Amnesty denuncia: donne egiziane costrette a test verginità

Un gruppo di donne egiziane scese in piazza Tahrir nei giorni della protesta contro Mubarak
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Preoccupa l’escalation di violenza nel dopo-Mubarak in Egitto. Secondo l’organizzazione internazionale alcune delle manifestanti scese in piazza Tahrir sarebbero state fermate e trasferite in un carcere. Dove avrebbero anche subito delle torture

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Manifestanti egiziane picchiate e costrette a fare il test di verginità, dopo essere state arrestate mentre manifestavano a Piazza Tahrir: a lanciare la grave accusa è Amnesty International che ha chiesto alle autorità del Cairo di fare luce sulle torture inflitte alle dimostranti, sottolineando che "le donne che hanno preso parte in pieno al cambiamento in Egitto non devono essere punite per il loro attivismo". Secondo le testimonianze raccolte dall'organizzazione internazionale, il 9 marzo scorso 18 donne sono state fermate dalle forze di sicurezza egiziane e trasferite nel carcere militare di El Heikstep, a nord-est della capitale.

Il giorno prima, l’8 marzo, centinaia di attiviste si erano ritrovate in piazza Tahrir per la festa della donna. Ma non era andata esattamente come pensavano. La manifestazione organizzata per commemorare anche al Cairo la giornata mondiale delle donne era stata presa d'assalto da un folto gruppo di uomini, che hanno aggredito e insultato le attiviste. Le stesse con cui fino a pochi giorni prima avevano dimostrato fianco a fianco in piazza Tahrir, luogo simbolo della rivolta di popolo che ha portato alla cacciata di Hosni Mubarak.

Fra le donne fermate il 9 marzo c'era anche la giornalista Rasha Azeb, successivamente liberata. Le attiviste sono state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un test di verginità, sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione. "Costringere le donne a sottoporsi al test di verginità è profondamente inaccettabile. Il suo obiettivo è degradare le donne in quanto tali", ha sottolineato Amnesty, invitando il personale medico a rifiutarsi di eseguirlo.
Le detenute fermate a piazza Tahrir sono state portate di fronte ad un tribunale militare e diverse di loro sono state condannate ad un anno di carcere, con la sospensione della pena. Lo svolgimento di processi di imputati civili presso le corti marziali egiziane è stato fermamente condannato dall'organizzazione internazionale, che ha ribadito come "le donne e le ragazze debbano poter esprimere il loro punto di vista sull'Egitto e protestare contro  il governo senza essere arrestate, torturate o sottoposte a trattamenti profondamente degradanti e discriminatori".

La denuncia di Amnesty arriva a pochi giorni dalla vittoria del referendum costituzionale. In Egitto la vittoria schiacciante del sì al referendum sugli emendamenti costituzionali (che permettono ai militari al governo di andare rapidamente a elezioni) è la prima sconfitta dei giovani di piazza Tahrir dalla fine dell'era Mubarak. I fratelli musulmani e quel che resta del partito di governo dell'ex presidente Hosni Mubarak si erano schierati per il sì, mentre i giovani della rivoluzione e numerosi partiti di opposizione all'epoca Mubarak si erano schierati per il "no" dicendo di volere una riscrittura della Costituzione.

Intanto la Commissione che indaga sulle violenze durante le manifestazioni contro l'ex raìs ha chiesto di incriminare Hosni Mubarak e il suo ministro dell'Interno, Habib al-Adli, per omicidio volontario. Durante la Rivoluzione del 25 gennaio, almeno 360 persone morirono e migliaia rimasero ferite, spesso da colpi d'arma da fuoco, proiettili di gomma e getti degli idranti sparati dalle forze di sicurezza.
L'ex ministro dell'Interno al-Adli, già rinviato a giudizio per riciclaggio e sperpero di denaro pubblico, è accusato di aver ordinato di aprire il fuoco sui manifestanti. Per la repressione delle proteste sono già stati arrestati diversi alti ufficiali della polizia.

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