La sommossa tunisina in un instant ebook

La copertina dell'instant ebook e un esempio dei contenuti multimediali offerti.
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Prima dell’Egitto c’è stata la rivolta del Gelsomino. Un libro in versione elettronica, "Settanta chilometri dall'Italia", a cura di Quintadicopertina e Voci Globali, ne ripercorre gli eventi fra storia e testimonianze. LEGGINE UN ESTRATTO

La caduta di Ben Ali, prima fase della rivolta del gelsomino

17 dicembre 2010: Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di frutta e verdura, si immola dandosi fuoco a Sidi Bouzid, città del centro della Tunisia, per protestare contro la confisca della sua merce.

19 dicembre 2010: Prendono il via alcune rivolte sociali contro la disoccupazione e il carovita a Sidi Bouzid. Le manifestazioni aumentano di numero e consistenza, e la polizia fa uso di gas lacrimogeni. Vengono arrestate decine di persone.

22 dicembre 2010: Houcine Neji, un giovane di 24 anni, si uccide perché “non sopporta più la miseria, la disoccupazione”.

24 dicembre 2010: Le sommosse popolari raggiungono la città di Bouziane, città a 240 km a sud di Tunisi, dove un manifestante di 18 anni viene ucciso da un colpo di arma da fuoco al petto quando la polizia spara sui manifestanti.

27 dicembre 2010:
Il movimento di protesta si diffonde anche a Tunisi. Un migliaio di giovani laureati disoccupati manifestano per le strade della città e vengono dispersi a colpi di manganello. I testimoni parlano di una dozzina di feriti.

28 dicembre 2010:
Che una minoranza di estremisti e agitatori (...) abbia fatto ricorso alla violenza e ai disordini (...) è inaccettabile”, afferma il presidente Zine El Abidine Ben Ali nella sua prima apparizione televisiva dall’inizio degli avvenimenti.

29 dicembre 2010:
Il Presidente Zine El Abidine Ben Ali effettua un parziale rimpasto di governo.

3 gennaio 2011: Violenze a Saïda e manifestazioni a Thala (nel centro-ovest del Paese) sono segnate da saccheggi e portano all’incendio dei palazzi ufficiali.

6 gennaio 2011: Alcune migliaia di avvocati cominciano uno sciopero per denunciare la repressione poliziesca mentre le manifestazioni continuano. La censura online si inasprisce, molti cybernauti dissidenti vengono arrestati.

8-19 gennaio 2011: La classe media si unisce al movimento. I disordini più sanguinosi hanno luogo a Kasserine, con 21 morti secondo le autorità, più di 50 secondo fonti sindacali. Avvengono scontri anche a Kairouan, nel centro del Paese.

10 gennaio 2011:
Il presidente Zine El Abidine Ben Ali interviene per la seconda volta in televisione e denuncia degli “atti terroristici” che imputa a “elementi stranieri”. Promette la creazione di 300.000 posti di lavoro in due anni. Il governo tunisino dà ordine di chiudere tutte le scuole e le università del Paese fino a nuovo ordine.

11 gennaio 2011: Gli scontri raggiungono la periferia di Tunisi. Samir Labidi, portavoce del governo, parla di 21 morti dall’inizio dei disordini. Secondo la Federazione Internazionale Delle Leghe Dei Diritti Dell’uomo (FIDH), il numero di morti nei disordini in Tunisia ammonta ad almeno 35 persone. Vengono chiuse le scuole e le università.

12 gennaio 2011: Il primo Ministro annuncia il siluramento del Ministro degli Interni, la liberazione delle persone arrestate, con l’esclusione di quelle «implicate in atti di vandalismo» e un’inchiesta sulla corruzione. Nonostante questo, si succedono in tutto il Paese manifestazioni, con diversi morti fra i manifestanti. Tra di essi perde la vita un franco-tunisino a Douz, nel sud. Zine El Abidine Ben Ali silura il Ministro degli Interni, Rafik Belhaj Kacem. Viene decretato il coprifuoco nella capitale e nella sua periferia.

13 gennaio 2011: Ben Ali appare per la terza volta in televisione. Si impegna a lasciare il potere nel 2014 quando, in occasione delle elezioni presidenziali, non si ricandiderà. Promette inoltre libertà di stampa. Il suo intervento non calma gli animi e le manifestazioni continuano. Secondo la FIDH, gli scontri hanno causato almeno 66 morti dalla metà di dicembre.

14 gennaio 2011: Migliaia di manifestanti si riuniscono a Tunisi e in provincia, al grido di «Ben Ali fuori». Gli scontri tra gruppi di manifestanti e la polizia, in assetto antisommossa, sono violenti. Ben Ali silura il governo e annuncia elezioni legislative anticipate entro sei mesi. Meno di un’ora dopo decreta lo stato d’emergenza e impone il coprifuoco in tutto il Paese. Verso le 16.45, ora italiana, il Primo Ministro Mohammed Ghannouchi annuncia che Ben Ali è temporaneamente impossibilitato ad esercitare le sue funzioni e dichiara di assumere la carica di Presidente ad interim fino alle elezioni anticipate. In serata viene dato l’annuncio che Ben Ali, dopo ventiquattro anni al potere, ha lasciato il Paese.

15 gennaio 2011: L'Arabia Saudita conferma che poco prima di mezzanotte, ora italiana, Zine El Abidine Ben Ali e la sua famiglia sono arrivati nel Paese per restare a tempo indeterminato. Non viene precisato se è presente anche Leila Trabelsi, moglie di Ben Ali. Termina la prima fase della rivolta del gelsomino.

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