Giappone, quei tweet da Fukushima: "E' tutto distrutto"

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Un ufficiale dell'esercito, di stanza nei pressi della centrale nucleare, racconta su Twitter quello che vede a quasi 23mila followers: "E’ incredibile. Tutto è stato raso al suolo, non resta alcuna traccia della città che c’era prima". FOTO E VIDEO

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"Oggi, per la prima volta, sono stato nelle zone colpite dallo tsunami. E’ incredibile. Tutto è stato raso al suolo, distrutto, non resta alcuna traccia della città che c’era prima". Il diario quotidiano della tragedia di Fukushima si scrive anche sul web. Grazie ai tweet di @kir_imperial, pseudonimo di un soldato dell’esercito del Giappone impegnato nelle operazioni di ricerca ed evacuazione nei pressi della centrale nucleare danneggiata in seguito allo tsunami dell'11 marzo. Kir_imperial non fa parte dei 50 eroi di Fukushima, un gruppo scelto di tecnici che dopo l’evacuazione dello stabilimento sono rimasti, malgrado le radiazioni, per cercare di contenere il pericolo di crisi nucleare. Ma dalle zone intorno alla centrale, dov’è di stanza dal 12 marzo, racconta le sue giornate e commenta quel che vede per quasi 23mila persone che lo seguono su Twitter.

I suoi tweet, tutti in ideogrammi giapponesi tradotti dalla testata online Global Voices che gli ha dedicato un articolo, sono stati raggruppati su un canale unico da inumash sull’aggregatore Togetter: si intitola “Tweet di un ufficiale impegnato nelle operazioni di soccorso sul luogo della catastrofe”. I messaggi li posta sul suo account mentre si sposta da un luogo all’altro, quando è in pausa, durante le evacuazioni. e sono quasi sempre tweet disperati, come quando scrive: "Non abbiamo l’equipaggiamento adatto, le costruzioni sono rovinate dallo tsunami, non possiamo metterci al coperto. Suppongo che quello che deve succedere, succederà".
I due primi tweet ripresi da inumash sono stati pubblicati l’11 marzo 2011: “Mobilitazione d’urgenza” seguito da un “Pronto a partire. Agli ordini, quando vuoi”.
Arrivato nei pressi della centrale nucleare il giorno dopo, commenta ciò che vede in un’escalation che tocca prima lo stupore, poi la disperazione, infine il fatalismo : "Siamo morti di fatica e lo scenario è molto peggiore di quel che ci eravamo aspettati" oppure "Ci dicono di rifugiarci all’interno, ma dove? Non ci sono più edifici dove nascondersi".


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