Egitto, la democrazia può attendere. L'economia no

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Secondo uno studioso dell'Università del Kent, i generali avrebbero nelle loro mani un terzo della ricchezza del Paese. Tra queste, almeno 14 compagnie manifatturiere e di servizi. LO SPECIALE MEDITERRANEO: FOTO, VIDEO

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I militari egiziani che promettono di guidare il loro paese verso la democrazia dopo le dimissioni di Mubarak hanno propri ampi interessi economici da proteggere.
Interessi che non riguardano soltanto gli armamenti, ma anche settori civili nel campo dei servizi e dell'industria alimentare.
Circa un terzo dell'economia egiziana, infatti, è  sotto il controllo dei generali, nota Joshua Stacher, esperto di questioni militari egiziane dell'Università del Kent.

Almeno 14 compagnie manifatturiere e di servizi di proprietà del governo sono sotto gli auspici del ministero della Produzione militare. Oltre a queste, sul sito del dicastero sono elencate oltre una dozzina di società per produzioni militari, come la Abu Zabaal e la Maadi, nel campo dell'industria ingegneristica, e la Beha per l'elettronica.
La Zabal risponde a tutte le necessità dell'artiglieria egiziana, spiega il sito. Ma la Maadi produce anche beni civili come equipaggiamenti medici e agricoli e la Beha fabbrica anche personal computer e forni a microonde.

Fra le compagnie del settore civile spicca la El Nasr, con 7.500 dipendenti, che offre servizi in settori come la riparazione di automobili, l'amministrazione di alberghi e asili nido.
Il generale Ahmed el Banna, manager della società, spiega che i militari possegono il 75% delle azioni e il resto è in mano a militari a riposo. La El Nasr fornisce tutti i servizi necessari per ospitare il personale americano durante le esercitazioni militari congiunte Bright Star, che si svolgono ogni due anni.

L'esercito ha anche ampi interessi in campo alimentare, dove intende essere autosufficiente, e quindi gestisce fattorie e panetterie. Robert Springborg, professore del dipartimento sicurezza nazionale della Scuola Navale di Monterrey, in California, sottolinea la poca trasparenza degli interessi economici militari egiziani. A suo parere, i generali tenteranno di "manipolare il nuovo ordine perché non cerchi di imporre un controllo civile sui militari. Non è solo questione di preservare l'istituzione dell'esercito, ma di preservare le basi finanziarie dei suoi membri".

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