Gli Usa: Berlusconi usò il G8 a L'Aquila per la sua immagine

Obama tra Berlusconi e Bertolaso durante il G8 a L'Aquila
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I nuovi file di Wikileaks sul nostro paese. Così l’ambasciata di Roma informava Obama a pochi giorni dal summit e in pieno scandalo Noemi e D’Addario: “Il premier italiano spera di usare il vertice per dimostrare che gode del rispetto internazionale”

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“Berlusconi? Una caricatura, bersagliato quotidianamente dalla stampa estera”. Così Elisabeth Dibble, numero due dell'ambasciata americana a Roma, informava i suoi superiori nell’estate del 2009 in vista del G8 a L’Aquila. E' quanto emerge dai nuovi dispacci di Wikileaks pubblicati in questi giorni da Repubblica e L’Espresso. Gli Stati Uniti, oltre a sottolineare la reputazione del nostro premier in Europa, segnalano anche che in Italia la situazione è molto diversa e “pochi analisti sembrano essersene accorti”.

Il 27 giugno, a pochi giorni dal G8, la Dibble scrive direttamente al presidente Barack Obama, che sta per arrivare in Italia, e gli illustra cosa troverà. "Il summit - dice - era in origine previsto alla Maddalena - ma la realizzazione delle opere programmate era molto lontana dalla realizzazione". Così ci si trasferisce a L'Aquila. Berlusconi - leggerà Obama nel rapporto - è in questo momento in difficoltà nell'affrontare i reali problemi economici del Paese (sono anche i mesi dello scandalo di Noemi Letizia e Patrizia D'Addario), ed "è ansioso di ospitare Lei e questo evento dimostrando il suo ruolo e la sua importanza in qualità di capo di governo più longevo del G8. In Italia tutti gli occhi saranno puntati sul premier, ed il vertice cade proprio mentre la stampa nazionale ed internazionale è piena di impressionanti accuse che riguardano la sua condotta privata. Berlusconi - spiega la Dibble - spera di usare il vertice per dimostrare che gode del rispetto internazionale".

Nei cablò pubblicati su Repubblica emerge anche la preoccupazione degli Stati Uniti per i processi di Berlusconi. "Non è mai stato condannato in via definitiva nei processi a suo carico, che lo inseguono sin da quando è entrato in politica nel 1994", scrive sempre la Dibble nell’ottobre 2009. Ma aggiunge anche che persone a lui vicine "sono però state giudicate colpevoli, con sentenze confermate in appello". E in molti casi "per evitare una condanna al premier sono intervenuti i suoi legali, cercando di portare indietro nel tempo l'orologio della prescrizione. In un caso addirittura il Parlamento controllato dal presidente del Consiglio ha ridotto i termini di prescrizione per i reati a suo carico".

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