Libia: nave italiana sotto sequestro

Il rimorchiatore Asso Ventidue della società Augusta Offshore "in ostaggio" di uomini libici armati. Sembrava diretto a una piattaforma Eni ma ora fa di nuovo rotta su Tripoli.
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Il rimorchiatore "Asso ventidue" è sotto il controllo di uomini libici armati. Dopo un presunto rilascio, fa di nuovo rotta su Tripoli. Ultimi contatti delle famiglie con l'equipaggio (tra cui otto italiani) sabato sera

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Un rimorchiatore d'altura italiano, l'Asso Ventidue, è stato bloccato nel porto di Tripoli da uomini armati. A bordo 11 membri d'equipaggio: otto italiani, due indiani e un ucraino.

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che "non si può escludere un sequestro" perché "non sappiamo quali sono le intenzioni" dei libici.  "Siamo a disposizione per un'evacuazione del personale del rimorchiatore con ogni strumento possibile", ha aggiunto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. "Quando e se ce lo chiederanno interverremo, ma non dipende solo dalla Difesa".
La situazione è monitorata da una nave della Marina militare, il pattugliatore Comandante Borsini, che si trova nell'area.

Il rimorchiatore è della società Augusta Offshore spa di Napoli, fondata nel 1986, specializzata nel servizio di assistenza alle piattaforme petrolifere in Nord Africa e in Brasile. "In Libia - ha detto l'armatore Mario Mattioli - lavoriamo con un cliente locale partner dell'Eni". L'Asso Ventidue, secondo la ricostruzione della società armatrice, era giunto a Tripoli venerdì scorso dal porto di Mellitah - a 120 chilometri dalla capitale libica, dove la compagnia opera stabilmente dal 2004 - "per una normale attività richiesta dai noleggiatori". Tutto si svolge regolarmente: la sera l'Asso Ventidue imbarca gasolio e resta in attesa di istruzioni.
Nella notte su sabato alcune persone, sedicenti funzionari dell'Autorità portuale libica, salgono a bordo chiedendo una serie di dati tecnici, poi sbarcano. Sabato pomeriggio le stesse persone si ripresentano. Questa volta dormono a bordo. Le "autorità' italiane competenti" vengono costantemente informate dalla compagnia. I fatti precipitano stamani alle 6.30, quando a bordo si presentano "militari libici armati" che intimano al comandante di "sospendere tutte le comunicazioni" e imbarcano due gommoni 'fast boat'. Alle 13 l'Asso Ventidue lascia il porto di Tripoli, "dirigendosi fuori dalle acque territoriali verso nord ovest". Fin qui la ricostruzione dell'armatore.
L'Asso Ventidue non era scortato da navi libiche, ma a bordo vi sono appunto uomini armati, dichiaratisi militari libici, che di fatto tengono l'equipaggio in ostaggio. Il ministro Frattini aveva detto che il rimorchiatore "era stato noleggiato dall'Eni" e che "ora lo stanno portando alla base di una raffineria dell'Eni", nei pressi della quale già incrocia il pattugliatore della Marina militare Comandante Borsini. Gli strumenti di localizzazione di bordo sono stati spenti o distrutti.

In serata, mentre l'Asso Ventidue è diretto verso la piattaforma petrolifera, viene intercettato da un elicottero militare di una delle unità navali della coalizione (forse proprio quello imbarcato sul 'Borsini', ma non ci sono conferme): il rimorchiatore però inverte la rotta e torna verso Tripoli. La situazione resta confusa.

Gli italiani a bordo - quattro siciliani, tre campani e un laziale - "stanno tutti bene", aveva assicurato nel pomeriggio la società armatrice. La moglie di uno degli otto, Salvatore Boscarino, 50 anni, di Pozzallo (Ragusa) ha sentito l'ultima volta il marito sabato sera e l'uomo, confermandole il sequestro da parte di "gendarmi libici", l'ha rassicurata sulle condizioni di salute sue e dei suoi compagni. Rassicurazioni che non sono servite: "sono molto preoccupata", dice la donna. Anche gli altri familiari sono "angosciati".

La situazione è seguita con attenzione dalla Farnesina, che la definisce "fluida" e ritiene "prematura" ogni valutazione. Alla Turchia, che in questo momento sostiene gli interessi dell'Italia in Libia dopo la chiusura dell'ambasciata, è stato chiesto di "fare un passo presso il governo libico - ha spiegato Frattini - per avere immediatamente il via libera alla partenza di questa nave italiana".

L'Asso Ventidue due anni fa salì all'onore delle cronache per una importante operazione di soccorso di immigrati di cui fu protagonista: era il marzo del 2009 quando il rimorchiatore riuscì a mettere in salvo oltre 350 migranti al largo delle coste libiche. In quel periodo il rimorchiatore, lungo 75 metri, stava assistendo tre piattaforme petrolifere al largo della Libia quando incrociò una carretta del mare in difficoltà carica di migranti che fu agganciata e rimorchiata fino al porto di Tripoli. In seguito al quell'operazione la Cgil Campania chiese che all'equipaggio del rimorchiatore fosse conferita la medaglia al valor civile.

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