Dalla piazza a Twitter, tutti contro Gheddafi

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Viaggio online tra Tripoli a Bengasi, per seguire in rete la protesta libica. Cronache dal silenzio di strade deserte o da quartieri con il frastuono degli spari. Ecco che cosa racconta chi ha superato il blocco di internet. LO SPECIALE

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di Greta Sclaunich


La gente è scesa in strada, c’è chi lancia pietre e chi commenta con amarezza l’ultimo discorso televisivo di Muammar Gheddafi. I cortei nelle vie di Tripoli sono su Youtube, le pietre ed i commenti tra i resoconti in tempo reale di Twitter. La rivolta in Libia si respira anche e soprattutto così: connessi alla rete, seguendo gli account di chi vive tra Tripoli e Bengasi.

Quando il leader libico appare in tv per annunciare che non se ne andrà mai e che anzi resterà per morire come un martire, in rete i commenti hanno iniziato a rincorrersi a pochi secondi di distanza: difficile tenere il ritmo degli aggiornamenti se si seguono gli hashtag #Libya, #17Feb, #Qaddafi, #Tripoli.
“Ha detto che ripulirà la Libia casa per casa…siamo pronti a morire per la patria”, commenta ShababLibya, l’account del Movimento dei giovani libici. Riprende un tweet di tomatoteam avvertendo che sopra Tripoli, la capitale, si sente rumore di elicotteri ma per ora niente spari, seguito da un sibillino “Bengasi è libera”.
Ma i commenti riprendono anche le parole del colonnello, che ha incitato i suoi sostenitori a scendere in strada e manifestare mostrando il loro dissenso alle proteste che dal 17 febbraio scuotono la Libia dopo aver fatto crollare i regimi di Tunisia ed Egitto. I giovani di Libyans Revolt riprendono le parole di Gheddafi, che ha parlato di una nuova Tienanmen, scrivendo che “il mondo non farà altro che restare fermo e guardare”. E c’è chi annuncia che la Libia è stata momentaneamente sospesa dalla Lega araba.

Su Youtube compaiono i primi video dei sostenitori di Gheddafi ma tra le bandiere verdi del regime spuntano anche quelle della Libia. E’ Tripolitanian a notarlo, mentre altri utenti di Twitter riportano voci di scontri tra gruppi di persone. CeoDanya, pseudo di Danya B Moahmmed, riporta la notizia delle dimissioni del ministro degli Interni Adbul Fattah Younis al-Obeidi che ha preso le distanze dal Rais unendosi alla rivoluzione ma, in un tweet tutto in maiuscolo, avverte: “E’ un bugiardo”. Malgrado le promesse di sblocco di alcuni siti oscurati, Flyingbirdies denuncia “internet sempre filtrato e alcune pagine su Facebook bloccate” ma anche “Youtube ancora inaccessibile e niente internet sui telefoni cellulari”. Fuori dalla finestra, a Tripoli, lui sente “silenzio. Sembra che tutte le persone stiano cantando per Gheddafi nella Piazza Verde” in centro.

AliTweel, che twitta dalla capitale della Libia, riporta notizie ottenute via telefono dalle altre città. E così aggiorna i suoi followers su Sabratha, centro del nord-ovest dove “nella piazza principale ci sono stati scontri tra manifestanti pro e contro Gheddafi, con questi ultimi che se ne sono andati”. Nel quartiere Hay Demashq di Tripoli, invece, i sostenitori del Rais “guidano tra le case e sparano in aria terrorizzando i vicini”. Mentre, chi prima e chi dopo, tutti riprendono la voce di Bengasi ormai liberata.

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