Wikileaks: "In Giappone politiche nucleari antiquate"

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Il sito di Assange pubblica un documento riservato, datato 2008, che mette sotto accusa le compagnie elettriche, colpevoli di "nascondere i costi e i problemi di sicurezza legati all'energia"

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Il governo giapponese, favorito dall'atteggiamento 'muro di gomma' tipico della burocrazia nipponica nonché dal potere detenuto dalle compagnie elettriche, continuerebbe a sostenere, da un lato, una politica nucleare "antiquata", mentre, dall'altro, "limiterebbe l'accesso alle informazioni da parte del pubblico e dei deputati".
Atteggiamento che si spingerebbe sino a "insabbiare" alcuni "incidenti nucleari".

E' quanto si legge su un cablogramma pubblicato da Wikileaks. Il documento, datato 27 ottobre 2008, raccoglie le confidenze del deputato Liberal-Democratico Taro Kono, figlio del veterano della politica giapponese Yohei Kono.
Secondo il parlamentare, le compagnie elettriche nipponiche sono colpevoli di "nascondere i costi e i problemi di sicurezza legati all'energia nucleare", in particolare in relazione al programma di "trattamento del combustibile" (reprocessing) e allo "stoccaggio delle scorie".

A suscitare la maggior parte delle critiche è poi il ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (METI), "prigioniero di vecchie politiche, di funzionari che le hanno ricevute da personale più anziano che non possono mettere in questione".
Kono ha quindi accusato il METI di "insabbiare" gli incidenti nucleari e di tenere nascosti i "veri costi" del settore nucleare.
Che di fatto trasferirebbe il prezzo dei suoi fallimenti sulla bolletta dei giapponesi. In questo senso il deputato dell'LDP, sconfitto nella corsa alla presidenza del partito nel settembre del 2009 da Sadakazu Tanigaki, cita l'esempio del reattore FBR (fast breeder reactors) di Monju, ancora fuori uso dopo un incidente avvenuto nel 1995.

"Piuttosto che cancellare il programma - confida - le compagnie hanno sviluppato il piano MOX (Mixed Oxide)". Che è carissimo. Tanto che risulterebbe più economico e sensato "acquistare una montagna di uranio in Australia".
Ma non è tutto. Oltre alla cultura delle segretezza - il METI passerebbe ai deputati nipponici solo le informazioni che non contraddicono le politiche del ministero - c'è l'avversione alle rinnovabili, checché ne dicano gli spin doctor del METI. "Invece di sostenere lo sviluppo di energie pulite, il ministero ha passato una legge che permette alle compagnie elettriche di poter acquistare solo una minima parte del loro pacchetto energia dalle rinnovabili".
Questo nonostante il fatto che l'isola di Hokkaido sia ricca di vento "non utilizzato". In ultimo la questione delle scorie. Il Giappone, lamenta Kono, non possiede un sito di stoccaggio delle scorie di alta sicurezza. "Sempre che - conclude - nel paese dei vulcani e dei terremoti sia davvero sicuro piazzare le scorie nel sottosuolo".

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