Libia, quando le Frecce tricolore dissero "no" al raìs

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Nel 2009 il comandante della pattuglia acrobatica, "prestata" a Gheddafi per celebrare i 40 anni della rivoluzione, si rifiutò di sostituire la scia bianca, rossa e verde con una solo verde. Evitando una concessione simbolica ai capricci del Colonnello

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di Cristina Bassi

“O lasciamo la scia bianca, rossa e verde oppure torniamo in Italia senza esibirci”. Primo settembre 2009, in piena fase di “ottimi rapporti di amicizia” tra Italia e Libia. Muammar Gheddafi si prepara a celebrare in grande stile i 40 anni della rivoluzione Verde, quella che l’ha portato al potere. Tra parate di carri armati, cammelli ed elefanti il raìs ha un capriccio: vuole che le Frecce tricolori, la pattuglia acrobatica nazionale (Pan) dell’Aeronautica militare che insieme a quelle di Francia, Portogallo e Serbia si alzerà in volo durante la cerimonia, invece di stendere dietro di sé il tradizionale fumo con i colori della bandiera italiana, lascino una scia verde.

Ma quella volta il Colonnello si trova davanti un militare italiano patriottico e irremovibile, il tenente colonnello Massimo Tammaro, comandante (oggi ex) della Pan. “Non ci alzeremo in volo se le Frecce non potranno stendere il fumo bianco, rosso e verde”, ripete Tammaro alle autorità libiche che da giorni continuano a chiedere uno strappo alla regola. Quel tricolore evidentemente non andava proprio giù a Gheddafi, che forse si aspettava che gli amici italiani cedessero. “I piloti italiani che in passato venivano a bombardare la città di Tripoli, oggi vengono a congratularsi con il popolo libico per i 40 anni della Rivoluzione”, aveva annunciato pochi giorni prima dell’anniversario, durante un incontro con Silvio Berlusconi. Di certo non immaginava che un anno e mezzo più tardi gli aerei italiani sarebbero tornati sui cieli libici di nuovo da nemici.

Oggi i piloti delle Frecce non sono autorizzati a parlare di quella vicenda. Ma il gran rifiuto di Tammaro allora ha rischiato di causare un incidente diplomatico. Dopo le sue prime dichiarazioni sia il ministro della Difesa Ignazio La Russa sia il premier Berlusconi ribadivano che la pattuglia si sarebbe esibita rispettando lo schema riproposto in tutti i Paesi. Nessuna eccezione per Gheddafi, anche se la querelle coinvolge capi di Stato maggiore e ambasciatori. La prova generale degli aerei italiani del giorno precedente comunque veniva annullata in extremis, ufficialmente per motivi di sicurezza, l’esibizione rimaneva in bilico fino all’ultimo e si svolgeva con un programma ridotto. In sostegno di Tammaro, sostituito alla guida della Pan nel febbraio 2010, è nato anche un gruppo su Facebook e quella sera, dopo la parata di Tripoli, il comandante ha dichiarato: “Ho ricevuto centinaia di messaggini che mi incitavano a fare il Tricolore e solo quello. È una bella cosa, perché vuol dire che ci siamo attaccati a questa bellissima bandiera”. Quando la minaccia è verde, leghista o libica, gli italiani rispolverano il simbolo spesso dimenticato.

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