Libia, Gheddafi: "Non lascio". Ancora bombe sulla folla

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Il bilancio si aggrava, bombardamenti sulle città. Il ministro dell'Interno si unisce alla rivolta. Nuovo messaggio del leader: "Il mondo ci teme, anche l’Italia. Ma io morirò qui da martire". VIDEO

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Il discorso di Gheddafi alla tv - "Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte". Muammar Gheddafi non molla. In un nuovo discorso alla tv, dopo quello di lunedì notte, il Colonnello ha confermato l’intenzione di non lasciare il Paese.
"Tutto il mondo ci guarda con rispetto e con timore grazie a me, compresa l'Italia", ha continuato il leader libico ricordando che "ci siamo fatti rispettare da tutti, quando sono andato in Italia hanno salutato con rispetto il figlio di Omar Mukhtar". Quelli che attaccano le caserme libiche in questi giorni invece "sono giovani drogati". "Sono giovani sedicenni che vogliono imitare l'Egitto".

"Mille morti, bombardano le città"
- Ma in Libia intanto continuano le proteste e la repressione violenta della rivolta contro il regime: "Ci stanno uccidendo con coltelli e macete" scrivono alcuni cittadini libici in un messaggio di sos arrivato al cellulare di don Mosie Zerai, presidente dell'Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo.
E intanto dopo i raid aerei di lunedì, nuovi attacchi hanno colpito i manifestanti: sarebbero finora circa seicento le vittime, secondo quanto riferisce la Corte penale internazionale. Ma  per il presidente della Comunità del mondo arabo, Foad Aodi, i morti sarebbero oltre mille. Al Jazeera riferisce che alcuni aerei da guerra libici stanno bombardando una dopo l'altra diverse zone di Tripoli. Secondo alcune fonti, ci sarebbero molti morti per le strade.
Da testimonianze riportate dalla Bbc, gli scontri avrebbero però determinato i primi effetti contro il regime: la città di Bengasi sarebbe ormai controllata dai ribelli, auto-organizzatisi in comitati civici. Uno scenario confermato anche dall'inviato di Repubblica Pietro Del Re, tra i pochi giornalisti stranieri nel Paese.

Il ministro si unisce alla rivolta - Il ministro dell'Interno libico Younis al-Obeidi si è dimesso e ha annunciato il suo sostegno alla "rivoluzione del 17 febbraio. Obeidi ha infatti
esortato l'esercito a sostenere il popoli libico e a rispondere alle "domande legittime" della gente. Il ministro era stato dato per morto da Gheddafi nel suo discorso sulla tv di Stato.

Nuovi raid aerei sui manifestanti
- Gli aerei militari libici sono tornati a bombardare i dimostranti pro-democrazia riuniti a Tripoli. Lo ha riferito Press tv, citando dei testimoni e anche residenti a Tripoli (guarda le foto degli scontri) che riferiscono di nuovi attacchi aerei. Secondo le fonti, inoltre, "mercenari" sparano sui civili in città. I primi raid aerei contro la folla, che chiede le dimissioni di Muammar Gheddafi da 41 anni al potere, risalgono a lunedì sera.

A rischio le forniture di gas verso l'Italia - La crisi libica starebbe però portando anche a un progressivo stop delle forniture di gas nel nostro Paese, anche se il governo italiano sostiene che "non c'è motivo di preoccuparsi". Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha parlato inoltre di un calo delle forniture di petrolio verso l'Italia.
L'altro problema che tocca più da vicino la nostra Penisola è ovviamente quello legato ai flussi migratori dal Nord Africa. Il maltempo di queste ore sembra non aver scoraggiato gli sbarchi e a Lampedusa l'attenzione è massima. E, in questo clima, assume il tono di una provocazione l'uscita di Umberto Bossi che, a proposito degli sbarchi ha dichiarato: "Se arrivano i libici li mandiamo in Germania".

"Gli abitanti hanno preso il controllo di Bengasi"
- Intanto, la pista dell'aeroporto di Bengasi, nella Libia orientale, è stata completamente distrutta rendendo impossibile l'atterraggio degli aerei. Lo riporta Al Arabiya, citando fonti del ministero degli Esteri egiziano.
Secondo un testimone intervistato dalla Bbc, invece, gli abitanti della città ne avrebbero ormai preso il controllo: "Non c'è più presenza della polizia, né dell'esercito".
Nel frattempo,  proseguono le operazioni del governo del Cairo per il rimpatrio dei  connazionali presenti in Libia. Anche unC130 italiano, ha annunciato il ministro La Russa, è diretto verso la Libia per il rimpatrio di 100 connazionali. Il ministro non ha reso noto dove atterrerà l'aereo militare.

La tv di Stato nega i massacri - La televisione di Stato libica, sui cui schermi durante la scorsa notte Muammar Gheddafi è ricomparso pochi secondi per assicurare di essere ancora a Tripoli e non all'estero, ha negato che siano in atto "massacri" contro i manifestanti, e ha respinto categoricamente quelle che ha liquidato come "menzogne e illazioni" al riguardo.
Ma si registrano le prime crepe tra i sostenitori del rais, diversi militari e politici, che sono passati dalla parte dei manifestanti in seguito all'eccessivo uso della forza per  reprimere i cortei. Non solo nel paese: l'ambasciatore libico negli Stati Uniti Ali Aujali ha detto in un'intervista alla Abc di aver dato le dimissioni e che Gheddafi "se ne dovrebbe andare via". Il diplomatico ha aggiunto di non voler servire "un regime dittatoriale".

A Malta alcuni libici bruciano bandiera italiana - A Malta, intanto, un centinaio di immigrati libici hanno manifestato davanti alla loro ambasciata e hanno bruciato una bandiera italiana per protesta contro i rapporti dell'ex potenza coloniale con il regime di Gheddafi. Ci sono anche stati scontri con le forze speciali della polizia locale, che avevano circondato la rappresentanza diplomatica per impedire che fosse presa d'assalto.
I dimostranti hanno anche inneggiato ai due piloti disertori dell'Aeronautica di Tripoli che hanno raggiunto con i caccia l'arcipelago maltese, pur di non obbedire all'ordine di bombardare la folla dei connazionali in rivolta: i due ufficiali sono stati salutati come "eroi". Anche 24 ore prima intorno alla rappresentanza alla Valletta si erano radunati parecchie decine di cittadini libici, ai quali si erano uniti almeno tre dipendenti dell'ambasciata.

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