Libia, l'Ue agli insorti: dialogo, ma niente riconoscimento

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A Bruxelles il Consiglio con i capi di Stato europei si dice pronto ad aiutare il popolo libico. Congelati gli asset finanziari del rais. Intanto proseguono gli scontri tra i ribelli e le truppe di Gheddafi. FOTO E VIDEO

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Più che con le bombe di Sarko, è per asfissia finanziaria e diplomatica che l'Occidente cerca di cacciare Gheddafi. Il vertice europeo straordinario dei 27 leader d'Europa convocato per la Libia "sull'orlo della guerra civile", come l'ha definita Van Rompuy, apre al Cnt di Bengasi e disconosce il sanguinario colonnello di Tripoli che sventra Zawiya: "Il suo regime ha perso ogni legittimità e non è più un interlocutore per la Ue".
Parole forti, per il linguaggio diplomatico. Ma il riconoscimento del 'governo' dei ribelli è ancora lontano. Secondo Sarkozy è "l'interlocutore politico".
Nel documento finale e nelle parole del presidente permanente il Cnt è "un" interlocutore.

Va valutata la rappresentatività di quegli "ex ministri di Gheddafi" che guidano l'insurrezione. Allo scopo si sta preparando una missione Ue proprio a Bengasi, a breve. I 27 invece frenano sulle azioni militari che Sarkozy (con il quale Tripoli in serata interrompe le relazioni) e Cameron vorrebbero lanciare subito. E' Angela Merkel, col sostegno - tra gli altri - di Berlusconi, Zapatero e dell'austriaco Faymann a riallineare l'Europa sulle posizioni di Stati Uniti e Nato.
Cautela necessaria quando l'Unione Africana ha già detto no all'interventismo e quando sabato 12 marzo sarà la Lega Araba a tenere al Cairo il suo vertice straordinario sulla crisi libica. Cautela sottolineata dalla richiesta di avere "al più presto" un supervertice tra Ue, Unione Africana e Lega Araba. E' solo con il consenso del mondo arabo che si può intervenire sulla sponda sud del Mediterraneo.
Dove, comunque, c'è già qualcuno che si muove nella direzione giusta: il re del Marocco, ad esempio, che nel documento viene congratulato per aver deciso di avviare una revisione della costituzione.
In attesa del via libera delle Nazioni Unite (dove il vero ostacolo per una nuova e più decisa risoluzione è la Cina, più che la Russia possibilista) gli stati membri "esamineranno tutte le necessarie opzioni" per fermare chi bombarda la sua gente e, centrando i suoi stessi pozzi petroliferi, l'economia mondiale. Così, mentre la Nato continua a fare i piani per il blocco navale e/o la 'no-fly zone' (per quest'ultima saranno pronti martedi', secondo Hillary Clinton), l'Europa sceglie le stesse regole di ingaggio decise giovedì 10 marzo dall'Alleanza Atlantica.
Prima di intervenire sarà necessario che ci siano: una "dimostrata necessità", "una chiara base legale" e, appunto, "il supporto della regione". L'azione vera, per ora, resta quella politico-finanziaria. Cosi' è David Cameron, che qualche ora prima si era allineato sull'interventismo di Sarkozy, a rilanciarla: nella conferenza stampa post vertice chiede che la Ue e la comunità internazionale applichino "sanzioni petrolifere".
Significa dire a Gheddafi che l'Occidente può fare a meno del suo petrolio. Proprio nel giorno in cui entra in vigore il blocco delle attività delle sue casseforti (dal fondo nazionale sovrano alla Lafico), il premier britannico propone di aggiungere la compagnia petrolifera nazionale all'elenco delle 5 società e delle 27 persone di cui sono stati congelati i beni e le attività finanziarie. Quella di Cameron è comunque iniziativa tutta da discutere. Resta un documento finale di cui l'Italia è pienamente soddisfatta. Il presidente Napolitano approva.
E per di più Berlusconi incassa la "concreta solidarieta" che i 27 finalmente si impegnano a dare agli stati "più direttamente esposti" ai movimenti migratori, con tanto di consiglio Giustizia e Affari interni straordinario da tenersi al più presto per trovare le risorse necessarie.
Secondo le fonti Onu, sono già 250.000 le persone che hanno lasciato la Libia. Ed ora anche quelli che due settimane fa dicevano a Maroni che l'Italia esagerava nelle cifre riconoscono che "la Ue e gli stati membri" devono "essere pronti a dare tutto il necessario supporto".
Ed il premier italiano si può togliere anche la soddisfazione di ricordare agli altri 26 leader europei che l'Italia è stata la prima a decidere e realizzare i campi di aiuto per i profughi. Invitando gli altri "a fare altrettanto".

Scontri ancora tra i ribelli e le truppe fedeli al rais - In Libia, in queste ore, la situazione resta comunque ancora molto tesa. "I soldati fedeli a Muammar Gheddafi sono entrati a Ras Lanuf ma noi resistiamo ancora in alcune aree della città". E' quanto ha affermato un esponente dei ribelli libici alla tv satellitare al-Arabiya. "Le brigate di Gheddafi controllano ora buona parte della città ma ci sono ancora sacche di resistenza - ha affermato - continuano a bombardare la città e lo  fanno da navi civili che si trovano davanti alle coste di Ras Lanuf".
Saldamente nelle mani del regime è invece la città di Zawiya, a quaranta chilometri da Tripoli. I giornalisti stranieri arrivati in piazza dei Martiri raccontano di manifestazioni a favore di Gheddafi. Tra bandiere e striscioni verdi, mitra e immagini del Rais, in strada ci sono anche tanti bambini.
Una delegazione libica, intanto, è giunta al Cairo dove potrebbe partecipare ad un incontro della Lega Araba sull'ipotesi che la comunità internazionali imponga una no-fly zone sul paese africano. La Lega ha sospeso la Libia dall'assise per gli attacchi perpetrati dall'esercito contro i rivoltosi, dunque non chiaro se alla delegazione libica sarà consentito partecipare ai lavori. La  delegazione è guidata dal ministro per l'Elettricità Umran Abu-Kra, inviato al Cairo in seguito alle dimissioni del rappresentante libico presso l'assise.


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