Libia, La Russa: gli italiani sono ancora sul rimorchiatore

1' di lettura

E’ ancora a bordo l’equipaggio della nave Asso Ventidue sequestrata da militari libici. La nave si trova fuori dal porto di Tripoli. L'armatore: "Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta"

Guarda anche:
Tutte le NEWS e le FOTO
AUDIO: Gheddafi, "Vinceremo contro i crociati"
Decollano i Tornado italiani. I VIDEO
LO SPECIALE: Dalle proteste di piazza alla guerra nel Mediterraneo

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha riferito che gli otto italiani (quattro siciliani, tre campani e un laziale) a bordo del rimorchiatore sequestrato da militari libici lungo la costa del Paese nordafricano sono ancora a bordo e che non si conosce la rotta dell'imbarcazione. ''Sono ancora sul rimorchiatore, che non ha toccato terra, non sono sbarcati'', ha detto il ministro parlando alla trasmissione Mattino Cinque. (GUARDA IL VIDEO IN ALTO).
"Si stanno dirigendo verso ovest - ha aggiunto il ministro - ma non sappiamo dove siano veramente diretti perché vanno zig zagando e a bordo ci sono militari libici armati'.

Nel corso di una conferenza stampa, l'armatore Mario Mattioli, si è detto sicuro che "il comandante è in grado di poter diffondere la necessaria tranquillità che deve esserci a bordo, perché in questi casi la cosa più importante è non perdere la calma". L'armatore ha proseguito spiegando che "la nave in questo momento è in una zona in cui c'eè sicuramente monitoraggio. Ci risulta che è in una zona in cui ci sono altre navi. La nave tecnicamente è fuori dal porto (di Tripoli, ndr.) e sembra in questo monento non voler rientrare". Riguardo all'ipotesi che fossero pervenute richieste da Tripoli Mattioli ha dichiarato: "Sicuramente no, non mi risulta".

Il rimorchiatore Asso Ventidue è stato trattenuto in porto a Tripoli dalle 17 di sabato fino alle 13 di domenica 20 marzo, aveva reso noto la società armatrice Augusta Offshore, per poi salpare verso una direzione sconosciuta. L'equipaggio dell'imbarcazione, impegnata in operazioni per conto di un cliente libico partner della compagnia petrolifera italiana Eni è composto da otto italiani, due indiani e un ucraino.
"L'equipaggio sta bene" ha assicurato la società armatrice Augusta offshore, ma la vicenda del rimorchiatore italiano sequestrato dai libici tiene con il fiato sospeso le famiglie dei marittimi, tre stranieri e otto italiani, quattro residenti in Sicilia, tre in Campania e uno nel Lazio.

Il padre di un marittimo: siamo preoccupati - "Siamo preoccupatissimi ci sentiamo abbandonati". Lo dice Salvo Arena, il padre di Antonino, 34 anni, uno dei marittimi a bordo del rimorchiatore Asso 22. Arena, sposato e padre di un bambino di 4 anni, si era imbarcato il 27 gennaio da Augusta e doveva chiudere il suo periodo di lavoro in questi giorni. "Ha sentito Antonino - dice il padre - poco prima della mezzanotte di sabato 19 marzo: ha preferito parlare con me per non trasmettere ansia alla moglie Sofia. Mi ha detto che la situazione era sotto controllo e che stava bene. L'ho sentito sereno, forse non mi ha voluto trasmettere la sua preoccupazione".
"La mia preoccupazione cresce sempre di più - aggiunge l'uomo - perché sono molto allarmato per la situazione che si è venuta a creare in Libia. Non ho ricevuto notizie ufficiali da nessuno - Le uniche notizie le apprendiamo dai telegiornali e dai giornalisti che ci chiamano. Non c'è stato alcun funzionario della Prefettura e nessun esponente del Governo che si sia fatto vivo con noi per informarci sulla vicenda. Sarebbe bastata una telefonata, invece niente".

Leggi tutto