Gheddafi: "Se ci attaccate, ci alleiamo con Al Qaeda"

Muammar Gheddafi
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In un'intervista a Il Giornale il leader libico dice che in caso di intervento della Nato dichiarerà la guerra santa. Poi sostiene di sentirsi tradito da Berlusconi. La riconquista della Cirenaica? "Una questione di tempo"

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Se i governi occidentali "si comporteranno come in Iraq, la Libia uscirà dall'alleanza internazionale contro il terrorismo. Ci alleiamo con al Qaida e dichiariamo la guerra santa". Lo dice in un'intervista esclusiva al Giornale il leader libico Muammar Gheddafi che afferma anche di essere "scioccato dall'atteggiamento degli europei" e di sentirsi "tradito" da Berlusconi. Il colonnello afferma che non c'è spazio di dialogo con i ribelli perche' "il popolo" è dalla sua parte, anzi è "la gente" che "chiede di intervenire" contro le "bande armate". "Negoziare con i terroristi legati ad Osama Bin Laden - ribadisce - non è possibile. Loro stessi non credono al dialogo, ma pensano solo a combattere e ad uccidere".

A Bengasi, sottolinea il colonnello, "la popolazione ha paura di questa gente e dobbiamo liberarla". Anche i membri del Consiglio nazionale dell'opposizione, aggiunge, è "come se fossero ostaggio di Al Qaida. Il Consiglio è una facciata, non esiste". La riconquista della Cirenaica è una questione di tempo: "Ci sono solo due possibilità: arrendersi o scappare via. Questi terroristi utilizzano i civili come scudi umani, comprese le donne". La comunita' internazionale, prosegue il leader libico, "non sa veramente cosa accade in Libia. Il popolo è con me. Il resto è propaganda. Posso solo ridere". Gheddafi si dice quindi "scioccato" dall'atteggiamento degli europei, che "in questa maniera hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi accordi sulla sicurezza nel loro interesse e la cooperazione economica".

Il colonnello si sente anche "tradito" da Berlusconi, mentre Sarkozy, afferma ancora, "ha un problema di disordine mentale. Ha detto delle cose che possono saltar fuori solo da un pazzo". Il colonnello dice di pensare ed auspicare  "che il popolo libico riconsiderera' i legami economici e finanziari e anche quelli nel campo della sicurezza con l'Occidente". Quando "il vostro governo - dice a proposito di quello italiano - sara' sostituito dall'opposizione ed accadra' lo stesso con il resto dell' Europa il popolo libico prendera', forse, in considerazione nuove relazioni con l'Occidente". Se sara' suo figlio Seif al Islam a prendere il suo posto dopo la crisi "lo decideranno i libici attraverso i Comitati popolari e il Congresso del popolo". "Se la scelta verra' dal popolo - afferma il rais - l'accettero"'.

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