Mubarak non si dimette, la piazza si accende

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"Non lascio fino alle elezioni ma passo i poteri a Soleiman". La sfida: "Non accetterò diktat stranieri". Alla gente non basta, la protesta va avanti. El Baradei su Twitter: "l'Egitto esploderà. L'esercito deve salvare il Paese adesso" VIDEO

(In fondo all'articolo tutti i video sul discorso di Mubarak)

Non ha intenzione di dimettersi. Hosni Mubarak, nel suo atteso discorso alla nazione dalla tv di stato (vedi il video in alto con la traduzione inglese di Al Jazeera), conferma di non ricandidarsi alle prossime elezioni di settembre, promettendo che saranno più eque e trasparenti". Nulla di più. Non si dimette e non lascia il paese ("morirò qui") anche se annuncia che passerà il potere al vicepresidente Omar Soleiman in una transizione che arriverà fino alle elezioni, con le modalità previste dalla Costituzione.
Anzi, lancia la sfida alle diplomazie straniere sottolineando che per il superamento della crisi non possono essere accettati "diktat" dall'estero e rivendica di aver governato 30 anni per il bene del Paese.

Rivolgendosi poi direttamente ai giovani manifestanti in piazza Tarhir Mubarak ha assicurato: "Il sangue dei vostri martiri non è stato versato invano", annunciando di voler far chiarezza sulle morti e di voler proseguire nelle riforme costituzionali.

Man mano che il suo discorso andava avanti nella piazza presidiata da un numero sempre più alto di manifestanti, sono iniziati cori e invettive. Per tutto il giorno si erano rincorse voci che rilanciavano la possibilità di dimissioni del Rais in serata. L'attesa era grande. E anche il timore di chi paventava il rischio di un golpe militare.
Molti in piazza, rimasti delusi, si sono tolti le scarpe in segno di protesta agitandole all'indirizzo di Mubarak che pure ha sostenuto di voler dimostrare disponibilità al dialogo con chi lo contesta.

Un discorso che evidentemente non ha soddisfatto chi, da settimane ormai, presidiando piazza Tarhir e diverse città egiziane, chiede senza sosta immediate e definitive dimissioni dell'uomo che ha governato il Paese per trent'anni, dall'ottobre 1981, all'indomani dell'omicidio di Sadat.

Poco dopo Mubarak, alla stessa tv di Stato, è apparso il vicepresidente Omar Soleiman che ha detto: "La storia è cominciata" ed ha assicurato il suo impegno per un "pacifico trasferimento dei poteri in base alla costituzione". Nel suo intervento ha poi invitato la gente a tornare alla normalità, "senza dare ascolto alle tv satellitari straniere".
"Il presidente ha posto sopra ogni altra cosa il supremo interesse del popolo", ha affermato ancora Soleiman, ma l'appello agli egiziani di "essere uniti e guardare al futuro" lasciando la piazza per tornare a casa non sembra raccolto dalla folla che continua a urlare slogan e si sta in parte incamminando verso la sede della televisione di Stato.
Non sembra che dopo la miccia accesa il 25 gennaio e le centinaia di vittime seguite alle manifestazioni e alle violenze, si possa spegnere la protesta grazie ai due discorsi in tv di stasera.

Il discorso di Hosni Mubarak "è stato tardivo". E' il commento di Saied Badawi, presidente del partito di opposizione Al Wafd, che traccia uno scenario possibile: a questo punto, ha spiegato, "l'esercito potrebbe portare avanti il colpo di Stato" nel Paese, "attendiamo i comunicati numero due e tre del Consiglio supremo delle forze armate". Il comunicato numero 1, emanato nel pomeriggio, annunciava che "l'esercito ha preso le misure necessarie per la salvaguardia della nazione".

Barack Obama, che ha seguito il discorso di Mubarak in diretta, ho convocato i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale.

A tarda sera, Mohamed El Baradei, nobel per la pace riconosciuto dalla piazza come leader e rappresentante della protesta, ha scritto in inglese su Twitter: "L'egitto esploderà. Le forze armate devono salvare il paese adesso"

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