Bombardamenti sulla folla a Tripoli

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Capitale sotto assedio: 250 vittime. Giallo su Gheddafi: il ministro degli Esteri britannico afferma che è in Venezuela, Chavez smentisce. Berlusconi: "Inaccettabile violenza sui civili". FOTO, VIDEO E MAPPA

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Libia sull'orlo della guerra civile. Nel sesto giorno di rivolta la protesta ha infiammato anche Tripoli. La situazione nella capitale si aggrava minuto dopo minuto. Testimoni oculari riferiscono che dopo aver aperto il fuoco con le mitragliatrici, gli aerei da guerra libici hanno sganciato bombe in molti punti della città contro i manifestanti. Nella capitale sono decine di migliaia i dimostranti anti-regime nelle strade, bersagliati dai tiri dell'artiglieria. Secondo al Jazeera le vittime dei raid sarebbero 250.
La giornata è stata inoltre scandita dal susseguirsi di voci sulla fuga di Muammar Gheddafi (GUARDA LE FOTO) in Venezuela. Voci smentite da più fonti.

Interviene anche la comunità internazionale. Dall'Onu all'Ue è un coro di condanna per le violenze messe in atto dalle forze di repressione della guerriglia. Nella serata del 21 febbraio, interviene anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "E' inaccettabile la violenza sui civili - dichiara il premier, che aggiunge - Bisogna impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili".

Basi aeree italiane in massima allerta - Intanto, due jet da guerra libici sono atterrati a sorpresa a Malta. Le autorità maltesi hanno spiegato che i due piloti, due colonnelli, hanno detto di esser partiti da Tripoli e di aver disertato dopo aver ricevuto l'ordine di bombardare i manifestanti che protestavano.
Dopo questo episodio, le basi dell'aeronautica militare italiana sono state poste in stato di massima allerta, come riferito da fonti della Difesa, secondo le quali è stato anche deciso il trasferimento di un certo numero di elicotteri della Marina e dell'Aeronautica nel sud d'Italia.

Bombardamenti a Tripoli - "A Tripoli - si legge su alcuni siti arabi - le milizie del regime in abiti civili e alla guida di auto senza targhe stanno uccidendo, picchiando e terrorizzando i civili ". In mattinata sono state saccheggiate le sedi di tv e radio di Stato, Giamahiria 2 e Al-Shababia. La folla ha dato alle fiamme molti edifici governativi tra cui il Palazzo del Popolo, in cui si riunisce il Parlamento, il ministero dell'Interno e il quartier generale dei Comitati popolari, diretta emanazione del regime.

Centinaia di vittime -
Il bilancio dei morti è ormai fuori controllo e si parla di 250 morti solo nel raid aereo. Prima del bombardamento Human Rights Watch parlava di 233 persone uccise. 400, invece, secondo la Federazione internazionale per i diritti umani, Fidh.

"E' genocidio" - Il vice-ambasciatore libico all'Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" perpetrato dal regime di Tripoli e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su Tripoli. Questo quanto riferito dalla Bbc. Secondo l'emittente britannica l'intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un'azione internazionale.

Il ministro della Giustizia si dimette per protesta - Secondo il quotidiano libico Quryna, il ministro della Giustizia libico, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ha dato le dimissioni
per "il ricorso eccessivo alla violenza contro i manifestanti antigovernativi". Il giornale riferisce sul proprio sito Internet di una telefonata col ministro. Al momento però non c'è conferma ufficiale delle dimissioni.

Il figlio del Colonnello: è un complotto - Seif al Islam, il secondogenito del Colonnello cui di fatto è stata affidata la gestione pubblica della crisi, ha annunciato che è stata costituita una commissione d'inchiesta sulla rivolta. Lo riferisce la Tv di Stato. Nel suo discorso pronunciato nella notte tra il 20 e il 21 febbraio, Seif aveva puntato il dito contro Paesi stranieri, senza specificare quali, che dietro le quinte starebbe aiutando l'opposizione e che la Libia sarebbe vittima di un complotto internazionale.

Giallo sulla fuga di Gheddafi -
Sullo sfondo della protesta in atto in Libia, è giallo sul colonnello Gheddafi. Nella serata di domenica, infatti, voci sempre più insistenti riferivano della fuga del rais in Venezuela.
Un video pubblicato su YouTube il 20 febbraio (GUARDA QUI) mostrerebbe l'auto del Colonnello che insieme ai suoi fedelissimi lascia il Paese.
Ma già domenica sera, durante un discorso tv, il figlio del leader aveva smentito l'indiscrezione.. Notizia confermata anche da al Arabiya che afferma che il Colonnello non è fuggito in sud America.
Indiscrezioni sul Colonnello si rincorrono anche per tutta la giornata del 21 febbraio. Irrompe, infatti, nel pomeriggio la dichiarazione del segretario degli Esteri britannico William Hague, che afferma: "Io non ho informazioni sul fatto che sia lì, ma ho avuto visione di informazioni che indicano che in questo momento si sta dirigendo là".
Immediata la replica del governo venezuelano che smentisce che il Colonnello sia diretto nel Paese.

Bengasi nelle mani dei manifestanti - Bengasi, la città da cui è partita la rivolta, è invece nelle mani dei contestatori. "Giovani con le armi sono in possesso della città. Non ci sono forze di sicurezza, da nessuna parte", ha detto Hanaa Elgallal, professore dell'Università di Bengasi, ad al Jazeera.
Secondo diverse testimonianze, alcuni soldati che si sono rifiutati di sparare sulla folla sono stati giustiziati dai comandanti militari a Bengasi. "Abbiamo seppellito oggi 11 corpi di soldati che si sono rifiutati di aprire il fuoco sui civili e che sono stati giustiziati da funzionari di Gheddafi. I corpi erano fatti a pezzi, la testa da una parte e le gambe da un'altra. E' un crimine quello che sta succedendo qui", ha detto Elsanous Ali Eldorsi, giudice in pensione di Bengasi.

Eni e Finmeccanica rimpatriano i dipendenti - Eni ha fatto sapere in una nota di aver cominciato il rimpatrio dei familiari dei dipendenti e dei dipendenti non strettamente operativi, pur ribadendo che al momento non ci sono problemi agli impianti e alle strutture operative della società nel paese nordafricano.
Anche Finmeccanica, che ha in Libia poco meno di una decina di dipendenti italiani impegnati nella joint venture elicotteristica di AgustaWestland, ha annunciato che sono cominciate le operazione di rimpatrio. (Italia-Libia, una lunga storia di rapporti economici)

La diplomazia internazionale, intanto, interviene nella crisi che interessa la Libia.

Condanna di Ue e Onu - Dal Consiglio Ue riunito proprio sul caso Libia intanto è arrivata un ferma condanna della repressione e lo stesso segretario dell'Onu Ban ki-Moon  ha parlato al telefono con Gheddafi cui ha intimato che "deve porre fine immediatamente" alle violenze.

Frattini: l'Europa non deve intervenire - "Non dobbiamo dare l'impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia". Queste le parole del ministro degli Esteri, Franco Frattini.
Nella serata del 21 febbraio, poi, dichiara che la situazione nel Paese "è molto grave, sull'orlo della guerra civile: bisogna che le richieste europee siano ascoltate".
Nella giornata di mercoledì, il governo dovrebbe riferire in Parlamento sulla situazione che si è creata in Libia.


La mappa delle proteste in Libia

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