Tunisia, la primavera democratica passa (anche) dai media

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All'indomani della rivoluzione e della fuga di Ben Ali, Internet rimane la piattaforma di riferimento per l'informazione e il dibattito politico, ma Facebook e Twitter non bastano più. Viaggio tra nuovi progetti e vecchi blogger

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di Greta Sclaunich

Sono 11 studenti, hanno in media 21 anni e l’ambizione di “informare, educare, sensibilizzare a fare da intermediari tra i giovani e i politici” nella Tunisia del dopo-rivoluzione. Per questo hanno creato una piattaforma online che prende il nome dal gruppo – Jeunes Indépendent Démocrats (JID) – che si propone di fornire informazioni verificate e oggettive. Il loro è uno dei tanti progetti in corso di formazione nello stato nordafricano da poco liberatosi dal regime di Ben Ali: come scrive il sito francese Rue89, che gli dedica un reportage, il panorama giornalistico tunisino è in gran fermento dal 14 gennaio, giorno in cui il presidente Ben Ali fuggì dal Paese.
Perché se nella frenesia della rivolta Facebook, Twitter e i blogger erano diventati punti di riferimento indispensabili per sapere cosa sta accadendo in Tunisia adesso si punta anche su progetti giornalistici più solidi e strutturati.

“L’idea ci è venuta all’indomani della rivoluzione. Avevamo assistito a un flusso di informazioni contraddittorie e vaghe che confondevano tutti, in particolar modo i giovani che, per la maggior parte, hanno delle conoscenze politiche piuttosto vaghe”, raccontano via email a Sky.it i ragazzi di Jid.
Sotto accusa i media del regime, certo, ma anche i social network dove spesso venivano riportate notizie che nessuno verificava. Loro, studenti e studentesse di diverse facoltà (citano diritto, medicina, cinema, lingue e scienze) considerano invece basilare la verifica delle informazioni. Rivendicano la loro indipendenza e affermano di “non avere l’ambizione di fare politica” (il loro statuto proibisce la militanza nei partiti). Vogliono però “parlarne e cercare di dare ai giovani gli strumenti pedagogici necessari per poter compiere scelte politiche ed essere pronti alla sfida di costruire una vera democrazia in Tunisia”. Per ora lo fanno con articoli di cronaca e pezzi didattici che spiegano, per esempio, come funzionano i poteri del loro stato ma anche quali sono i rapporti tra la laicità e l’Islam. In futuro, magari entro le elezioni della costituente previste per il 24 luglio, vorrebbero allargare il dibattito alle aule delle università con convegni ed incontri.

Tunisia Reporters Agency, invece, nasce come evoluzione di un gruppo nato proprio durante la rivolta. Ne fanno parte la fotografa Sophia Bakaret, che insieme ad altri blogger ha coperto la rivoluzione diffondendo foto e informazioni su Facebook e Twitter, la giornalista Olfa Riahi, sospesa dalla radio tunisina Express FM, e l’informatico Walid Sultan Midani. L'obiettivo è fornire notizie sulla Tunisia ai media nazionali e internazionali basandosi su una rete di corrispondenti locali e di qualche giornalista di punta. La pagina Facebook dell’agenzia è già attiva mentre il sito è ancora in fase di costruzione. Anche Fhimt.com non è ancora online, ma i suoi creatori Talel Ben Ghorbal ed Heykel Djerbi, intervistati da Rue89, hanno grandi progetti: il sito dovrebbe diventare una piattaforma per lo sviluppo del dibattito democratico aperta a giornalisti, blogger, ricercatori, studenti ma anche semplici cittadini. Il nome viene da “Fhim’tkom” ("vi ho capiti") frase pronunciata da Ben Ali nel suo ultimo discorso. Ci saranno articoli che spiegano la politica del paese (come saranno effettuati gli scrutini delle votazioni, quale sarà il ruolo del Parlamento) e altri di analisi.

E i blogger? Non stanno a guardare. Alcuni di loro collaborano con i media, come Haythem El Mekki che è da poco approdato a radio Mozaique, la prima radio privata tunisina. Qualcuno si è avvicinato alla politica seguendo l’esempio di Slim Amamou, trentenne da poco nominato sottosegretario al ministero della Gioventù e dello Sport. Altri, invece, continuano a scrivere e postare informazioni e commenti sul loro Paese che vengono raccolti e rilanciati dalla blogosofera e da aggregatori come Tunisie blog e Nawaat. E' il caso di Lina Ben Menni, il cui blog atunisiangirl era stato uno dei più seguiti della rivoluzione: tutti i suoi post vengono commentati, condivisi e ri-twittati da decine di internauti.

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