Tripoli, testimonianza choc: "I feriti uccisi in ospedale"

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Uno studente libico chatta con il suo professore italiano, che racconta a SkyTG24: "I mercenari entrano nei nosocomi e massacrano i malati. Ma per portare via i propri morti i parenti devono dichiarare che sono stati ammazzati dai ribelli". LO SPECIALE

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Uno scenario drammatico, da guerra civile e da repressione cruenta. È quello riportato da uno storico dell'arte italiano, Lorenzo Canova, che nella notte scorsa ha chattato con uno studente che vive a Tripoli. Ecco la testimonianza del professore raccolta da SkyTG24:

"Abbiamo parlato in chat, come abbiamo fatto altre volte per motivi di studio. Mi ha detto che Tripoli è circondata, il regime manda sms a tutti ordinando di andare a scuola e al lavoro per dare l’impressione che tutto sia normale in città. Mentre i mercenari girano per strada sparando per terrorizzare la popolazione. La cosa più tragica è che gli stessi mercenari entrano negli ospedali e ammazzano i feriti. Alle famiglie dei morti che rivogliono i corpi dei propri cari viene fatto firmare un documento in cui dichiarano che sono stati uccisi dai manifestanti e non dai mercenari o dai soldati. C’è una drammatica emergenza sangue, c’è solo A positivo e 0 positivo, il resto manca e il regime impedisce che le persone donino il sangue, il mio studente lo aveva fatto di mattina di nascosto".

Continua Canova: "Quando i manifestanti escono per protestare, i mercenari entrano nelle loro case e massacrano chi trovano. I libici non vogliono che entrino eserciti stranieri, dicono che se arrivassero gli stranieri nel loro territorio combatterebbero contro di loro, smettendo di combattere Gheddafi. Quello che ci chiedono è che si sappia ciò che sto raccontando, è una richiesta precisa. Digiuneranno in segno di preghiera collettiva, la loro rischiesta è: 'Pregate per noi perché soltanto dio può sconfiggere questo demonio e la sua famiglia'".

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