Se una "scimmia" si candida al Pulitzer

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Un viaggio nel futuro del giornalismo, tra adolescenti che battono le grandi agenzie di stampa e robot che scrivono notizie di sport meglio degli umani. Leggi un estratto di “La scimmia che vinse il Pulitzer” (Bruno Mondadori), in libreria dal 18 marzo

di Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo

1. Nella tana della bestia
Il più prolifico giornalista di tutti i tempi abita al terzo piano di una palazzina di Evanston, sobborgo universitario immerso nel verde della periferia nord di Chicago. Riesce a scrivere una notizia, con tanto di titolo, sommario e immagine di contorno, in meno di un secondo.
Quando lavora per otto ore al giorno – e lo fa spesso, perché non sente la fatica – arriva a sfornare 150 mila articoli la settimana, sabato e domenica esclusi. È il sogno di ogni editore, ma anche l’incubo di molti colleghi che, per colpa sua, da un giorno all’altro potrebbero trovarsi senza lavoro.
Raccontano che abbia l’istinto del reporter di razza e la velocità di scrittura del veterano. Per ora si occupa solo di baseball, ma presto inizierà a cimentarsi anche in altri sport: calcio, football americano, hockey. [...]

Il più veloce giornalista di tutti i tempi non si firma con nome e cognome, ma utilizza uno pseudonimo: Stats Monkey, letteralmente “Scimmia delle statistiche”. Non si tratta di un vezzo, né della sigla dietro cui si nasconde una fabbrica di redattori sottopagati. La Scimmia non è un essere umano in carne e ossa, né tanto meno un primate super intelligente, ma una creatura fatta di 0 e di 1, un software a cui è stato insegnato a scrivere notizie alla velocità della luce e in un inglese impeccabile.

Quando si è presentata al mondo, a fine 2008, ha seminato il panico nelle redazioni dall’Europa all’America. «Nel giro di poco tempo, i cronisti sportivi saranno del tutto obsoleti», ha scritto il sito della NBC. «Stats Monkey spingerà i giornalisti ad assumere molti flaconi di Tums [noto rimedio contro l’acidità di stomaco, N.d.A.]», ha ironizzato il “New York Times”. Al di là della prevedibile preoccupazione tra i reporter tradizionali, c’è stato anche chi è rimasto di stucco di fronte alla perfezione glaciale dei suoi turboarticoli. Per uno sport come il baseball, dove abbondano numeri e statistiche, la Scimmia sembra molto più brava, precisa ed efficiente dei colleghi umani.

2. Alan Turing va allo zoo
Il più veloce giornalista di tutti i tempi – l’abbiamo già detto – non è un essere umano. Il problema è che nessuno se ne accorge. Provate anche voi a confrontare gli incipit di questi tre articoli su una partita di baseball giocata il 22 maggio 2010 tra le squadre dell’Università dell’Illinois e dell’Indiana. Uno è stato scritto dalla Scimmia, gli altri due da giornalisti in carne e ossa.

1) "La squadra dell’Indiana ha terminato la stagione vincendo 16-6 su Illinois, lo scorso sabato a Sembower Field. Tre diversi giocatori hanno realizzato tre battute valide per gli Hoosiers, che con la vittoria hanno conquistato la sesta posizione nella classifica del torneo Big Ten".

2) "Nonostante le difficoltà incontrate da Matt Carr, gli Indiana Hoosiers sono riusciti a rimontare e a sconfiggere Illinois per 16 a 6. Carr ha concesso 6 punti in 7 inning, ma il bullpen [i lanciatori che entrano a partita iniziata, N.d.A.] non ha concesso punti; gli attaccanti hanno messo a segno 17 battute utili per completare il lavoro, assicurando così la vittoria agli Hoosier (27-25)".

3) "Illinois ha pareggiato con Indiana segnando due punti nel terzo inning, ma gli Hoosiers hanno messo a segno 14 punti nelle loro ultime 6 apparizioni al piatto, vincendo contro gli “Illini”, sabato a Sembower Field. L’esterno centro ha battuto il record scolastico per basi rubate in una stagione, grazie alla seconda base rubata nel quinto inning, e il seconda base Christian Cummins ha messo a segno un 2 su 4".

Notate differenze significative? Sapreste dire con sicurezza quale è stato composto dalla macchina? Con molta probabilità la risposta sarà no. L’esperimento che vi abbiamo appena sottoposto non è solo un gioco. Può anche essere visto come una versione estremamente semplificata del test di Turing, ovvero l’idea guida di chiunque coltivi progetti di macchine ad alto quoziente intellettivo. Formulato dal matematico inglese Alan Turing, dice pressappoco così: un automa potrà essere considerato veramente intelligente solo nel momento in cui un essere umano che interagisca con lui non si accorga che nelle vene dell’interlocutore non scorre sangue. Insomma, se la macchina ci inganna vuol dire che è abbastanza furba per essere paragonata a un uomo.

«La Scimmia sa scrivere proprio bene, eh?», commenta soddisfatto Kristian Hammond, il direttore dell’Intelligent Information Lab della Northewestern University, quando gli si fa notare che è impossibile riconoscere gli articoli scritti dalla sua creatura. Altissimo, occhi azzurro ghiaccio e capelli corti e biondi, Hammond ha modi eleganti e un tono di voce sempre posato. Chiama il suo software «the Machine», la macchina, una definizione che, nel suo accento dell’Illinois, suona quasi affettuosa. [...]

Il problema, ci spiega candidamente mentre sorseggia un caffè lungo nell’ufficio accanto a quello della Scimmia, non è il test di Turing ma i nostri pregiudizi pro-sapiens: «Siamo convinti che la macchina sia per forza meno brava a scrivere rispetto agli umani e quindi andiamo alla ricerca dell’attacco peggiore. E siccome non ne troviamo uno che sia palesemente inferiore agli altri rimaniamo spiazzati». Nel caso della Scimmia, ci fa capire, sarebbe meglio mettere da parte i pregiudizi, visto che quello uscito dalla penna di Stats Monkey, il numero due, è probabilmente anche il migliore.

Il segreto attraverso il quale la Scimmia riesce a ingannarci è nascosto in un algoritmo in grado di riprodurre le due anime del giornalista: il raccoglitore di dati e lo scrittore. «Gli uomini ricorrono a taccuini o computer portatili, la macchina a un linguaggio di programmazione che permette di essere molto più veloci ed efficienti», spiega Kristian, mentre sulla porta si affaccia un signore sulla cinquantina che indossa una polo azzurra: «Larry Birnbaum, il condirettore di questo laboratorio», lo introduce. [...]

«Il primo obiettivo che ci siamo dati è stato proprio questo», dice Hammond, «la Scimmia deve scrivere dannatamente bene. Altrimenti la gente non tornerà a leggerti e non riusciremo mai a essere credibili.» Ma come insegnare a una macchina che ragiona solo con numeri e formule le sottigliezze e le ambiguità del linguaggio naturale? La svolta per il progetto è arrivata dalla collaborazione con la vicina Medill School of Journalism della Northwestern University. «Abbiamo lavorato fianco a fianco con loro», dice Birnbaum precedendo sul tempo il collega, «per analizzare la struttura di migliaia di articoli di baseball e poi costruire un repertorio il più possibile completo e diversificato di termini ed espressioni codificate nell’informazione sportiva.» Il risultato è un immenso database con indicazioni precise per descrivere ogni momento della partita. «Se, per esempio, la macchina nota che un giocatore ha segnato pochi punti nei primi inning, mentre le sue performance si impennano sul finale, capisce subito che è lui il protagonista della partita. È su di lui che deve concentrarsi, fin dall’attacco dell’articolo», aggiunge Hammond. [...]

Stats Monkey rappresenta un importante progresso per il settore dell’intelligenza artificiale ancora in attesa dell’avvento della macchina che supererà il test di Turing. Secondo Ray Kurzweil, noto imprenditore e futurologo californiano, il grande momento arriverà nel 2029. Come tutti gli informatici che si cimentano in questo campo, anche Kristian e Larry hanno ben presente l’importanza di quell’evento. Tuttavia, dopo anni passati a sporcarsi le mani con il giornalismo, i loro obiettivi hanno assunto un carattere meno accademico e più prosaico: «Qualcuno ha scritto che entro il 2030 un computer vincerà un Premio Pulitzer. Siamo convinti che questo accadrà molto prima», afferma Larry con un sorriso ammiccante che lascia intendere molto più di quanto non dicano le parole. Kristian, invece, resta impassibile.

Nessuno dei due, infatti, lo ammette esplicitamente ma, se mai il Pulitzer sarà assegnato a una macchina, l’Intelligent Information Lab è sicuramente in buona posizione per aggiudicarsi il più ambito premio giornalistico americano. Sempre, ovviamente, che la Columbia University di New York, l’istituzione che dal 1917 gestisce il riconoscimento, accetti di consegnare il premio a una Scimmia che scrive di baseball. [...]
Tutti i diritti riservati.© 2011, Pearson Italia, Milano-Torino.

Tratto da Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo, La scimmia che vinse il Pulitzer, Bruno Mondadori, pp. 192, euro 16

Un estratto del capitolo che dà il titolo al libro: protagonista un software che scrive notizie di baseball in un inglese impeccabile, senza alcun intervento umano.  Per altre informazioni e materiali extra sul libro, è online il blog www.lascimmiachevinseilpulitzer.it

Nicola Bruno, giornalista, è co-fondatore di effecinque, agenzia giornalistica specializzata in formati e prodotti innovativi per l'informazione online. E' stato Journalist Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism.

Raffaele Mastrolonardo, giornalista, scrive di tecnologia e internet per quotidiani e riviste di carta e online. Tra questi, sky.it. il manifesto e il Corriere della sera. E' co-fondatore di effecinque.

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