Dimissioni Mubarak, Obama: "Momento storico, ma è l'inizio"

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Il presidente Usa benedice l'uscita di scena del rais. "E' giunto il momento di un'autentica democrazia, ci saranno ancora molti altri giorni difficili. L'esercito assicuri una transizione politica credibile". Commenti positivi anche dall'Europa

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Subito dopo l'annuncio delle dimissioni di Hosni Mubarak, sono arrivate le reazioni del mondo. "Questo è un momento storico e noi abbiamo il privilegio di esserne testimoni - ha detto Barack Obama -. Facendosi da parte, Mubarak ha risposto alla rabbia del popolo egiziano per il cambiamento". "Gli egiziani hanno reso evidente che è giunto il momento di un'autentica democrazia", ha proseguito Obama ribadendo il suo sostegno al Paese. Il presidente Usa ha anche chiesto all'esercito di assicurare una transizione politica che sia "credibile agli occhi del popolo". Ha aggiunto di esser consapevole che non si è alla fine, ma solo all'inizio, di una transizione verso la democrazia: "Ci saranno ancora molti altri giorni difficili e molte domande rimangono senza risposta".
Il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha detto che quanto sta avvenendo in Egitto rappresenta "un irreversibile cambiamento verso la democrazia". "A poche generazioni capita di cogliere l'opportunità che il popolo egiziano sta cogliendo. Per l'Egitto è un giorno storico", ha dichiarato dal Kentucky.

Di momento storico parla anche Monsignor Michael Louis Fitzgerald, nunzio apostolico al Cairo. “Speriamo che si vada in direzione di una nuova era di pace e prosperità per il popolo egiziano”, ha detto.
E sul "cambiamento di portata storica" è d’accordo anche il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il primo ministro inglese David Cameron, invece, sottolinea l’opportunità per l’Egitto di avere un “governo civile e democratico che può unire il suo popolo”. “Una decisione coraggiosa e necessaria”, con queste parole il presidente francese Nicolas Sarkozy ha commentato le dimissioni di Mubarak. “Gli ultimi eventi aiutino a ristabilire l'ordine nel Paese e a garantire il normale funzionamento di tutti gli organi di potere”, ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.

Catherine Ashton, alto rappresentante della diplomazia Ue, ha lanciato un appello per la formazione di un governo di ampio consenso e ha sottolineato che l’Europa è pronta a sostenere il processo di transizione democratica dell’Egitto verso "elezioni libere e giuste". La Ashton ha aggiunto: “È stata ascoltata la voce del popolo egiziano, si apre la strada a riforme più rapide e più profonde”. Anche Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu, auspica libere elezioni e una transizione “pacifica e ordinata”. “La voce dei cittadini egiziani, specialmente dei giovani, è stata ascoltata - ha dichiarato -, spetta a loro definire il futuro dell'Egitto”.

La notizia delle dimissioni è stata accolta con gioia anche in alcuni Paesi del mondo arabo. La popolazione di Gaza è scesa in strada per festeggiare, urla di festa e squilli di clacson hanno accolto la notizia a Tunisi, a Beirut colpi di armi automatiche sono stati sparati verso il cielo nei quartieri sciiti in segno di gioia. “È la prima volta che una rivoluzione riesce a centrare il suo obiettivo quasi senza violenze e senza avere un capo”, ha dichiarato Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba. Che si è detto “ottimista” per il futuro del Paese.

Prudenza invece da Israele. Secondo una fonte governativa citata dal quotidiano Maariv, la principale speranza di Tel Aviv è che il cambiamento al Cairo non metta in discussione la pace tra i due paesi. "E' troppo presto per prevedere che ripercussioni avranno (le dimissioni)", ha detto il funzionario. "Noi speriamo che la transizione verso la democrazia in Egitto possa avvenire senza violenza e che l'accordo di pace resti in vigore".

L'Iran ha accolto con soddisfazione l'uscita di scena di Hosni Mubarak, definita una "grande vittoria del popolo egiziano".
La Svizzera, intanto, ha annunciato il congelamento di ogni eventuale conto o bene di Hosni Mubarak nella confederazione elvetica. Lo ha reso noto un portavoce del ministero degli Esteri di Berna.



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