Rivoluzione in Nord Africa: prossima fermata Marocco?

La pagina Facebook che promuove la manifestazione del prossimo 20 Febbraio.
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L'onda lunga delle agitazioni lambisce il Paese maghrebino. Che per ora ricorre agli strumenti del web: pagine Facebook, video virali e hashtag su Twitter e lanciando una manifestazione per il 20 febbraio

di Carola Frediani

Non sembra esserci tregua per il Nord Africa e il Medio Oriente. Mentre le rivolte che hanno incendiato la Tunisia e l'Egitto si diffondono in Iran, Bahrain e Libia, anche il quieto Marocco comincia a far scintille. Più virtuali che reali, fino ad ora. Ma, visto il ruolo svolto dalle mobilitazioni online nelle proteste di piazza degli altri Paesi, non si possono prendere sottogamba.

Tutto è partito da un movimento per la “libertà e la democrazia adesso”, che su Facebook ha lanciato una manifestazione nazionale per il 20 febbraio prossimo. Online il passaparola ha subito funzionato: sul social network di Marc Zuckerberg sono nati vari gruppi che chiedono le dimissioni del governo e una riforma costituzionale, oltre a una serie di politiche sociali a partire dalla lotta alla disoccupazione. Nel contempo su Youtube è comparso un video virale in cui una decina di marocchini parlano dei problemi della società in cui vivono e invitano gli spettatori a manifestare la prossima domenica.

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Nel frattempo su Twitter l'hashtag #feb20 (e #fev20) ha cominciato a diffondersi esattamente come avvenuto per l'Egitto, dove il tam tam digitale sarà ricordato sotto forma di #25jan; e dove sta avvenendo in Bahrain (#feb14), Iran (#25bahman), Libia (#17feb), Algeria (#19jan), Camerun (#feb23), Kuwait (#mar8).

“Ci stiamo preparando!”, avvisa con un tweet un utente.  “Il re Mohammed VI sta prendendo in considerazione le ville in Arabia Saudita vicine a Ben Ali (il presidente tunisino fuggito, ndr)”, ironizza un altro.

Mentre gruppi più o meno spontanei si organizzano dunque sui media sociali, il sostegno alle manifestazioni arriva anche da sindacati, organizzazioni per i diritti umani e a tutela dei lavoratori. Anche se è la disoccupazione giovanile una delle emergenze più pressanti del Paese maghrebino. Un problema che colpisce anche le fasce più scolarizzate, molto attive sui social network. Del resto sono più di 3 milioni i marocchini che usano Facebook.
Per ora il governo di Sadat dimostra sangue freddo. “I nostri cittadini sono abituati da tempo ad esprimersi e non hanno bisogno dell'esempio egiziano o tunisino”, ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo Khalid Naciri. Non senza annunciare però l'arrivo di alcune riforme.

Infatti, per tenere sotto controllo la situazione, il Marocco ha promesso 1,4 miliardi di euro di sussidi allo scopo di calmierare i prezzi di generi alimentari di prima necessità. Per il primo ministro Abbas El Fassi si tratterebbe di una misura per compensare l'aumento di alcune merci sui mercati internazionali. Ma non va dimenticato che il detonatore della polveriera nordafricana è stato proprio il rincaro di generi di prima necessità.

Del resto non mancano analisti, come David Pollock, studioso di Medio Oriente al Washington Institute, che ipotizzano un decorso più tranquillo per il Paese maghrebino. Una maggiore libertà, la popolarità del re Mohammed VI, sul trono “solo” da una decina d'anni, e istituzioni come il Parlamento avrebbero fatto da “valvole di sfogo”. Il 20 febbraio si vedrà se funzionano ancora.

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