L'amaro 8 marzo egiziano: "aggredite e insultate in piazza"

L'amaro 8 marzo egiziano
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On line le testimonianze delle attiviste che si erano riunite in piazza Tahrir per la festa della donna. Un gruppo di uomini le ha circondate e assalite gridando "il popolo vuole che ve ne andiate". E la polizia "continuava a dirigere il traffico"

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di Carola Frediani


“Mentre stavamo pacificamente con i nostri cartelli (…) una piccola folla di uomini ha iniziato a raccogliersi di fronte a noi. Questo gruppo è andato via via crescendo e ha iniziato a intonare slogan del tipo il popolo vuole che ve ne andiate”.

Non è stato un 8 marzo di festa per le egiziane. La manifestazione organizzata per commemorare anche al Cairo la giornata mondiale delle donne è stata presa d'assalto da un folto gruppo di uomini, che hanno aggredito e insultato le attiviste. Le stesse con cui fino a pochi giorni prima avevano dimostrato fianco a fianco in piazza Tahrir, luogo simbolo della rivolta di popolo che ha portato alla cacciata di Hosni Mubarak.

Ne danno resoconto diverse testimonianze online. “Sono arrivata in piazza Tahrir e con sorpresa ho visto che c’erano quasi più uomini che donne”, scrive Fatma Naib su Al Jazeera.). “E molte delle donne che incontravo per strada nemmeno sapevano cosa fosse l’8 marzo”.

Nei racconti dei testimoni, la manifestazione ha fatto scendere in strada solo alcune centinaia di persone, e non il milione ambiziosamente auspicato dalle organizzatrici. Tuttavia inizialmente l'atmosfera era serena e festosa. “Ragazzi e ragazze stavano in piedi gli uni accanto agli altri, impegnati in fitte discussioni, concordando su alcune cose, e mostrando disaccordo su altre”, continua Fatmna.

Poi però la situazione si è fatta sempre più tesa. “Gli uomini hanno preso di mira le dimostranti che stavano sul palco al centro di piazza Tahrir, gridando di andarsene. Molte donne sono state trascinate via una ad una da piccoli gruppi che le hanno aggredite – scrive Jumanah Younis sul Guardian - Io sono rimasta sulla piattaforma con altre cinque. Una cerchia di uomini che ci sostenevano si è chiusa attorno a noi per proteggerci dalla folla che premeva su tutti i lati. (…) Molte sono cadute a terra mentre alcuni cercavano di derubarle. (…) La polizia ha continuato a dirigere il traffico nella piazza come se nulla fosse”.

Ancora più crudo il resoconto di un uomo che ha partecipato alla manifestazione per i diritti delle donne: “Sono stato definito un gay che difendeva delle prostitute. E dicevano che non ero egiziano”, scrive Ahmed Awadalla spiegando come abbia tentato di proteggere le sue amiche da assalti fisici. “Donne e ragazze erano molestate fisicamente, tiravano loro i capelli, avevano addosso le mani degli assalitori”.

L'attacco contro le manifestanti è stata una doccia fredda per il movimento del 25 gennaio e per tutte le donne che vi hanno preso- si stanno moltiplicando i messaggi di incoraggiamento parte. E in Rete non è mancata la solidarietà. Su Twitter  - che come ha avuto un ruolo attivo nelle mobilitazioni anti-Mubarak verso l'altra metà del cielo egiziana. “La rivoluzione non significa nulla se le donne non sono libere”, è uno dei tweet ricorrenti. Lo stesso sta avvenendo sulle pagine in inglese di Facebook, ad esempio sul gruppo Women of Egypt.

Nel frattempo le analisi politiche si tingono di pessimismo. Qualcuno ora ricorda che le arabe sono state anche in passato una presenza attiva nelle rivoluzioni che hanno portato Tunisia, Egitto e Algeria all'indipendenza, per essere poi successivamente marginalizzate. Il timore è che possa accadere un'altra volta. Anche perché non ci sono donne nel comitato incaricato di rivedere la costituzione in Egitto. E solo una signora è stata inclusa nel nuovo governo guidato da Essam Sharaf .

Eppure, precisano due studiose di Medio Oriente sul Global Arab Network, il ruolo del gentil sesso nelle attuali rivoluzioni nordafricane è stato cruciale. Come ricorda questo video virale, registrato dalla giovane Asmaa Mahfouz, che ha contribuito a innescare la rivolta contro Mubarak.

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