Libia, a Bengasi è scontro frontale tra Gheddafi e i ribelli

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I militari ai ribelli: deponete le armi entro domenica e sarete graziati. Intanto alcuni aerei bombardano l’aeroporto della città. Giallo sulla situazione a Misurata. Ancora nessun accordo dal fronte internazionale per la no-fly zone. FOTO E VIDEO

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Sospensione delle operazioni militari da domenica prossima per consentire ai "terroristi" di deporre le armi e di beneficiare di una grazia. Secondo quanto riferiscono alcune agenzie, sarebbe questo il tentativo di tregua proposta dall'esercito libico ai ribelli.
La proposta arriva dopo le dichiarazioni del figlio di Gheddafi, che si è detto convinto che la riconquista di Bengasi delle forze lealiste sarebbe avvenuta entro 48 ore
Intanto continua la battaglia per il controllo della zona, roccaforte dei ribelli libici: aerei militari delle forze pro-Gheddafi hanno bombardato l'aeroporto di Benina, 10 km a sud della città.

Giallo su Misurata - Intanto è giallo sulla situazione in un'altra grande città libica, Misurata. La televisione di Stato libica ha annunciato che le forze fedeli a Muammar Gheddafi ne avrebbero assunto il controllo strappandola ai ribelli, e sarebbero adesso impegnate a "sterilizzarla, ripulendola dalle bande terroristiche".
La notizia è stata pero' smentita dagli insorti e anche da diversi abitanti della città, raggiunti telefonicamente. "Non è vero quello che dice la tv", ha tagliato corto uno di loro. "Misurata è tranquilla e non c'è alcun rumore di bombardamenti".

Gheddafi: "L'Occidente gonfia le cifre" - E mentre prosegue la battaglia, Gheddafi torna a parlare  L'Occidente "gonfia le cifre" dei morti negli scontri in Libia, che sono "tra i 150 e i 200", non di più.
In un'intervista alla tv russa in lingua araba "Rusia al-Ayum" il colonnello ha aggiunto che le proteste nel suo Paese non hanno niente a che vedere con quanto accaduto in Tunisia ed Egitto e che in Libia "il potere e' del popolo". "Qui non ci sono proteste, si tratta di pochi banditi che si nascondono nei palazzi e sparano di notte per terrorizzare la gente", ha affermato il Colonnello, "ammazzano la gente, come Al Qaeda". Il rais ha ammesso che i rivoltosi "controllano vari palazzi di Bengasi, Al Baida e altre città", ma, ha aggiunto, "non hanno richieste, il governo dell'opposizione non esiste".

Nessun accordo sul fronte internazionale - Intanto gli sforzi diplomatici per mettere fine allo spargimento di sangue restano nel pantano. Tre settimane dopo la prima proposta per una no-fly zone, nessun accordo è stato raggiunto.
E tutto ciò accade, nonostante gli Stati Uniti abbiano impresso una decisa accelerata alla possibilità di imporre tale misura, e dicendosi anzi disposti ad andare oltre. Al termine di una lunga maratona negoziale tenuta tra i 15 al palazzo di Vetro di New York, la rappresentante statunitense Susan Rice ha detto di augurarsi che quando tornerà a riunirsi il Consiglio possa fare propria la bozza presentata da Francia Gran Bretagna e Libano, ma non solo.
"Spero che riusciremo ad approvare una risoluzione già domani (giovedì 17 marzo), stiamo lavorando duro per farlo", ha detto. Scambiando alcune battute con i giornalisti, la Rice ha poi sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti ad appoggiare misure che "vadano anche oltre alla no fly zone", perché "la situazione sul terreno è cambiato e potrebbe essere necessario" per la protezione della popolazione civile.

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