Gli undici giorni della rivolta contro Mubarak

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17 gennaio 2011: al Cairo un uomo si dà fuoco per protesta sulla scia delle proteste esplose nel Maghreb. E' l'inizio di un'escalation di sangue che porterà milioni di persone in piazza e costerà la vita a centinaia di egiziani

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Scontri, sangue, manifestazioni e repressione. La protesta in Egitto ha avuto inizio con la prima "Giornata della collera" il 25 gennaio, ma la prima scintilla risale al 17, quando al Cairo un uomo si dà fuoco, sulla scia di quanto accaduto in Tunisia.
Lo stesso giorno il movimento d'opposizione 6 Aprile indice la giornata della collera. E' l'inizio di un'escalation, non ancora terminata, che farà cadere un governo, ma non il regime di Mubarak. Almeno per il momento.

25 gennaio: "Giornata della collera". In migliaia scendono in piazza Tahrir al Cairo, ma anche a Suez e Alessandra per chiedere la fine del regime e condizioni di vita migliori. Le proteste degenerano in violenti scontri. Quattro i morti.

26 gennaio:
di nuovo migliaia in piazza in molte città. Due i morti negli scontri al Cairo: un manifestante e un poliziotto. A Suez coprifuoco in tre zone, incendiata la sede locale del partito di Mubarak.

27 gennaio: la rivolta dilaga. Un ragazzo di 17 anni muore negli scontri a nord del Sinai. Rientra nel Paese l'ex direttore generale dell'Aiea Mohammed el Baradei, che si dice "pronto a guidare la transizione". Blackout di Facebook e Twitter.

28 gennaio: le manifestazioni degenerano in violenza con scontri fra dimostranti e poliziotti. I morti sono almeno 62. Cortei anti-Mubarak anche ad Alessandria e a Suez. Il presidente Mubarak annuncia il rimpasto di governo.

29 gennaio: proseguono le proteste a piazza Tahrir al Cairo, diventata il cuore della rivolta. I saccheggiatori irrompono nel Museo egizio del Cairo riuscendo a distruggere due mummie. Il generale Oman Suleiman, capo dei servizi segreti, viene nominato vice presidente e il generale Ahmed Shafik diventa premier.

30 gennaio: a sei giorni dalla rivolta si contano già 150 morti negli scontri. L'esercito chiude l'accesso a piazza Tahrir e gli stranieri vengono invitati a lasciare il Paese. I saccheggiatori prendono d'assalto il museo archeologico di Al Qantara, (Suez).

31 gennaio: Mubarak si rifiuta di lasciare mentre i manifestanti continuano a protestare in piazza Tahrir violando il coprifuoco. Altri dimostranti marciano in Alessandria. Il presidente chiede al premier di iniziare i colloqui con l'opposizione.

1 febbraio: più di un milione di persone scende nelle strade di tutto l'Egitto. Mubarak annuncia che resta al potere, ma che non si ricandida alle presidenziali di settembre.

2 febbraio: violenti scontri scoppiano a piazza Tahrir quando fanno irruzione dei sostenitori di Mubarak. I manifestanti anti-governativi respingono i loro assalitori dalla piazza con lanci di sassi. Aggrediti anche giornalisti.

3 febbraio: scontri fra i fedelissimi di Mubarak e gli oppositori al regime si susseguono per tutto il giorno a piazza Tahrir.

4 febbraio: centinaia di migliaia di persone, milioni secondo gli organizzatori, scendono in strada in occasione di una mobilitazione generale ribattezzata "la giornata della partenza". Il capo della Lega Arm Moussa si unisce ai manifestanti a piazza Tahrir.

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