Libia, i ribelli verso Tripoli. Centinaia di morti a est

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Gheddafi torna a paralre in tv: ""La rivolta è una farsa cui bisogna porre fine". Alcuni pozzi petroliferi sono in mano ai manifestanti. Malmenati giornalisti italiani. Ue: intervento militare per scopi umanitari. LO SPECIALE

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La rivolta in Libia "è una farsa a cui dovremmo porre fine, una farsa portata avanti dai giovani" che "vengono manipolati anche attraverso l'uso di droghe". Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi, che è tornato a parlare alla popolazione in collegamento telefonico con la tv libica (GUARDA IL VIDEO). "Non dobbiamo permettere che distruggano il nostro Paese" ha affermato il Colonnello, che punta il dito contro bin Laden, colpevole a suo dire, di distribuire droga tra i ragazzi e incitarli alla rivolta.

La Libia è nel caos. La protesta non si arresta e si estende verso ovest, con alcune città come Zuara controllate dai "comitati popolari" anti-governo, mentre si preparerebbe un attacco in forze contro Tripoli, ultimo vero bastione del regime dove si trova Gheddafi. Il colonnello è infatti asserragliato in un bunker nei pressi della capitale, e i suoi ex collaboratori si dicono convinti deciderà di "morire come Hitler", suicidandosi, piuttosto che cedere.
L'Unione europea, intanto, annuncia di tenersi pronta per un intervento militare per fronteggiare l'emergenza umanitaria che si sta configurando nel Paese. E, secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni, non c'è  "nessuna esagerazione nel dire che esiste il rischio di una catastrofe umanitaria" nel Paese.
Nella giornata di giovedì 24 febbraio si apprende inoltre che un gruppo di giornalisti italiani,
tra cui l'inviato dell'Ansa, sono stati bloccati e controllati da miliziani governativi sull'autostrada che va dall'aeroporto a Tripoli e uno di loro, Fabrizio Caccia del Corriere della Sera, è stato anche schiaffeggiato e preso a calci quando ha detto di essere italiano. Dopo un controllo 'brusco' sono stati rilasciati e hanno potuto raggiungere un albergo della capitale.

Bombe su Zawia: è un massacro - L'offensiva dell'esercito del Colonnello non si arresta. Stamani, forse proprio per 'tagliare le linee' dei rivoltosi, l'esercito ha lanciato un nuovo attacco ad Zawia, città a ovest di Tripoli. "Un massacro", ha riferito un ex militare alla tv Al Arabiya. Altri testimoni hanno detto all'emittente che i morti sono centinaia.
A quanto si apprende l'attacco sarebbe stato condotto dalle brigate dell'esercito libico, fedeli a Gheddafi, composte in buona parte dai mercenari provenienti dai paesi africani.

Un'altra offensiva ha invece avuto luogo a Misurata, presa il 23 febbraio dai dimostranti: anche in questo caso ci sarebbero numerose vittime.

Repressione nella capitale - Le notizie che arrivano dalla Libia riferiscono anche di stupri e violenze. A seminare il terrore tra la gente sarebbero le 'squadre della morte': uomini assoldati dagli stessi militari, su ordine del governo, che girano in strada con caschi e vestiti gialli. "Hanno il compito di reprimere le proteste e lo fanno entrando nelle abitazioni, dove seminano il panico, picchiano gli uomini e violentano le donne", dice il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi.

Gheddafi arruola mercenari per difendere Tripoli - Il fronte della protesta si allarga e con esso anche la repressione. Diverse città, infatti, sarebbero a rischio attacchi in queste ore. Tra tutte Tajoura, sempre nei pressi della capitale: "Si teme un genocidio", dicono diversi osservatori, dopo che nelle ore scorse si era parlato di circa diecimila vittime. In queste ore, il regime non sembra comunque cedere. Il leader libico Muammar Gheddafi sta infatti raccogliendo truppe a Tripoli per difendere la città dai rivoltosi.
Secondo il New York Times migliaia di mercenari e brigate speciali di polizia, guidate dai figli del colonnello, starebbero arrivando nella capitale libica e si stanno ammassando nelle vie. Intanto i rivoltosi si preparano alla loro prima dimostrazione nella capitale: un messaggio circola sui telefonici riguardo a una mega protesta per domani.

Le testimonianze degli italiani - Sono 150 gli italiani tornati a casa giovedì 24. Secondo l'Unità di crisi ne restano ancora meno di 400 (ascolta le testimonianze di alcuni di loro). Ma tra i racconti sospesi tra il nostro Paese e la Libia emergono storie drammatiche. Come quella di uno studente di Tripoli che ha raccontato la sua esperienza via chat al suo professore, lo storico dell'arte Luciano Canova. "I mercenari entrano negli ospedali e ammazzano i feriti - ha detto il giovane - Alle famiglie dei morti che rivogliono i corpi dei propri cari viene fatto firmare un documento in cui dichiarano che sono stati uccisi dai manifestanti e non dai mercenari o dai soldati (ascolta la testimonianza)

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