Clinton: la libertà di Internet tra WikiLeaks e l'Egitto

Hillary Clinton durante un discorso ufficiale.
1' di lettura

Il Segretario di Stato Usa ha delineato le strategie della politica estera americana sulla libertà di espressione in Rete. Ha promesso finanziamenti ai dissidenti dei Paesi autoritari, ma ha ribadito la necessità della riservatezza di alcune informazioni

di Raffaele Mastrolonardo

25 milioni di dollari a supporto dei dissidenti digitali nei Paesi repressivi. I diritti di espressione online come parte integrante dei valori americani ma anche la necessità degli Stati di mantenere la riservatezza di alcune informazioni. Nel suo primo discorso sulla libertà di Internet dopo le rivoluzioni in Egitto e Tunisia e gli imbarazzi provocati dalle rivelazioni di WikiLeaks, Hillary Clinton non ha certo evitato i temi scottanti. In un intervento pronunciato il 15 febbraio presso la George Washington University, il segretario di Stato americano ha ricordato infatti come la rete sia al centro della politica estera Usa, non ha risparmiato stilettate a Stati poco democratici, ma ha opposto un netto rifiuto alle istanze di trasparenza totale presentate da Julian Assange.

La vicenda di WikiLeaks, ha detto Clinton, è infatti “nata da un furto”. E dunque le azioni e le critiche del governo americano nei confronti del sito degli informatori non riguardano la libertà di espressione su Internet: “si tratta – ha tagliato corto -  di un falso dibattito”. Il segretario di Stato ha ribadito che la confidenzialità è necessaria anche nell'era della rete globale: “I governi non possono fare tutto alla luce del sole. La riservatezza è fondamentale per condurre operazioni che non si possono fare in pubblico”. L'ex first lady ha comunque negato che il governo Usa abbia esercitato pressioni su aziende Internet per danneggiare il sito di Assange, distinguendo così la posizione dell'amministrazione da quelle di alcuni politici americani che si sono spinti fino alla richiedere l'esecuzione del fondatore del sito degli informatori. Poche ore prima che la Clinton pronunciasse il suo discorso, gli avvocati del Dipartimento della giustizia Usa avevano reiterato ad una corte federale la richiesta di poter accedere ai dati relativi agli account Twitter di tre volontari di WikiLeaks. Una mossa che Assange in un comunicato ha definito “un attacco al diritto di libera associazione, che i popoli di Tunisia ed Egitto, incoraggiati dalle informazioni rivelate da Wikileaks, hanno trovato così utile”.

Cablegate a parte, la responsabile della politica estera a stelle e strisce ha ribadito l'impegno della diplomazia Usa, anche attraverso le sue ambasciate, nel supportare chi si batte per il diritto di espressione online. “Coloro che mettono un bavaglio alla libertà della rete - ha sostenuto -  possono anche ridurre il pieno impatto dei desideri del loro popolo per un po', ma non per sempre”. Nella lista dei “cattivi” sono finiti la Siria e la Cina, la cui pretesa di tenere separata una Internet degli scambi economici (e dunque libera) da una della discussione politica (e controllata) è stata giudicata insostenibile sul lungo termine. “La storia ha dimostrato che la repressione spesso getta i semi di una rivoluzione futura”, ha detto ricorrendo ad un tipo di argomento che, secondo qualcuno, ha ricordato un po' le posizioni del precedente presidente George Bush.

Per tradurre in pratica questi principi e finanziare progetti che aiutino i dissidenti ad usare la Rete ed evitare la censura di regimi autoritari l'amministrazione Obama investirà 25 milioni milioni di dollari. Nella selezione delle iniziative meritevoli, ha sostenuto il segretario di Stato, “utilizzeremo un approccio da venture capitalist”, aggiungendo che il governo Usa presterà attenzione alle tecnologie mobili e ascolterà i bisogni degli attivisti sul campo. Secondo il New York Times, il Dipartimento di Stato ha ricevuto 68 proposte sulle quali dovrebbe decidere nei prossimi due mesi. Tra le iniziative in esame, servizi per superare le censure online, programmi di formazione sulla sicurezza informatica per gli attivisti, o sistemi per cancellare dati sensibili dai propri cellulari in caso si sia catturati dalla polizia.

Il discorso della Clinton presso la George Washington University, costituisce la continuazione della dottrina inaugurata il 21 gennaio 2010 con un intervento al Newseum di Washington. In quell'occasione, l'ex first lady affermava, tra le altre cose, che "i Paesi o gli individui che lanciano attacchi informatici dovrebbero subire conseguenze e la condanna internazionale" e delineava un piano d'azione a favore delle libertà in Rete. Gli Stati Uniti – disse la Clinton – si impegnano “a impiegare le risorse diplomatiche, economiche e tecnologiche per promuovere l'avanzamento” della libertà nel Web. Secondo alcuni attivisti per i diritti umani, il bilancio di un anno di implementazione della nuova dottrina sulla libertà di Internet è un “misto” di luci e ombre. Soprattutto, ha detto Arvind Ganesan di Human Right Watch, “è mancata una strategia complessiva”.

Leggi tutto