Libia: inviati di Gheddafi in Europa. Diversi morti a Zawiya

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Emissari del Colonnello sono partiti oggi raggiungendo il Cairo e Lisbona. Smentiti scali in Italia.l I ribelli: "Contatti positivi con Frattini". Tripoli conferma che rispetterà gli impegni sul petrolio con l'Eni

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Tre jet privati, appartenenti a Muammar Gheddafi, sono partiti in mattinata da Tripoli alimentando voci di una possibile fuga del rais dalla Libia. Uno degli aerei portava in realtà a bordo un emissario del raìs, il generale Abdel Rahman Ben Ali al-Sayyid al-Zawy, ed è atterrato nella capitale egiziana dopo aver sorvolato lo spazio aereo greco. Lo staff dell'ambasciata libica al Cairo ha precisato che il generale al-Zawi recava un messaggio al governo militare egiziano da parte di Muammar Gheddafi.

Un altro degli arei ha invece raggiunto Lisbona, dove un inviato di Gheddafi ha incontrato il capo della diplomazia portoghese Luis Amado, alla vigilia di una riunione dei ministri degli Esteri europei dedicati alla Libia.
"Il ministro degli esteri Luis Amado ha acconsentito ad incontrare oggi a Lisbona un inviato libico su richiesta di quest' ultimo per aver informazioni sulla situazione in Libia", ha reso noto un comunicato del ministero. L'incontro è avvenuto in un hotel della capitale portoghese.  Il primo ministro portoghese Jose Socrates è stato uno dei pochi leader europei a partecipare al vertice Ue-Unione africana a Tripoli a dicembre.

Malta: "Jet diretto a Bruxelles"
- Il terzo jet, secondo fonti maltesi, si sarebbe diretto a Bruxelles per un incontro tra gli emissari del Colonnello e rappresentanti della Ue e della Nato. Secondo le stesse fonti questo velivolo e quello diretto in Portogallo avrebbero fatto scalo in Italia, uno a Roma e l'altro a Milano Linate.  L'Italia ha però smentito che i velivoli abbiano fatto scalo nel nostro Paese. "Non ho alcuna notizia che conferma questa voce secondo cui due aerei libici sarebbero atterrati in Italia. Anzi, ho fatto le mie indagini e la notizia mi è stata assolutamente smentita. Sicuramente, in ogni caso, non c'è in Italia in questo momento nessuno sbarcato da aerei libici" ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Nessun incontro con emissari del regime di Muammar Gheddafi risulterebbe per ora in programma né alla Nato né all'Ue.

Contratti con l'Eni saranno rispettati - La Libia "onorerà i suoi impegni" con le compagnie petrolifere straniere, compresa l'Eni, perché "Tripoli non intende rimettere in discussione le concessioni". Lo ha affermato il ministro del Petrolio libico in una conferenza stampa a Tripoli in cui ha sottolineato di essersi consultato con l'ad Eni Scaroni sulla situazione nel Paese. Intanto però è stato reso noto che dallo scoppio della rivolta in Libia la produzione petrolifera si è ridotta a meno di unn terzo dai precedenti 1,6 milioni di barili al giorno a 500mila.

Contatti tra ribelli e Frattini - Ma se il regime sta cercando dei contatti con l'Europa, anche i ribelli si muovono. "Ci sono dei contatti con il governo italiano che stanno andando nella giusta direzione" ha detto il portavoce del Consiglio nazionale libico, Abdel Hafiz Al Ghogha. "Da ieri - ha riferito Ghogha -  abbiamo avuto colloqui telefonici con il ministro degli Esteri Franco Frattini" senza però specificarne il contenuto.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, inoltre, riceverà giovedì a Parigi due esponenti del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnlt). Lo ha reso noto un comunicato dell'Eliseo, precisando che l'incontro "sarà  un'occasione per trattare della situazione generale in Libia, in particolare della situazione  umanitaria e dell'azione del Consiglio nazionale libico di  transizione".

Il rais aveva rifiutato l'ultimatum dei ribelli - Le voci su una fuga di Gheddafi arrivano il giorno dopo l'ultimatum rivolto dai ribelli al rais libico: se Gheddafi lascia il Paese entro 72 ore non sarà perseguito. Il Colonnello, però, nel corso di un’intervista diffusa dalla tv francese Lci, aveva rifiutato l'invito alla resa formulato dagli insorti. Per il leader libico, infatti, il Consiglio nazionale istituito dai rivoluzionari non ha legittimità e i ribelli sono manovrati da Al Qaeda. Il Colonnello, inoltre, sempre nel corso dell'intervista, aveva anche accusato gli occidentali, in particolare la Francia, di condurre un "complotto colonialista" contro il suo paese.

Ancora battaglia a Zawiya - Intanto potrebbe essere vicina alla capitolazione Zawiya, la città libica occidentale dove le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno intensificato nelle ultime ore l'offensiva sui ribelli. Secondo alcune fonti, una cinquantina di carri armati sarebbero entrati a Zawiya dove sarebbero in corso pesanti combattimenti. Secondo fonti mediche, i morti negli scontri sarebbero almeno 40. Anche a Misurata le forze governative avanzano, ma i ribelli oppongono una forte resistenza. Secondo il governo libico, fra i ribelli a Misurata vi sono elementi algerini e tunisini di Al Qaeda per il Maghreb islamico.

Bombe su pozzi petroliferi -  Il regime torna a colpire anche i pozzi petroliferi. Una forte esplosione è stata udita vicino alle installazioni petrolifere dell'enclave di Ras Lanuf, il centro ancora in mano ai ribelli. Dall'area si leva un'enorme colonna di fumo per centinaia di metri nel cielo. Sulla zona, situata a circa 350 km ad est di Bengasi, era in corso un forte bombardamento. Nel terminal petrolifero, ci sono un porto e due aerodromi.
Secondo quanto riferito all'Ansa dal portavoce del Consiglio nazionale a interim, Mustafa Ghiriani, le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno colpito un deposito di petrolio anche nella città petroliferadi Brega. Colpito un deposito di greggio anche a Sidra (Es Sider), vicino a Ras Lanuf.

L'Italia pronta a dare il proprio contributo a Onu, Ue e Nato - "L'Italia è pronta a dare il suo contributo per la definizione e l'attuazione delle iniziative all'esame attualmente dell'Onu e della Nato per fare fronte alla crisi in Libia". E' quanto dice una nota del Quirinale al termine della riunione del Consiglio supremo della Difesa presieduta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
"Il consiglio ha esaminato la situazione venutasi a creare a seguito dei rivolgimenti popolari verificatisi in numerosi Paesi dell'Africa e del Medioriente allargato, con particolare attenzione agli eventi che hanno interessato la sponda Sud del Mediterraneo. In tale quadro, per quel che concerne specificamente la crisi libica, sono state valutate le misure adottate e quelle in approntamento per il soccorso dei profughi e la loro evacuazione. Sono state altresì discusse le predisposizioni attivate, sul territorio nazionale e nella regione interessata, per far fronte ai prevedibili sviluppi della crisi ed agli eventuali rischi che ne potrebbero derivare. L'Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all'esame delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica", dice la nota.

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