Terremoto in Giappone, allerta tsunami in tutto il Pacifico

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In seguito al sisma di magnitudo 8.9 che ha colpito tutto il nord-est del Paese, onde anomale potrebbero investire tutti gli stati che si affacciano sull’Oceano, ad eccezione di Usa e Canada

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Onde anomale alte dai 4 ai 10 metri hanno già investito le coste orientali del Giappone in seguito al terremoto di magnitudo 8,9 che ne ha colpito il nord-est, Tokyo compresa. Ma l’allerta tsunami è stata diramata dal Centro di Monitoraggio Usa per tutto l’Oceano Pacifico ad eccezione che Stati Uniti e Canada. Nel dettaglio: Russia, Taiwan, Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Messico, Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Nicaragua, Panama, Honduras, Cile, Ecuador, Colombia e Perù.


Come si forma uno tsunami - Una gigantesca quantità d'acqua spostata dalla liberazione di una fortissima energia scatenata da un evento sismico: cominciano così i terribili tsunami, le gigantesche onde come quella generata sette anni fa, il 26 dicembre 2004, nel Mar delle Andamane e nel Sud-Est asiatico. Oltre che dai terremoti, questi fenomeni possono essere generati anche da vulcani sottomarini, da esplosioni o dall'impatto di meteoriti. Il termine giapponese tsunami significa letteralmente "onda del porto", a indicare l'impatto violento di questi fenomeni sulle coste.

Nel caso di un terremoto, come è accaduto oggi in Giappone, l'onda viene generata dalla spinta che avviene nel momento in cui la crosta terrestre si deforma progressivamente fino a fratturarsi. Le deformazioni che avvengono sul fondale creano perturbazioni nell'equilibrio dell'acqua finché l'energia liberata al momento della frattura non provoca l'onda. Una grande quantità d'acqua comincia così a spostarsi ad una velocità notevole, paragonabile a quella di un aereo di linea (700 km all'ora). Un fenomeno impressionante ma appena percettibile in mare aperto perché l'onda all'inizio è lunghissima: la sua lunghezza è centinaia di volte maggiore rispetto all'altezza e di conseguenza la pendenza dell'onda è quasi impercettibile. Quando, però l'onda comincia ad avvicinarsi alla costa le cose cambiano. L'onda infatti rallenta non appena entra in acque basse e la sua energia può concentrasi fino a creare un vero e proprio muro d'acqua alto fino a 30 metri. L'impatto è devastante perché onde come queste hanno una capacità di erosione tale da cancellare in un attimo spiagge e vegetazione, distruggere le case e gli edifici che si trovano sulla costa e da provocare allagamenti fino a centinaia di metri nell'entroterra.

Un treno di onde - Quando un terremoto nelle profondità marine rilascia la sua energia nell'oceano si produce un fenomeno simile a quello generato da un sasso che viene lanciato in uno stagno: delle onde d'urto cioè che si allontanano circolarmente dal luogo dell'impatto. Nel caso dello tsunami tuttavia la forza di queste onde d'urto si esaurisce presto in alcune direzioni, mentre si rafforza in altre, a seconda degli ostacoli che incontra. Lo tsunami è in realtà costituito da un treno di onde che viaggiano a migliaia di metri di profondità. Queste onde d'urto non sono molto alte in alto mare e le navi di una certa dimensione non ne sono colpite in modo particolare. Il problema nasce quando l'enorme energia dello tsunami viene convogliata dalla particolare conformazione di alcune coste (ad esempio quelle frastagliate e piene di insenature di alcuni arcipelaghi dell'Oceano Indiano), dai fondali bassi man mano che la costa s'avvicina o da altri ostacoli, magari artificiali come un grande porto.

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