Attacco al bunker del raìs. E Gheddafi bombarda un ospedale

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Lo rivela la tv Al Arabiya, mentre alcuni testimoni riferiscono dei colpi sparati dai tank del Colonnello su Misurata. Secondo il comando inglese “l’aviazione libica è distrutta”. La Nato: “Pronti ad agire”. Ma la Francia frena. LO SPECIALE

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Ancora bombe sulla Libia. Continua anche nel quinto giorno di guerra l'intervento militare internazionale contro Gheddafi, mentre non si fermano gli scontri tra le truppe vicine al raìs e i ribelli.
La tv satellitare Al Arabiya ha riferito che la caserma-bunker di Muammar Gheddafi a Ajdabiya è sotto attacco aereo. Non si tratta quindi del covo di Tripoli dal quale il raìs ha parlato martedì sera ai suoi sostenitori.
Secondo alcuni testimoni, invece, un bombardamento delle forze lealiste (gli uomini fedeli al raìs) avrebbe colpito un ospedale di Misurata; diverse esplosioni si sarebbero invece sentite vicino a Tripoli. Inoltre carri armati di Gheddafi avrebbero preso posizione agli ingressi orientale e occidentale di Ajdabiya.
Intanto, la Nato si dice pronta a intervenire ma non si sciolgono i nodi relativi al suo impiego, con i dubbi della Francia che preme per un ruolo esclusivamente tecnico (e non politico) da parte dell'Alleanza.

"Distrutta la forza aerea libica" - "L'aviazione libica non esiste più come forza di combattimento. E il sistema integrato di difesa aerea, il comando e le reti di controllo sono state seriamente danneggiate, al punto che possiamo operare senza rischi in Libia". E' quanto sostiene un alto comandante britannico. "Ora stiamo applicando una pressione sostenuta e senza sosta sulle forze armate libiche", ha spiegato il vice maresciallo Greg Bagwell. Dalle forze aeree l'attacco della coalizione dei volenterosi si sposta così sulle forze di terra. Il Pentagono ha annunciato infatti di aver attaccato dall'aria le forze pro Gheddafi che minacciano le città di Ajdabiya, Misurata e Zawiya.

Gli insorti formano un amministrazione provvisoria - Intanto il Consiglio nazionale degli insorti della Libia ha formato un'amministrazione provvisoria ed ha incaricato Mahmud Jabril di guidarla. La notizia, pubblicata con grande evidenza sul sito della tv Al Jazeera è stata comunicata da uno dei portavoce del Consiglio, Nisan Gouriani. "Il Consiglio nazionale è un organo legislativo ma abbiamo bisogno di un organo esecutivo per assumere il controllo e mettere in atto una forma di amministrazione", ha detto ad Al Jazira precisando che "la posizione degli insorti è stata chiara sin dall'inizio: la Libia è indivisibile". "La nostra capitale è Tripoli e sarà per sempre Tripoli", ha aggiunto il portavoce degli insorti. "Stiamo lottando per liberare la parte ovest del paese e Tripoli e mantenere il paese unito". 
Sulle azioni degli insorti è intervenuto anche Barack Obama: "Speriamo che i ribelli sappiano organizzarsi in modo da arrivare presto ad un governo democratico legittimo, espressione delle loro aspirazioni", ha detto il presidente Usa in un'intervista alla Cnn.

Francia: ruolo tecnico per la Nato - Sul fronte diplomatico, invece, resta da chiarire la questione del comando dell'operazione Odissea all'alba. Dopo l'accordo politico tra Usa, Francia e Gran Bretagna sulla discesa in campo dell'Alleanza atlantica nelle operazioni militari in Libia, restano molte questioni da risolvere. La Francia, paese che più ha premuto per l'intervento militare, ha infatti dichiarato che la Nato non assumerà la "guida politica" della coalizione internazionale contro il regime di Muammar Gheddafi
La Nato, ha precisato, interverrà in Libia come "strumento di pianificazione e di condotta operativa" nell'applicazione di una no-fly zone aerea.

La Nato: "Pronti ad agire" - Da parte loro, i comandi dell'Alleanza si dicono operativi sin da subito: "La Nato è pronta ad agire se e quando sarà richiesto", ha affermato il portavoce della Nato, Oana Lungescu, sull'accordo raggiunto tra Usa, Gb e Francia per un'entrata in campo dell'Alleanza nelle operazioni militari in Libia con un ruolo chiave.
"I piani sono pronti, ma perché siano lanciati serve il consenso di tutti i 28 partner e le discussioni sono ancora in corso", ha aggiunto la portavoce.

All'Italia toccherà il comando marittimo dell'embargo armi - E proprio nell'ambito Nato l'Italia avrà un ruolo di primo piano nella missione per il rispetto dell'embargo delle armi, con il comando della componente marittima della missione in Libia.
Lo riferisce il colonnello Massimo Panizzi, portavoce del presidente del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola. "Per l'embargo delle armi è stata decisa una operazione da parte della Nato che avrà il contributo di diverse nazioni e vedrà l'Italia come una componente molto importante", ha detto Panizzi. "A Napoli c'è un comando, diretto da un generale americano, la cui componente marittima è comandata dal contro ammiraglio Rinaldo Veri", ha aggiunto il colonnello.

Intesa Pdl e Lega sulla risoluzione - Anche il dibattito politico italiano resta incentrato sulla missione libica. Nel corso del vertice di mercoledì 23 marzo, al quale hanno partecipato i capigruppo di Camera e Senato di Pdl e Lega, da subito critica verso la partecipazione dell'Italia, è stato raggiunto l'accordo per una risoluzione unica della maggioranza di governo sulla questione libica (LA SCHEDA).

Liberati i 3 giornalisti occidentali -
Intanto, sono stati liberati nella notte tra il 22 e il 23 marzo a Tripoli i tre giornalisti occidentali - due reporter dell'agenzia France Presse e un fotografo della Getty Images - arrestati il 19 marzo dalle forze libiche presso Ajdabiya, nell'est della Libia. Lunedì 21 marzo è avvenuto anche il rilascio di quattro giornalisti del New York Times arrestati dalle forze leali a Muammar Gheddafi una settimana prima. "Torture psicologiche e molestie sessuali", così i cronisti raccontano il loro periodo di detenzione nelle mani ai fedelissimi del raìs. 

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