Libia, Hugo Chavez si propone come mediatore

Hugo Chavez e Muammar Gheddafi in un'immagine d'archivio
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Il leader venezuelano lancia l'ipotesi di una commissione internazionale senza gli Stati Uniti per avviare le trattative tra Gheddafi e i ribelli. Apprezzamento dalla Lega Araba. VAI ALLO SPECIALE

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Nella crisi libica compaiono un mediatore e un piano di pace; ma i ribelli, che dal 17 febbraio scorso cercano di rovesciare il regime di Muammar Gheddafi e hanno preso il controllo della Cirenaica, adesso sperano negli "attacchi strategici" dell'Occidente contro i "mercenari" e guardano alla battaglia finale di Tripoli.

Nel corso della notte il rais libico ha sentito al telefono un suo vecchio amico e alleato. Hugo Chavez, il presidente venezuelano che dall'inizio della crisi ha sostenuto Gheddafi, avrebbe ottenuto da quest'ultimo il via libera a una soluzione che prevede l'avvio di un negoziato tra il regime ancora in carica e i rivoltosi, attraverso la mediazione di una commissione internazionale composta da latinoamericani, europei ad esponenti del Medio Oriente e dalla quale sarebbero dunque esclusi dagli Stati Uniti, visti da Caracas come coloro che vogliono utilizzare il conflitto libico come pretesto per un'invasione. Il piano è stato preso in seria considerazione dalla Lega Araba. Il suo segretario, Amr Moussa, che solo ieri si era espresso a favore dell'imposizione di una no fly-zone sul Paese nordafricano, ha detto alla Reuters, però, che non c'è ancora l'accordo.

Sul terreno - dopo la vittoria conseguita nel centro petrolifero di Marsa el Brega, dove è stata respinta l'offensiva delle milizie fedeli al Colonnello - tra i ribelli domina la preoccupazione seguita a un contrattacco del regime, che non è stato solo militare ma anche d'immagine. Muammar Gheddafi, celebrando il trentaquattresimo anniversario della Jamayriya, ha detto che non lascerà mai il potere e si è mostrato assolutamente determinato a combattere "fino all'ultimo uomo e all'ultima donna". E' per questo motivo che i ribelli, che avevano dato vita a un Consiglio Nazionale a Bengasi con a capo l'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil, hanno chiesto all'Onu di autorizzare non un intervento militare pieno, ma attacchi mirati alle installazioni militari cruciali: "Ci opponiamo con forza alla presenza di forze straniere sul territorio della Libia, ma facciamo appello perché si sferrino offensive alle roccaforti dei mercenari".

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