Libia, è guerra civile

1' di lettura

Un'unità militare dichiara di aver "liberato" Bengasi passando dalla parte dei manifestanti dopo che la durissima reazione del governo libico fa oltre 250 morti: razzi sulla città e ospedali pieni di feriti. VIDEO E FOTO

Guarda anche:
Lo speciale Mediterraneo di Sky.it
Le immagini delle proteste
Da YouTube: i video degli scontri

(In fondo al pezzo tutti i video sulle proteste)

Un paese nel caos, una città - Bengasi - dove si sarebbero contate centinaia di morti ma che ora sembra essere stata "conquistata" dai manifestanti. O "liberata" come dicono i membri di un'unità dell'esercito libico che hanno detto di essere passati dalla parte dei rivoltosi.
Ma intanto sono stati oltre 250 i morti e 800 i feriti negli scontri. Lo ha riferito un attivista dei diritti umani alla tv Al Jazeera aggiungendo che a Bengasi sono stati sparati anche razzi RPG e mitragliate dagli elicotteri. Un bilancio confermato anche da fonti mediche libiche.
Nella città della Cirenaica non si sa chi comanda aveva affermato in giornata il vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, secondo il quale nella capitale "l'atmosfera è ancora tranquilla e si vedono solo piccoli cortei di sostegno a Gheddafi".
Da giorni ormai nel Paese, sull'onda di quanto successo in Egitto e Tunisia, i manifestanti scendono per le strade per chiedere un cambio di regime. Ma la risposta del governo è durissima.

Razzi sui manifestanti - A Bengasi i sostenitori di Gheddafi avrebbero lanciato per tutto il giorno razzi sui protestanti. La notizia è stata rilanciata da Al Jazeera che ha raccolto le testimonianze di alcuni medici secondo i quali neanche gli ospedali della seconda città libica sarebbero più sicuri. Secondo le fonti ospedaliere sarebbe stato colpito alla testa
anche un bambino di otto anni. Altri testimoni riferiscono che le proteste sarebbero
esplose oggi anche nella città di Misrata, a 200 chilometri da Tripoli e le forze di sicurezza libiche sarebbero state affiancate da mercenari africani che non avrebbero esitato a sparare indiscriminatamente sulla folla.

Spari dagli elicotteri - Un italiano che lavora a Bengasi ha raccontato che nel pomeriggio di sabato l'esercito libico avrebbe utilizzato elicotteri per sparare contro i manifestanti. Secondo il testimone elicotteri avrebbero sorvolato i centri di Aguria e Beda uccidendo a colpi di mitragliatrice svariate persone, tra loro anche dei bambini.
Il quotidiano inglese The Indipendent parla di oltre 200 vittime. Cifra confermata anche da Sami Mahmoud, attivista dei diritti umani, che ha parlato alla televisione satellitare Al Jazeera.

Censura su rete e giornali - Il paese è isolato dal mondo. Dalla notte di venerdì Internet non funziona più, la rete di telefonia mobile è stata fortemente limitata e i giornalisti stranieri non possono entrare nel paese. A quelli locali, invece, è stato vietato di recarsi a Bengasi. La città della Cirenaica è infatti il centro delle rivolte e degli scontri.
Secondo il sito Lybia Al Youm, Google avrebbe messo a disposizione dei numeri con i quali arrivare a Twitter, per consentire ai libici di comunicare nonostante il blocco di Internet. Un'analoga iniziativa è stata presa dal gruppo Anonymous, gli attivisti online già scesi in campo in sostegno dei manifestanti di Tunisia ed Egitto.

Ostaggi - Un gruppo di "estremisti islamici" ha preso in ostaggio poliziotti e civili nell'Est della Libia. Lo ha reso noto un alto esponente libico. Il sequestro di membri delle forze di sicurezza e civili è avvenuto ad Al Beida ad opera di un gruppo che si fa chiamare Emirato islamico di Barqa, dall'antico nome di una regione della Libia nord-occidentale. "Minacciano di giustiziarli se non sarà tolto l'assedio alla città da parte delle forze di sicurezza libiche", ha affermato il funzionario. Una trattativa per il rilascio degli ostaggi è stata avviata nella notte di sabato dal ministro della Giustizia, Mustafa Abdeljalili. Ma il funzionario ha avvertito che "nessuna trattativa è possibile sull'integrità territoriale della Libia".

La situazione nella capitale - Un residente a Tripoli, contattato dall'Ansa, ha segnalato che anche la notte scorsa si sono uditi colpi di armi da fuoco. L'uomo, citando anche altri testimoni, ha precisato che le sparatorie sono avvenute non solo fra polizia e manifestanti, ma anche fra sostenitori e avversari del leader libico Muammar Gheddafi, nelle zone di Janzur, Tajura, Gurgi, Gargaresh. A Tripoli le scuole oggi sono chiuse e la città viene descritta "sottotono":  alcune rotonde nei pressi della caserma di Bab El Azziziya sono presidiate da militari armati.

L'appello dei religiosi - "Chiediamo a ogni musulmano, nel governo o vicino a esso, di riconoscere che l'uccisione di persone innocenti è vietato dal Creatore e dal suo amato profeta. Non uccidete i vostri fratelli e sorelle. Fermate il massacro ora". E' questo l'appello lanciato da Bani Walid, Zintan, Jadu, Msalata, Misrata, Zawiah e altri intellettuali religiosi libici che da Tripoli chiedono al regime di Muammar Gheddafi di fermare le violenze contro i manifestanti.

Dall'Europa
-  L'Austria prepara l'evacuazione dei suoi cittadini dalla Libia e da altri Paesi arabi colpiti dalle proteste degli ultimi giorni. Il ministero della Difesa ha inviato un C-130 dell'esercito a Malta, da dove sarà pronto a decollare appena giungerà un ordine di evacuazione. "L'escalation in Libia ha reso necessari i preparativi per l'evacuazione dei cittadini austriaci e di altri Paesi europei", ha spiegato il ministro della Difesa, Norbert Darabo.
Anche l'Italia ha pronto un piano di rimpatrio dei connazionali presenti nel Paese, se la situazione dovesse peggiorare. I timori del nostro Paese riguardano inoltre il rischio di un esodo massiccio di migranti verso le nostre coste.

Leggi tutto