.
"La nostra iniziativa - spiega l'attivista - si muove sulla scia delle altre rivolte che hanno in questi mesi rivoluzionato il mondo  arabo. Anche noi - prosegue - chiediamo innanzitto un cambio di  regime, libertà e lavoro in un paese dove il 60% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà".
"Il popolo sta chiedendo la caduta del regime e l'abolizione  della legge sullo stato di emergenza del 1963 (che vieta le  manifestazioni pubbliche, ndr), vogliamo la libertà di poter  manifestare e scendere nelle strade e avere il diritto di trovare un  lavoro", afferma un altro attivista, anch'egli a condizione di  anonimato per motivi di sicurezza.
E proprio sulla repressione delle manifestazioni arriva l'allarme di Amnesty International, che ha chiesto al governo siriano di assicurare che le sue forze di sicurezza pongano fine agli attacchi contro i manifestanti e altre persone durante le proteste in corso.

Rivolta partita in rete - Anche in Siria, come in altri paesi arabi, la  mobilitazione alla rivolta sembra essere cominciata proprio da  Facebook, dove un gruppo creato il 15 Marzo incitava ad una  "rivoluzione siriana contro Bashar al Assad", chiedendo la fine della  corruzione e della povertà.
"Non abbiamo paura e non cederemo alle minaccie del regime -  afferma un altro giovane - Questa volta è il momento della Siria.  Non vogliamo nessuna trattativa e nessun compromesso conal-Assad. Il popolo - conclude - vuole la caduta del regime".

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